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Paese (TV) 19 novembre 2020

Nel pieno della seconda ondata di questa disastrosa pandemia, dopo aver ascoltato e letto dichiarazioni e commenti contrastanti fra loro, e dopo aver constatato che a livello mondiale Stati, politici, medici, tecnici e gran parte della gente comune continuano a perseguire i propri esclusivi interessi, non ho nulla da dire se non questo: convertiamoci, cioè, orientiamoci tutti, seriamente, verso comportamenti più umani.

A tal fine, per me e per chi le voglia ascoltare, riassumo alcune affermazioni di Gesù di Nazareth, mio Signore, e Dio.

1)     Io sono la Risurrezione (la prosecuzione di una vita felice dopo la morte).

2)     Io sono la Via (per la Risurrezione), la Verità e la Vita.

3)     Vogliatevi bene gli uni verso gli altri, come Io (soffrendo e dando la vita per voi) vi ho voluti bene.

4)     Chi non porta ogni giorno la sua croce (non la mia) e mi segue, non è degno di me.

5)     Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi darò pace e riposo.

6)     Felici coloro che sono considerati gli ultimi fra gli esseri umani, perché saranno i primi nel mio Regno.

7)     Felici quelli che non approfittano degli altri; quelli che si adoperano per la diffusione della verità e della giustizia, e per un mondo in cui si realizzino l’equità, la solidarietà, la condivisione della ricchezza e della cultura. Felici coloro che si adoperano per la cessazione delle discordie, delle guerre, dello sfruttamento degli esseri umani e della distruzione della natura.

8)     Felici infine coloro che, tramite il mio Spirito operante sulla terra, mi riconoscono e quelli che, pur non conoscendomi, vivono i miei insegnamenti. Felici perché io li aspetterò nel mio Regno, dove conosceranno Dio e la felicità eterna.

 

Paese (TV) 26 settembre 2020

Mentre nei templi della cultura si studia per arrivare alle vette del sapere, il cui assoluto non sarà mai raggiunto, forse è necessario soffermarsi sui concetti base della convivenza umana e sociale; ovvero, come dicevano coloritamente don Giuseppe Guglielmoni e alcuni miei insegnanti, sull’A, B e C.

Qual è il nucleo fondante della società? Non certamente due uomini (o due donne) che si scambiano i loro favori fisici, una specie di masturbazione di coppia che è solo un surrogato della completezza che deriva dalla diversità dei sessi.

Attenzione, non sto denigrando le diverse caratteristiche che la natura assegna a ciascuno e nemmeno le autonome scelte di vita. A mio avviso, tutte le opzioni sono legittime finché non ledano i diritti degli altri. Tuttavia non mi piace, né condivido, che alcune scelte siano oggetto di battage pubblicitari o di mode temporanee, condizionando le scelte personali.

Ritornando al fondamento della società, nemmeno è sufficiente che si tratti di un uomo e una donna, o viceversa, perché quest’unione possa brutalmente costituirne la base.

Il di più è dato dal dedicarsi all’altra, all’altro, così come si sa e si può, e dal tramandare con la procreazione di nuovi esseri l’esperienza e la storia dell’intera umanità. Si tratta della famiglia, i cui tratti e le cui connotazioni dovrebbero essere insegnate sui banchi di scuola insieme a tanti altri concetti meno coinvolgenti dell’esistenza.

Oggi, a differenza del passato, non si può più vivere sulla base dell’esclusiva esperienza personale. C’è bisogno di conoscere anche la realtà, i fenomeni che la condizionano e governano, le difese da attuare, i diversi obiettivi possibili, i più alti ideali.

Analoga situazione si riscontra a un livello di aggregazione maggiore, la Nazione.

Le casuali notizie di stampa degli ultimi giorni, infatti, sono sintomatiche di una più ampia disgregazione. Cito ad esempio: lo sciopero indetto da alcuni sindacati in piena emergenza Covid 19; le iniziative individuali di alcuni Magistrati nei confronti solo di alcune categorie di soggetti o di politici, che sono obiettivamente poco convincenti rispetto alle altre problematiche delinquenziali diffuse a livello generale proprio per il mancato intervento delle Procure. Evidentemente, invece di formare cittadini, si è teso a formare liberi professionisti, i quali assumono le loro decisioni non in base all’interesse generale ma sulla base del prestigio e della convenienza personale

Così accade che ci si soffermi su un reato patrimoniale di poche migliaia di euro che in tutta una vita ha commesso una persona e non ci si accorge della palese incongruenza della consuetudine delle funzioni pubbliche di attribuirsi autonomamente appannaggi ingiustificati; specie quando l’economia gira male e il reddito dei cittadini diminuisce vistosamente. Oppure accade che ci si soffermi sui festini privati di qualche vip, ignorando il livello che ha raggiunto la violenza nei confronti dei cittadini inermi e il grido di dolore di tante donne maltrattate dai loro conviventi o sfruttate dagli orchi della pornografia e della prostituzione. L’una cosa andava perseguita senza disattendere le altre!

Anche in una nazione ciò che fa la differenza è la dedizione e il contributo al bene comune dei suoi membri, a cominciare da quelli che hanno maggiori responsabilità. I quali devono essere di esempio, devono tendere a proteggere e non a circuire i cittadini, e devono incentivare i comportamenti virtuosi rispetto a quelli egoistici.

Insomma, sia per il nucleo alla base della società, sia per i livelli superiori di aggregazione, o si educa alla reciproca attenzione e alla convivenza, oppure si contribuisce a costruire un mondo ingiusto e violento come quello in cui viviamo attualmente.

     

Paese (Tv), 2 settembre 2020

Mi tiro fuori! Non ho partecipato alla costruzione di questo mondo.

La mia responsabilità è quella di non aver saputo contrastare efficacemente questa costruzione senza fondamenta, ma non potevo nemmeno lontanamente immaginare il punto in cui saremmo arrivati: il denaro e la ricchezza, anche quando si tratti solo di valori apparenti, valgono più di milioni di esseri umani e della loro futura sopravvivenza; l’esasperato interesse personale viene costantemente contrabbandato come interesse di tutti.

Nonostante ciò, devo assumermi personalmente la responsabilità del male che ho pensato di fare; o che ho fatto quando ho omesso di scegliere il bene, pur non danneggiando direttamente alcuno; e, ancora, del male che ho potuto fare senza accorgermene. Quanto al bene che ho potuto compiere, non posso attribuirmi alcun merito: è il normale risultato del credere che il Dio rivelato da Gesù esiste davvero. 

 

Paese, 18 agosto 2020

Considerate la quantità di parole profuse ogni giorno e la confusione che regna sovrana, è veramente difficile farsi delle opinioni o pervenire a dei giudizi utili per orientarsi.

Un esempio per tutti è l’immigrazione. Si tratta di persone che sfuggono alla violenza e alla guerra? O che intravvedono una possibilità di realizzarsi che altrimenti non avrebbero nei loro Paesi?  Di masse manovrate per destabilizzare alcuni Paesi o zone? Di gente che ha interesse per i fondi destinati a regolare il fenomeno? Di associazioni umanitarie che vorrebbero far credere che intervengono disinteressatamente? Di chi necessita di mano d’opera a basso costo o di esseri umani da poter sfruttare in tutti i modi? O magari dell’insieme di tutto questo e anche di altro? E’ veramente difficile sviscerare completamente il problema.

Ma la mancanza di un qualunque orientamento sembra caratterizzare anche molti individui: fanno quello che vogliono, dicono quello che gli fa comodo; approfittano di tutto e di tutti perché in molti casi, o per un certo tempo, la fanno franca.

In tutto questo marasma ci sono però dei riferimenti chiari ed espliciti nel Vangelo:

 “I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi”, che potrebbe anche essere reso con: “I furbi saranno gli ultimi e gli ingenui saranno i primi”.

E, ancora, “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

I cristiani credono che ci sarà un tempo in cui la storia di questo mondo finirà ma, anche se non si crede, sicuramente avrà fine la storia terrena di ciascun essere vivente!

Ai furbi, e a coloro che non appartengono alla categoria dei beati, conviene impegnarsi per …distruggere l’eternità; altrimenti potrebbero eternamente pentirsi di essere stati fra i primi e non fra gli ultimi.    

 

Paese 12 agosto 2020

Il futuro di ogni essere umano è condizionato, oltre che dalle caratteristiche fisiologiche proprie, dall’educazione e dall’esperienza. Si tratta di tre aspetti fondamentali, che non sono autonomi e creano l’humus in cui si sviluppa una persona.

 Mentre le caratteristiche intrinseche dell’essere derivano da circostanze precedenti la nascita, l’educazione e le esperienze riguardano il periodo successivo.

Da questi due ultimi fattori, legati all’ambiente, alla cultura e anche al caso, dipende principalmente lo sviluppo del singolo essere umano e, considerando l’insieme della popolazione, dell’intera umanità.

In particolare, l’educazione scaturisce dalle informazioni e dalle sollecitazioni fornite sin dalla nascita e presenta tutta una serie di criticità, che vanno tenute presenti al fine di potersi sviluppare più armonicamente.

Innanzitutto, anche la mancanza di educazione esplica i suoi effetti, spesso negativi. Inoltre, per quanto riguarda gli educatori, come avviene in tutti gli ambiti della vita, o si viene preparati ad esserlo oppure si agisce in maniera casuale.

Nella maggior parte dei casi, in cui  genitori o adulti si fanno carico dell’educazione dei fanciulli, spesso ci si rifà alle proprie esperienze passate e alle teorie in voga. Fatto è che entrambi questi riferimenti presentano criticità. I genitori, quando esistenti, non passano tutte le informazioni corrette, semplicemente perché è nella natura delle cose che non conoscano tutto. Inoltre possono essere interessati a condizionare la vita dei loro figli con informazioni non veritiere. E, purtroppo, oggi sono frequenti casi anche peggiori!

Le teorie che orientano gli educatori, invece, sono condizionate dagli interessi economici e pseudo-culturali, per cui l’obiettivo non è il corretto sviluppo dell’essere umano, ma quello di indurre dipendenza da qualcuno o qualcosa.

In questo panorama così poco incoraggiante s’innesta il fanatismo, una componente molto comune nel mondo di oggi. Cioè l’esaminare o lo scegliere un aspetto particolare e limitato della vita per farlo diventare l’obiettivo principale della propria esistenza. Non lo so cosa dicano i libri e i luminari in merito. A me sembra un’enorme stronzata, con un’unica eccezione: giustifico il fanatismo solo quando, nel lungo periodo, ci si trovi di fronte a risultati impossibili; dove le discriminanti sono il lungo periodo, anche più di un secolo, e risultati non umanamente spiegabili.

Ma c’è ancora un aspetto che gioca a sfavore dei giovani: l’illusione.

Oltre alla mancanza o all’assenza di una formazione adeguata e alla tendenza al fanatismo, ci sono molti che approfittano dell’esagerato, legittimo desiderio di realizzarsi della gioventù, per illuderla con falsi e momentanei ideali di vita, spesso devastanti.

I professionisti della comunicazione sono diventati fini maestri nell’indurre nei giovani il sorgere di falsi bisogni e falsi idoli. Falsi perché piegati unicamente agli interessi economici di chi li propone: anche se si trattasse di vendere morte certa.

Se si comparassero le statistiche dei giovani fino ai venticinque anni morti non di morte naturale dal 1951 al 1970, dal 1971 al 1990 e dal 1991 ad oggi, si evidenzierebbero divari cresciuti esponenzialmente. La società civile (?) induce volutamente la morte di una delle sue componenti migliori senza che si riescano a frapporre argini o che si riesca a limitare questa autodistruttiva ecatombe.

E dunque?

Cari bambini e cari giovani, ascoltate tutto quello che vi viene detto, ma sottoponetelo alla verifica dei risultati concreti e alla storia passata dell’umanità, che non è una materia scolastica, ma è il capire il presente e il futuro considerando la vita già vissuta da miliardi di esseri umani che ci hanno preceduti. Le informazioni che ricevete non sono tutte corrette e positive; dove “positive” significa che fanno stare realmente e in maniera duratura meglio. E non confondete lo star meglio con la pigrizia, l’inattività e il pieno di social: non c’è nulla di veramente bello della vita che non si raggiunga con l’impegno e il sacrificio. Salvo la falsa lusinga della prostituzione, o il piegarsi alle logiche del denaro: sempre di prostituzione si tratta!

Se è vero che l’indigenza non dà la felicità, è altrettanto vero che anche la ricchezza non l’assicura! Altrimenti fra i ricchi non si registrerebbero i suicidi, che purtroppo pure si verificano.

Il benessere di una persona dipende molto da quanto viva serena e da quanto sia soddisfatta della considerazione e dell’attenzione che riceve dagli altri.

Sottoponete, infine, a vaglio critico le esperienze che fate, per trarne indicazioni sul come comportarvi, su quali abbandonare e quali proseguire. Tenendo presente che il metro di giudizio non è mai dato dall’euforia del momento, ma da una serena valutazione successiva.

   

Paese 7 luglio 2020

Ci sono annunci che la nostra personale indegnità ci impedisce di fare: “…Prima di togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello, togli la trave che è nel tuo”.

Ce ne sono altri, poi, che non ci si può esimere dal proclamare perché, pur rimanendo indegni, riguardano la sopravvivenza di ciascuno di noi e del genere umano. Ecco perché non posso esimermi dal richiamare, fra le tante, alcune questioni solo apparentemente scollegate fra loro.

Fin quando, infatti:

a)  la tutela e la considerazione nei confronti degli animali continueranno a superare quelle nei riguardi dell’infanzia e degli esseri umani;

b) si cercheranno di risolvere i problemi di finanza nazionale e internazionale con sovvenzioni, finanziamenti e artificiose creazioni di moneta; prima di formare la coscienza civile e morale dei governanti e dei cittadini, nazionale e mondiale;

c)  l’educazione dei giovani e la formazione delle masse saranno delegate a personaggi indegni e piegata agli interessi economici delle grandi società multinazionali, o al web, ai social; e al principio che tutto è degno e giustificabile; 

d) le Messe più apprezzate saranno quelle in cui è assicurata la presenza di alti prelati e di cori, solisti e musicisti di prestigio; o la pomposità del rito e la qualità dei commenti e delle riprese televisive, piuttosto che per la presenza viva, vera e santificante di Nostro Signore Gesù Cristo;

c’ è ben poco da sperare nel futuro e nel progresso civile, morale e spirituale dell’umanità!    

   

Paese 30 giugno 2020

Quante giovani vite spezzate. Quanti abusi su minori, donne e individui indifesi. Quante persone morte per violenze private, terrorismo, conflitti e guerre. Quanti inimmaginabili e incomprensibili crimini perpetrati da “normali” privati. Quanti esseri umani non godono del diritto a potersi sfamare, crescere, istruirsi, curarsi e vivere pacificamente.

Nonostante ciò, c’è ancora una cultura che continua a sostenere la pseudo-libertà, il libertinaggio e il liberismo economico senza rendersi conto che si tratta delle più becere e fallimentari utopie mai esistite.

Non può essere definita libertà ciò che non ingloba in sé il rispetto degli altri.

Spostandosi, poi, dal piano culturale a quello politico, non può sussistere, ed è ugualmente fallimentare, qualunque movimento che non persegua concretamente la diffusione di valori civili, etici e morali; iniziando da verità, trasparenza, moderatezza nei costumi e perseguimento di reale giustizia sociale.

Dov’è Dio in tutto questo? Il credo apostolico cristiano richiama un giudizio finale dei vivi e dei morti, la possibilità che i peccati possano essere rimessi e, infine, la risurrezione della carne e la vita eterna.

Ci sarà un giudizio finale, tremendo perché non comminerà ergastoli, ma eternità! Ci sarà un perdono, ma per chi ci crede, intimamente si pente, lo invoca. Ci sarà, per quelli che saranno chiamati e che la cercano, un’altra Vita, senza fine e senza violenza; solo piena di gioia e di Amore. E’ lì, solo, che incontreremo pienamente e esclusivamente Dio.

Paese 3 giugno 2020

Le donne, con le loro scelte, possono diventare le protagoniste del progresso dell’umanità; o la causa del suo degrado. Gli uomini seguono a ruota, perché nel loro inconscio è indelebilmente stampato il ricordo di aver condiviso, più che intimamente, l’inizio della vita con una di loro.

Essi conserverannno sempre il desiderio di compiacere una donna. Mentre queste aspireranno sempre al tenero affetto ricevuto dai loro fanciulli. Forse è per questo che tutti, uomini e donne, troveremo il nostro completamento quando non avremo più il corpo: Dio soddisferà ambedue le aspirazioni: e molto di più.  

Paese 2 giugno 2020 – Festa della Repubblica

Premessa: se è possibile muovere critiche a Gesù di Nazareth, è possibile mettere in discussione tutto.

Oggi si celebra in Italia la Festa della Repubblica, introdotta ieri dal Presidente, Sergio Mattarella, con un discorso di cui ho apprezzato soprattutto alcuni passaggi.

Nonostante ciò, essendo lo Stato repubblicano composto da diversi poteri, centrali e locali:

“La qualità di una Repubblica non si giudica dalle chiacchiere di coloro che rivestono cariche pubbliche, ma dalla misura degli appannaggi che essi si auto-attribuiscono. Più alti sono i loro compensi, più si dimostra che il sistema repubblicano è un’utopia”.

 

Paese 26 aprile 2020 (In piena emergenza per il COVID 19)

A VOI LA SCELTA 

(SAPER SCEGLIERE È UNO DEI SEGRETI DELLA VITA)

       SINONIMI                                                     CONTRARI

Carpe Diem!                                                       Pensa a domani!

Cogli l’attimo!                                                     Vivi …la vita!

Ogni lasciata è persa.                                           Perdere non è mai solo perdere.

 

Paese 23 aprile 2020 (In piena emergenza per il COVID 19)

In questa drammatica esperienza che stiamo vivendo si va diffondendo ancor più la convinzione che sia necessario cambiare noi stessi e il mondo.

Si sono oltremodo diffusi, senza potervi porre rimedio, la falsità, la violenza, l’ingiustizia, l’egoismo individuale e di gruppo, la disonestà intellettuale e l’impunità.

Inoltre, senza limiti si sfruttano le conoscenze tecniche e psico-sociali per influire sui comportamenti delle masse, negando l’evidenza dei fatti; proponendo confronti fra realtà non paragonabili; lanciandosi continuamente in previsioni improvvide e temerarie; diffondendo verità solo parziali.

Infine, si assiste persino all’atteggiarsi ad esperti dei vari settori sia degli ignoranti sia di molti scienziati, i quali hanno dimenticato o dimostrano di non conoscere i canoni del metodo scientifico.

Ebbene, al punto in cui siamo arrivati, e premettendo che per la debole natura degli esseri umani il punto di discrimine è la misura entro cui ci si contiene:

“Io non posso fare altro che augurare con tutto il cuore,

 prima a me stesso poi a tutti gli abitanti di questo pianeta che,

a partire da questo momento,

 ciascuno possa subire in prima persona gli effetti

 di quanto pensa, di quanto afferma, di quanto fa e vive!”.

 

Paese 12 aprile 2020 (giorno di Pasqua; in piena emergenza per il COVID 19)

A Pasqua si festeggia la Risurrezione di Gesù di Nazareth e, conseguentemente, la rivelazione dell’Amore di Dio per gli esseri umani e la possibilità data a ciascuno di noi di risorgere.

Quest’anno la Pasqua cade in un momento in cui l’umanità intera si è scoperta invischiata nelle tristi conseguenze dell’esasperato egoismo.

E’ per questo, premettendo che il male non viene da Dio ma dal demonio, che auguro a me stesso, ai miei cari, a quanti ho conosciuto e, infine, a tutti gli abitanti di questo pianeta, di rivolgerci da oggi a Dio in Spirito e Verità, che vuol dire assecondando di più i bisogni dell’animo umano (per intenderci quelli dal busto in su) e senza falsità, innanzitutto verso noi stessi.

Perché Dio ci faccia sentire la Sua vicinanza e indichi a ciascuno di noi la strada per realizzarci pienamente e per, alla fine, poter attraversare il limite della morte e ricongiungerci a Lui!

 

Paese 2 aprile 2020 - (In piena emergenza per il COVID 19, o Corona virus)

Sento intimamente di non essere degno di pontificare su nulla e tuttavia, pure intimamente, sento il bisogno di esternare alcune considerazioni su diversi argomenti, tutti legati all’emergenza straordinaria che stiamo vivendo. Emergenza che nella sua pesante tragicità, specie per una parte della popolazione, sta evidenziando l’inconsistenza di alcuni atteggiamenti anomali che hanno trovato sin qui terreno fertile.

Mi riferisco, in particolare, a quei personaggi nazionali e stranieri che si lanciano in affermazioni arciconvinte e categoriche. C’è voluta la pandemia per smentirli spudoratamente; o si tratta di invasati, che non riescono a tener memoria delle loro affermazioni, oppure di imbonitori abili a circuire masse prive di senso critico.

Mi riferisco, inoltre, a un atteggiamento culturale non appartenente alle passate tradizioni del nostro Paese, ma ora diffusissimo anche da noi: il vivere senza pensare al domani, non curandosi delle lezioni ricevute dalle precedenti esperienze storiche dell’umanità. In base a questa impostazione, non c’è bisogno di premunirsi per le emergenze; non c’è bisogno di risparmiare per affrontare i tempi duri; non c’è bisogno di riserve nei bilanci aziendali; non c’è bisogno di soffermarsi sui possibili rischi futuri. Gran parte dei disagi che stiamo vivendo è dovuta a questa impostazione e all’aver eccessivamente enfatizzato il successo personale basato sulla mera apparenza o su capacità professionali di scarso impatto sul progresso civile dell’umanità.

Infine sottolineo la frenesia, sopra tutto e in ogni attività umana; non rendendosi conto che la frenesia travolge tutti e tutto; prima ancora ognuno. Correre per non vivere, correre per sopravvivere; correre ancora correre, per anticipare la morte? Dopo l’obbligata esperienza casalinga di questa pandemia, mi piacerebbe che ogni anno, anche a costo di sacrificare altrettanti giorni di ferie, fosse dichiarato un periodo di “quarantena” di cinque giorni simile a quello che stiamo vivendo.

Alla fine, nessun evento ha solo ripercussioni negative e, infatti, in questa emergenza si stanno anche manifestando le più belle espressioni dell’animo umano; senza sorvolare sugli sciacalli che colgono queste occasioni per soddisfare i loro diabolici bisogni.  

Fatta questa premessa, riprendo le riflessioni che sento intimamente di dover esternare.

Innanzitutto siamo di fronte a un’emergenza sanitaria nuova. Solo ora stiamo sperimentando che il COVID 19 è subdolo e altamente contagioso. Sinora la differenza fra batteri (esseri monocellulari) e virus (non aventi alcuna cellula e che sopravvivono legandosi ad altre componenti biologiche), oltre a essere chiara, presupponeva dei precisi protocolli di intervento per gli uni e gli altri. Per i batteri si usano in maniera mirata e misurata gli antibiotici; per i virus, i vaccini, quando disponibili, e gli antivirali. Nel caso specifico i sintomi del COVID 19 si sono sovrapposti a quelli influenzali. Non solo, vi sono stati casi in cui si sono sviluppate sintomatologie e casistiche diverse e molto più subdole di quelle dell’epidemie passate. Circostanza che ha presupposto un approccio sperimentale, mirato per casistiche e per paziente.

La precisazione è importante perché a livello internazionale è stato sottovalutato ciò che sta accadendo in Italia. Circa le epidemie sviluppatesi precedentemente in Cina e in altri Paesi asiatici, non era stata diffusa un’ampia informativa come invece è accaduto nel caso italiano. Fino al punto che qualche commentatore televisivo estero si era spinto a dire che l’epidemia era un’invenzione degli italiani per non lavorare. Solo di recente anche negli altri Paesi si sta prendendo atto che si tratta di un problema reale e complesso, che va affrontato con serietà; e per il quale si dovranno in futuro predisporre degli appositi piani di azione comune. Ad oggi sono restie ad attivarsi solo pochissime nazioni.

Questa situazione mi spinge a evidenziare, da una parte, il ritardo con cui la Comunità europea sta intervenendo, per la resistenza di alcuni Stati membri; dall’altra, la giungla che si determinerà nel sistema economico-finanziario mondiale a seguito della pandemia. Qualcuno ha paragonato gli effetti della pandemia a quelli di un’economia di guerra, ed è vero. Ci saranno Paesi che ne approfitteranno adottando provvedimenti straordinari, anche superiori alle reali esigenze della pandemia, che non sarebbero stati accettati favorevolmente in tempi ordinari. Ciò per trovarsi in una situazione di vantaggio nei confronti degli altri Paesi, al ritorno della normalità.  

Infine, ma non ultimo per importanza, anzi come esigenza primaria di espressione, sento di dover parlare del sentimento religioso che si sta diffondendo in questo periodo, come in tutti quelli in cui l’essere umano si è trovato ad affrontare sfide più grandi di quelle a cui era abituato.

Di sicuro mi sembra che la pandemia e il conseguente fermo di diverse attività lavorative e di tutte quelle ricreative abbiano indotto le persone a riflettere di più su se stesse, sul rapporto con gli altri, con il mondo e con la morte; quest’ultima quotidianamente sotto gli occhi di tutti, quando non presente anche nell’ambito familiare. Di riflesso, sembra aumentata la sensibilità religiosa, sono cresciuti le occasioni di preghiera e il numero di persone che pregano. Anche sui social non è difficile imbattersi in filmati o ricevere inviti a partecipare a manifestazioni religiose o a diffondere video con il meccanismo delle cosiddette catene. Salvo qualche stupido buontempone, che si inserisce per diffondere “bufale” anche in tale contesto, evidentemente non conoscendo il proverbio: “Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi”, non ritengo si tratti di manifestazioni negative.

Tuttavia, poiché non amo il devozionismo religioso acritico, sebbene a Dio si possa arrivare per molte strade diverse, sento di dover precisare alcuni concetti di cui, pur non essendo un teologo, sono arciconvinto. 

Alla base di tutto c’è un messaggio universale che, pur essendo espresso da Gesù di Nazareth e dunque nel Cristianesimo, è alla base di tutte le vere religioni del mondo; di quelle, cioè, che cercano di relazionarsi con un Essere Superiore che va oltre i limiti della vita terrena.

“I veri adoratori adoreranno Dio in Spirito e Verità, perché Dio è Spirito e cerca tali adoratori”. È il senso di un’affermazione di Gesù riportata nel capitolo quattro del Vangelo di Giovanni, che diversi teologi vorrebbero forse esprimere, non arrivando però a farlo, in: “Spirito e teologia”.

Se si svuotano le religioni dalla reale e coerente ricerca di Dio, che non comporta che le singole persone siano costantemente sante, le si riducono al livello di tutti i castelli teorici, senza fondamenta, del pensiero filosofico, politico, economico e culturale dell’umanità.

Che poi le persone non siano costantemente sante è la comprova che esse non hanno diritti di proprietà sul Divino; sono solo strumenti: lo Spirito di Dio soffia dove vuole.

Il messaggio universale, adorare Dio in Spirito e Verità, conduce poi prettamente al Cristianesimo in altre parole di Gesù tratte dal medesimo vangelo, capitolo otto: “Se rimarrete nella mia parola, sarete veramente miei discepoli e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.

La Verità vi farà liberi! Siamo già oltre l’umano. Ma si prosegue: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, capitolo 14, e infine: “Io sono la Risurrezione e la Vita”, capitolo 11.

Molti sono infastiditi da queste parole e non riescono a credere per diversi ordini di motivi. Le Chiese cristiane e i suoi fedeli non sono coerenti con il messaggio di Gesù. È inconfutabilmente vero. Se però in esse si manifestano nel tempo atti di persone o eventi fuori dall’ordinario, dobbiamo riconoscere che ci sono segni inspiegabili, riconducibili alla divinità; il cui Spirito, lo ripeto, agisce dove e quando vuole.

Altri non credono perché altrimenti verrebbe a mancare la giustificazione per i loro comportamenti egoistici. Altri ancora perché per tradizione credono in qualcos’altro o, infine, si appoggiano ad altri ragionamenti che li sostengono, anche solo temporaneamente.

Da quando il pensiero degli individui si è elevato oltre le necessità materiali, non c’è essere umano che non abbia creduto in qualcuno o non sia stato convinto di qualcosa. Abbiamo bisogno di credere come dell’aria, dell’acqua e del cibo.

Ero rimasto a: “Io sono la Risurrezione e la Vita”. È la chiave di volta del cristianesimo e dell’umanità, fino al punto che uno dei suoi massimi esponenti, Paolo di Tarso, contemporaneo di Gesù e suo iniziale contestatore, affermò che credere in Gesù sarebbe stata una perdita di tempo senza la Sua e nostra risurrezione. Risurrezione che significa che la nostra essenza e la nostra stessa vita, sebbene con sembianze diverse, oltrepasseranno la morte e si proietteranno senza limiti nel tempo.

Qui andiamo nel favolistico. Solo degli imbonitori riuscirebbero a far passare un concetto così lontanamente sperimentabile e di cui non si può fornire una prova inconfutabile.

Tuttavia, offrono seri spunti di riflessione le parole di Gesù, tratte dal capitolo 14, ancora di Giovanni: “E quanto chiederete nel mio nome lo farò, affinché il Padre sia glorificato nel figlio” e dal capitolo dieci del Vangelo di Marco: “Tutto è possibile a Dio”, ovvero, nulla è impossibile! 

Una prova della possibilità per ognuno di risorgere è data dall’intervento di Dio nella storia umana quando con una preghiera anche confusa, ma assidua, concorde e spassionata si chiede il Suo intervento. Non per risolvere un problema contingente, ma per poterlo adorare e ringraziare perché si è manifestato con un segno nella nostra storia! È avvenuto nel passato, avviene tutt’oggi e avverrà nel futuro.

Se, infine, nemmeno di fronte a fatti obiettivamente inspiegabili si riuscisse a credere, allora si concretizzerebbe una profezia di Gesù: quelli che non riconoscono ciò che è realmente sovrumano, non crederebbero nemmeno se vedessero i loro morti risuscitare.   

        

Paese 17 marzo 2020 - (In piena emergenza per il COVID 19, o Corona virus)

Nella religione in generale ci sono, per definizione, poche certezze e molti dubbi. La religione, infatti, riguarda il rapporto fra essere umano e Dio. Argutamente, un mio vecchio professore di religione osservava: “Se noi riuscissimo a capire Dio e le sue realtà, equivarrebbe a essere come Lui”. Circostanza quest’ultima palesemente non riscontrabile. 

Fra le certezze del cattolicesimo, elenco le seguenti:

1)   il mondo è stato già redento, una volta per tutte, dal sacrificio di nostro Signore Gesù Cristo (nascita, vita, passione, morte in croce e risurrezione), il quale rivelò ai suoi contemporanei l’essenza di Dio, usando un linguaggio per loro comprensibile;

2)   nulla è impossibile a Dio;

3)   se tutti con fede, cioè credendolo davvero possibile, pregassimo Dio di cambiare in meglio la situazione di questo mondo, Egli di sicuro interverrebbe.

Se, dunque, vogliamo veramente che le cose migliorino, oltre a darci da fare onestamente e alacremente per la nostra parte, dobbiamo chiedere il Suo intervento. Ma come?

Un modo è seguire la preghiera suggerita da Gesù, che qui riporto a senso per farla meglio comprendere anche ai non credenti e non praticanti: “Padre nostro che sei nei cieli, sia glorificato il tuo nome; venga il tuo Regno di eterna felicità; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra; soddisfa i bisogni vitali e spirituali di tutti gli esseri umani; rimetti a noi le nostre colpe, come noi perdoniamo a chi ci ha offeso; non abbandonarci alla tentazione verso il male e liberaci dal demonio. Amen”. La traduzione ufficiale del “Padre Nostro” è nota e facilmente reperibile sul web.

Ci sono, poi, molte altre preghiere ufficiali (la Santa Messa, le “lodi”, il rosario, ecc.), ma si può pregare anche con parole proprie o senza parlare, offrendo le proprie inevitabili sofferenze o, anche, offrendo l’impegno nelle attività della giornata.

In tutti i casi, però, è fondamentale l’atteggiamento con cui si prega. Innanzitutto raccogliendosi in silenzio davanti a Dio, riconoscendo che: 1) è Lui ad essere Dio e non noi; 2) abbiamo estremo bisogno di Lui e di sentire la Sua vicinanza; 3) abbiamo bisogno che Lui ci perdoni, perché abbiamo esageratamente pensato solo a noi stessi, e ci insegni a perdonare chi ci ha offeso.

Inoltre, dobbiamo fermamente credere che nulla gli è impossibile e, sempre e in ogni circostanza, anche negativa, dobbiamo continuamente glorificarlo e rendergli grazie.

Ponendoci in preghiera in questo modo, qualunque sia l’ostacolo che sta per abbatterci o ci abbatterà, dopo averlo superato, sperimenteremo l’abbraccio amorevole della Sua Misericordia.

Se, infine, tutti gli esseri umani lo invocassero con fede, seppur con il nome che ciascuno conosce, probabilmente si raggiungerebbe un altro grandioso risultato: osservando gli effetti del Suo intervento salvifico, avere un segno concreto della Sua esistenza.

 

Paese 11 marzo 2020 - (In piena emergenza per il COVID 19, o Corona virus)

Siamo arrivati a un capolinea; e di che tipo? Lo scopriremo solo in futuro.

Per anni la cultura dominante ha favorito la diffusione di stili di vita insulsi e tesi alla ricerca del proprio esclusivo tornaconto (carpe diem), quando era evidente che non poteva funzionare.

Non ne faccio colpa a nessuno: è proprio di noi esseri umani l’essere facilmente ingannati. Siamo dei ricercatori di bellezza e di piacere ed è quasi impossibile poter resistere alle lusinghe che ci vengono proposte; ancor più se in maniera subdola e interessata.

Quello che non riusciamo a realizzare è che i godimenti di questo mondo non sono l’obiettivo definitivo, ma solo un’effimera e labile immagine della possibile, concreta felicità ultraterrena che è stata proposta dal Cristianesimo: da una realtà limitata all’infinito. 

In questi giorni, mi sono capitati sotto gli occhi due passi del Vangelo.

Il primo si riferisce alla trasfigurazione di Gesù. Gesù, con tre dei suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, sale su un alto monte dove il suo corpo diventa talmente sfolgorante che i discepoli cadono faccia a terra, non riuscendo a resistere allo splendore di quella visione. Gesù, prima di morire, volle consolidare la fede dei tre apostoli facendo sperimentare loro un briciolo di Paradiso.

Nel secondo, Gesù ha appena finito di rivelare ai suoi discepoli che sarà condannato e crocifisso, e che il terzo giorno risusciterà. Qual è la reazione dei suoi seguaci? Non si preoccupano affatto che il loro Maestro dovrà soffrire e morire; forse non sanno nemmeno cosa significhi risorgere e pensano bene di chiedergli chi di loro sarà il primo. In questo atteggiamento ci siamo tutti: siamo troppo concentrati su noi stessi e non siamo capaci di guardare più in là del nostro naso.

In quell’occasione Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo (cioè Lui), che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Tornando alla domanda iniziale, siamo dunque al capolinea?

Di certo ognuno di noi ha un suo capolinea personale; se poi in questo caso si tratti del capolinea generale lo sapremo solo in futuro. Nel frattempo auguriamoci di poter uscire da questa esperienza più consapevoli che abbiamo solo due alternative: contribuire ad un armonico sviluppo dell’umanità (con più giustizia ed equità globali); l’autodistruzione.

 

Paese 18 febbraio 2020

Spesso in questo sito e nei miei scritti si fa riferimento al rapporto con Dio, quale rivelato da Gesù Cristo e professato nel cattolicesimo romano. Sento perciò la necessità di chiarire da dove origina questa esigenza riferendomi alla mia esperienza personale.

Premetto che sono nel cattolicesimo romano perché in quello mi sono trovato inserito per nascita e perché, nonostante le incoerenze e le contraddizioni di molti suoi membri, me compreso, ho sperimentato la possibilità di una concreta relazione personale e comunitaria con Dio.

Non posso escludere, però, la validità di altre strade. Alla fine è il risultato che conta.

Quanto a me, pur non essendo particolarmente dotato nel fisico, sono stato caratterizzato da un acume fuori dal comune e, quando l’ho esercitata, da una singolare determinazione. Doti che mi avrebbero consentito con una certa facilità di emergere in molti settori, sia legali che illegali.

Preliminarmente devo rammentare che siamo in molti a pensare che si vive in maniera più soddisfacente se ci si esprime assecondando le proprie caratteristiche e negli ambiti che ci fanno sentire meglio con noi stessi.

È vero. Tuttavia gran parte delle persone pensano di star bene pur vivendo esperienze mediocri. Perché? Per l’impossibilità o l’incapacità di esprimere un giudizio obiettivo sulla propria situazione.

Riaggangiandomi al discorso personale, mi è capitato varie volte di vivere esperienze mediocri, ma mi è stata data la possibilità di convincermene; con l’aiuto di due circostanze.

La prima è che quando mi sono espresso in ambiti mediocri mi sono sentito a disagio. Avrei avuto ugualmente le doti per gestire la situazione o fors’anche per emergere, ma mi è mancata la necessaria convinzione: c’era qualcosa che non mi soddisfaceva del tutto. In più, quando combinavo qualche marachella ero fra i primi ad essere inesorabilmente smascherato e punito, talvolta ingiustamente.

La seconda è che, seguendo le indicazioni delle persone che mi hanno introdotto alla religione, ho sperimentato delle volte uno stato di relazione interiore con Dio tale da travalicare ogni soddisfazione o traguardo materiale.

Non sono stato assolutamente un uomo perfetto; tutt’altro. Altrimenti sarei stato un santo e avrei compiuto miracoli. Ho solo avuto la possibilità di percorrere entrambe le strade che mi si ponevano davanti, ricevendone bastonate o gratificazioni. Bastonate che non sono derivate da castighi di Dio, ma dalle conseguenze di mie decisioni sbagliate. Le gratificazioni ricevute, invece, sono state senza dubbio maggiori di quello che mi sarei dovuto obiettivamente aspettare.

Dunque, io sono parte dell’umanità e sono portatore delle relative debolezze, ma non posso esimermi dall’evidenziare che c’è una strada che ci può elevare al di sopra di ogni appagamento umano. Fino al punto da metterci in collegamento con la possibile e auspicata esperienza che va oltre la limitata vita terrena: il rapporto pieno con Dio, quale rivelatoci dal suo figlio e nostro Signore Gesù Cristo.

Signore che, a chi un giorno gli chiese di indicargli la Via, affermò: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.    

 

     Paese 14 febbraio 2020

In passato ho già sostenuto che bisognerebbe vivere almeno due volte, una per imparare e le altre per muoversi più consapevolmente. Già, perché può capitare di trascorrere tutta la vita e di non rendersi conto di questioni di fondamentale importanza; anche perché siamo inconsciamente condizionati da molti stimoli, tra i quali quelli che hanno caratterizzato la nostra prima infanzia.

Infatti, solo a pochi mesi dai settant’anni per la prima volta ho capito che non dovrei provare inconscia ostilità verso gli altri esseri umani che fanno del male o che si comportano incivilmente. Quale membro della razza umana dovrei essere pienamente solidale con ogni singolo individuo, salvo a difendersi dalla violenza e dalle prevaricazioni.

 Pertanto, per i violenti e gli incivili, più che limitarmi a catalogarli e ad escluderli, dovrei orientare il mio risentimento verso chi o cosa li induce al male; a chiedermi da dove origina e come si potrebbe contrastare il loro disagio.

So bene che, ipocritamente, molti mettono in dubbio l’esistenza del bene e del male: se non sono in grado di percepirli, hanno messo il loro cervello momentaneamente in corto circuito. Anche per questi, tuttavia, più che giudicare si tratta di capire da dove origina l’anomalia.

In questo caso, infatti, se si considera che tali concetti sono fortemente legati alla religione e si  tengono presenti i danni provocati nel tempo da coloro che hanno esercitato il potere religioso (sia capi, sia popolo), si capisce bene che si tratta di una contrapposizione non tanto alla realtà ma a chi ne ha proposto una lettura spesso distorta.

Tornando alla mia intuizione di settantenne, si tratta di una questione di grande importanza perché, se volessi minimamente contribuire a cambiare in meglio le sorti di questo mondo, dovrei dunque adoperarmi soprattutto per contrastare il male e il demonio, da cui il male origina. Combattere il male solo contrastando la violenza umana è pura illusione; e molto spesso alimenta il circolo vizioso che produce altra violenza.

Per combattere il male e il demonio su questa terra, essendo il diavolo più forte e intelligente di noi, abbiamo assolutamente bisogno dell’aiuto di Dio e della Sua Grazia. È l’unica strada efficace e percorribile. Per estirpare il male relativo è necessario il Bene Assoluto.

Fino al punto che Dio ci ha preparato un altro ambito di vita in cui, finalmente, non ci saranno la presenza del diavolo e del male.

 

Paese 7 febbraio 2020

Questa mattina voglio ritornare su alcuni aspetti sui quali mi sono già soffermato in passato, perché ritengo che rappresentino le maggiori cause di degrado della società moderna, perlomeno nel nostro Paese.

La prima è costituita dal vuoto morale e dall’assenza di ideali che si sono determinati nella personalità di molti giovani e meno giovani. Le cronache degli ultimi anni dimostrano che non c’è alcun limite agli atti di violenza compiuti per i più svariati e futili motivi nei confronti anche di persone inermi. Violenza che viene ostentata e pubblicata dai responsabili sui cosiddetti social fino al punto che, forse, la loro stupidità supera persino la loro violenza!

Due sono le considerazioni che mi sovvengono. Da una parte, in un mondo in cui conta esageratamente l’apparire, c’è la voglia di emergere ad ogni costo, non importa come e perché; dall’altra, si tratta di individui privi di vincoli civili e morali per cui, fra quello che passa per la mente e l’immediata, conseguente azione non c’è alcun ripensamento o momento di riflessione. Attenzione, non si tratta di un aspetto che caratterizza solo gli atti di violenza, ma anche i rimanenti ambiti della vita sociale e che rispecchia in qualche modo questo schema mentale: posso fare tutto ciò che mi gratifica o mi avvantaggia, senza curarmi delle conseguenze.

Fatta salva la libertà di ognuno di vivere come desidera, senza tuttavia impattare sui corrispondenti diritti degli altri, si tratta di una stupidità assoluta. Infatti, nemmeno i comportamenti animali rispondono nella maggior parte a questa illogicità.

Un altro aspetto è l’impunità. Non c’è bisogno di spendere molte parole per sottolinearlo. Da che mondo e mondo si è sentita l’esigenza di stabilire delle regole di comportamento. Ma attenzione ancora una volta, lo scopo delle regole non è quello di riempire migliaia di pagine di libri, ma quello di pretendere il rispetto dei principi esposti. Sotto questo aspetto la situazione attuale è drammatica. Da una parte le possibilità di aggirare o contrastare le regole sono ben maggiori di quelle per ottenerne il rispetto. Dall’altra si è permessa la costruzione di strutture sulle quali non è possibile esercitare di fatto alcun controllo. Su questo punto però ritornerò dopo.

Sull’impunità, invece, non riesco a trattenermi dal fare delle considerazioni provocatorie: in molti casi, se invece di instaurare delle farse processuali, perché per le prassi e le anomalie diffusesi in ambito giudiziario tale caratteristica hanno assunto molti processi, si intervenisse in maniera pesante sia economicamente sia fisicamente, non si risolverebbero prima e più efficacemente i problemi? Può un individuo provocare volontariamente un danno fisico a un’altra persona senza che subisca alcun analogo nocumento? Può un soggetto espletare alla fine la sua folle sfera di potere e provocare milioni di vittime, come accaduto in passato, senza che lo si riesca a fermare sul nascere?

È l’impunità che accresce nel tempo l’esagerata considerazione di se stessi, a scapito degli altri, e che fa perdere il contatto con la realtà.

Mi rendo conto della provocazione delle mie affermazioni; ma soprattutto quando il funzionamento della Giustizia è tale da premiare i comportamenti violenti e illegali rispetto a quelli legali, è difficile difendere i violenti. E, solo per fare un esempio, io non sento di potermi schierare a favore di quel marito statunitense a cui la moglie, qualche decina di anni fa, esasperata per le continue violenze tagliò il pene.

Anche qui è necessario fare un altro distinguo: “Il perdono cristiano è altra cosa”.

Innanzitutto la morale cristiana si basa sul rispetto e sull’amore, che ne costituiscono le basi. L’esercizio della violenza deve essere considerata un’eccezione solo in considerazione della debolezza della condizione umana e di tutti gli esseri umani, nessuno escluso. Il perdono, poi, non riguarda la fattispecie o il tipo di violenza, ma l’atteggiamento di chi l’ha commessa: senza vero pentimento non c’è perdono. Il perdono, poi, non azzera le responsabilità civili e penali; al limite può attenuarle in presenza di un vero pentimento e di comportamenti seriamente tesi a ridurre i danni provocati.

L’ultimo aspetto di queste mie riflessioni riguarda le modalità di svolgimento delle funzioni sia pubbliche che private. Negli ultimi decenni si è oltremodo diffuso un malcostume: manager e dirigenti, piuttosto che farsene carico e risolvere i problemi delle funzioni loro assegnate, svolgono un ruolo notarile, teso sostanzialmente a tutelare la loro posizione, la loro carriera e le loro prerogative, accantonando o nascondendo le problematiche che sarebbero chiamati a risolvere. Anche per questo fenomeno le cronache sono piene di casi verificatisi negli ultimi anni, salvo ad aggiungere che raramente si è saputo di responsabili che siano stati realmente sanzionati.

Ma oltre a quanto diffuso dai quotidiani, ci sono anche altri ambiti di funzionari dormienti, la cui inefficienza ha provocato danni incalcolabili. Solo per esempio, e quindi senza escludere altri ambiti, mi riferisco ai cattedratici e alle Università.

Mi sono sempre chiesto: “Ci sono limiti al numero di società che può essere contenuto a sua volta in un’altra società o in un gruppo societario; oppure limiti dimensionali, di capitale e nelle ramificazioni estere”? Non mi risulta. 

Mai possibile che non siano mai stati fortemente richiamati a livello cattedratico, fino a sollecitare adeguate modifiche normative, i rischi insiti in questi tipi di società: a) impossibilità di controllare entro tempi accettabili la veridicità dei bilanci; b) negativa influenza che enti di dimensioni riguardevoli possono avere sullo sviluppo della normativa dei singoli Stati; c) notevoli difficoltà nel poter attribuire eventuali responsabilità in caso di illeciti civili e penali; d) assenza di reali controlli.

Mai possibile, poi, che solo negli ultimi anni si sia potuta accennare nel nostro Paese una normativa in tema di società fiduciarie; e che in altri Paesi se ne possano combinare di cotte e di crude, senza che si siano denunciate le anomalie conseguenti?

La mancanza di responsabilità è un fenomeno diffuso, che riguarda molti ambiti. Fino a quando la scelta e l’avanzamento in carriera di manager e funzionari, piuttosto che a essere correlata alla soluzione dei problemi reali, sarà legata a come essi si sanno vendere e proporre, ai legami politici, e a come contare in occasione delle nomine e degli avanzamenti, continueremo ad avere responsabili fantasma; di cui l’unica evidenza saranno gli alti costi che comportano.  

 

Paese 12 gennaio 2020

Non per mia scelta, come per tutti d’altronde, sono nato casualmente nel 1950 e ho vissuto la mia giovinezza in provincia di Salerno, a Battipaglia, in un periodo di intense attività economiche, sociali e culturali che ponevano quella cittadina, che già all’epoca contava più di trentamila abitanti, fra le più dinamiche realtà del Sud e del Paese. Sono pertanto fiero delle mie origini, tanto più che esse mi hanno permesso di avere una mentalità aperta e un’obiettività, immodestamente, fuori dal comune. Successivamente, sono stato assunto e ho lavorato in Banca d’Italia, quando essa rappresentava un’eccellenza per il nostro Paese, a Treviso da luglio 1974, poi da gennaio 1979 a settembre 1980 a Catanzaro, a Salerno fino a novembre 1997 e, infine, fino a gennaio 2009 di nuovo a Treviso, nella cui provincia mi sono definitivamente stabilito.

Ciò premesso, in un periodo di forti recrudescenze etniche, campanilistiche e nazionali, in cui tutti si schierano e hanno da recriminare contro tutti, vorrei mettere in condivisione alcune mie riflessioni.

Da che mondo è mondo ogni etnia, popolo e nazione ha commesso abusi ed eccidi nei confronti degli altri esseri umani soggiogati. Ciò perché la prevaricazione e l’eliminazione degli altri, in origine indispensabili per la sopravvivenza, hanno interessato, nel duplice ruolo di carnefici e vittime, tutti i popoli.

È davvero arduo fare un elenco in ordine cronologico delle stragi, anche perché i libri di storia non hanno dato sempre il dovuto risalto a tutte quelle commesse.

Ad esempio, nel secolo scorso nei confronti degli ebrei sono stati commessi crimini efferati, che non possono essere negati o sottaciuti, ma gli stessi ebrei quando si sono stabiliti nella terra promessa hanno eliminato crudelmente le popolazioni che abitavano quei territori. Quanto ai forni crematori, essi sono stati sperimentati e utilizzati prima in Africa, ma non mi risulta che la circostanza sia così nota come per quelli usati in Europa nel corso della Seconda guerra mondiale. Sembra che i tedeschi per impiantare i loro forni in Europa si siano avvalsi degli stessi militari che li avevano sperimentato in Africa. Inoltre, negli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale nelle Università di molti Paesi si studiava l’eugenetica, disciplina che mirava al miglioramento della razza. Sembra addirittura che una ricca Fondazione americana abbia finanziato tali studi presso un’importante Università tedesca.

Dunque, violenze e soprusi hanno interessato tutti i Continenti e i popoli che li hanno abitati: sono davvero rari i casi in cui un gruppo umano non abbia avuto il duplice ruolo di aggressore e aggredito. Crimini perpetrati persino in nome della religione e di Dio, la fonte dell’Amore!

Tutto ciò premesso, pur essendo fiero delle espressioni più elevate del popolo italiano e del cattolicesimo, in cui sono inserito, mi dichiaro appartenente all’umanità nella sua interezza, in tutte le latitudini e longitudini in cui essa si è sviluppata ed è vissuta. Tutto il male fatto in ogni tempo nei confronti di qualunque essere umano mi tocca personalmente e mi colpisce profondamente.

Pertanto, non condivido le rivendicazioni localistiche, specie quando esasperate e strumentali a difendere non giustificate posizioni di vantaggio oppure tese a rivangare un passato remoto, salvo che si tratti di ristabilire la verità storica.

Mi dichiaro altresì solidale con quella parte di umanità, ovunque dispersa, che disinteressatamente cerca di costruire un futuro migliore per tutti gli esseri umani. Ciò che mi sento di assecondare non sono le periodiche campagne per l’ecologia, la tutela di alcuni territori o gruppi di persone, i movimenti che via via si formano a difesa delle varie istanze particolari, politiche, sociali e religiose. Spesso essi dietro i loro proclami nascondono interessi di parte.

Non mi convince chi si dimostra sensibile nei confronti degli animali o della natura e non verso gli esseri umani; e viceversa. Non mi convince, insomma, chi non è coerente e chi fingendo di perseguire obiettivi sociali cura i propri esclusivi interessi.

Ciò che mi sento di assecondare, lo ripeto, è il disinteressato impegno di tutti i costruttori di un mondo equo e solidale, non piegato alle spregiudicate logiche della finanza, dell’economia, del commercio, delle multinazionali e dei gruppi malavitosi; questi ultimi sia illegali, sia legalizzati, sia legali!

In passato la delinquenza organizzata costituiva una componente limitata e marginale del mondo; oggi il mondo costituisce il terreno fertile in cui si sono ampiamente diffusi stili e comportamenti malavitosi, senza che si riesca a disapprovarli con fermezza, a contrastarli e sanzionarli.

Anche perché si tratta di entità di notevoli dimensioni e con innumerevoli ramificazioni, nelle quali è di fatto precluso il poter individuare dei responsabili e molto difficile risalire ai comportamenti illegali.  

 

Paese 15 dicembre 2019 (Natale 2019)

Se osserviamo ciò che avviene nel mondo, possiamo esprimere solo due giudizi estremi: piena soddisfazione o insoddisfazione. Incide anche la nostra storia personale, ma è diverso e il giudizio è più facile: basta il confronto con l’anno precedente per prendere atto di progressi o regressi.

Da anni, invece, nel mondo si registrano: palesi ingiustizie; efferate violenze nei confronti dei singoli e di intere popolazioni; sfruttamento estremo delle risorse naturali e delle persone in stato di indigenza; smisurato interesse economico, che non si ferma di fronte a niente e a nessuno; diffusione sistematica, sempre per interesse, di falsità e di contenuti beceri e diseducativi.

Se siamo fra i soddisfatti, non c’è alcun dubbio che abbiamo perso il contatto con la realtà e abbiamo un problema serio. Viviamo in un isolamento virtuale: prima o poi la vita ci presenterà un conto salato, facendoci bruscamente ritornare con i piedi per terra.

Se, invece, siamo fra gl’insoddisfatti, c’è una sola possibilità.

Sia che siamo credenti o atei, cristiani o appartenenti a qualsiasi altro culto e religione, rivolgiamo la nostra mente verso una possibile, auspicata Entità Superiore, da cui forse ha avuto inizio non si sa come e perché la vita. Non importa chi siamo e in cosa crediamo, eleviamo il nostro sguardo e il nostro animo verso le aspirazioni più elevate dell’essere umano e chiediamo incessantemente a questo Essere di rendersi presente nella nostra vita. Cosa abbiamo da perdere? È alla portata di tutti, è gratis!

Se un’Entità superiore esiste, essa in qualche modo si manifesterà.

Io non sono sicuro che avremo un mondo diverso, ma sono certo che cambierà ciascuno di noi: quella che è l’unica strada possibile per indirizzare realmente in meglio le sorti dell’umanità.

Per i cristiani il prossimo 25 dicembre si celebrano oltre duemilaventi anni dalla nascita di Gesù di Nazareth; che ha rivelato con parole, opere e potenza, nella verità e nella sua totale abnegazione, il vero volto di Dio; promanando da Dio e dimostrando con la Sua risurrezione di essere Egli stesso Dio. Risurrezione, cioè la possibilità reale che la vita prosegua oltre la morte, che viene proposta a tutti, nessuno escluso. E che, a differenza di quanto si afferma nella preghiera cristiana per i morti, non è un eterno riposo, che a me appare quasi come una pena, ma una Vita eterna, piena e felice!

Signore, chiunque tu sia, batti un colpo nella mia vita, nelle nostre vite. Il mondo, e anch’io, abbiamo bisogno impellente di Te.

È questo il pressante invito che rivolgo a tutti per il prossimo Natale: chiediamo a Dio che si faccia presente nelle nostre vite.

Con l’augurio e la certezza che se chiediamo, anche se a modo nostro ma convinti, non so come, ma Egli realmente si mostrerà.

 

   Treviso 28 novembre 2019 (Ospedale Ca’ Foncello)

Ho sin qui sempre pensato che prima di occuparsi delle questioni morali dell’umanità bisognasse dedicarsi al soddisfacimento dei bisogni fisici. Gli esseri umani hanno bisogno di alimentarsi e di salute prima di qualunque altra necessità.

Considerate però la cattiveria e la violenza che caratterizzano questi nostri tempi e tenuto anche presente che il dolore e la sofferenza sono generate – a differenza di quanto comunemente si creda - dal demonio e non da Dio, la mia convinzione comincia a sgretolarsi.

Gesù, infatti, affermava che non i sani, ma quelli che piangono, quelli che hanno fame e sete di giustizia, i perseguitati sarebbero stati beati, cioè felici.

Dunque, tutti gli aborti, i deformi, gli oppressi, i sofferenti, i senza nome e senza dignità, saranno redenti e saranno catapultati, in virtù della negazione della loro esistenza, in Dio e nella felicità eterna. Il loro essere classificati come scarti dal mondo gli viene riconosciuto come condizione sufficiente a conseguire il lasciapassare per l’eternità beata.

Dunque, e sembra una bestemmia persino pensarlo, la vera emergenza non è soccorrere chi soffre fisicamente, emergenza sempre presente e da continuare ad affrontare in ogni momento della storia umana; bisognerebbe prima intervenire sulla nostra aridità spirituale e sulla devastazione morale di cui sono impregnate tutte le coscienze. 

È questo il vero cancro, che inquina esseri umani e ambiente e che genera tutti i mali e le sofferenze di questo mondo.

Forse, è per la redenzione delle nostre e delle altrui coscienze che dovremmo pregare, ancor prima che per la soddisfazione dei bisogni fisici dell’umanità. 

 

   Treviso 22 novembre 2019 (Ospedale Ca’ Foncello)

Ipotetico e desiderato (!) messaggio congiunto alla Nazione da parte del Presidente della Repubblica, dei Presidenti dei due rami del Parlamento, del Presidente del Consiglio e dei Rappresentanti della Magistratura e degli altri Organi costituzionali:

“Siamo perfettamente consapevoli dell’immenso volume di pattume morale che è stato sparso negli ultimi decenni nel nostro Paese, spesso proveniente dall’estero e dal web senza alcun controllo. Pattume morale che ha finito per intaccare anche noi e gli apparati centrali e periferici della nostra Repubblica, che ha minato sin dal profondo i valori fondanti della convivenza civile nazionale e mondiale; che, infine, ha devastato le coscienze dei singoli, relegando molti al più elevato, inconscio livello di degrado. Degrado reso evidente dal numero e dall’efferatezza dei crimini commessi anche nei confronti dei soggetti più sacri e indifesi.

Si rende necessaria un’azione forte e coesa per riprendere in mano le fila della gloriosa storia del nostro Paese, per offrire un futuro luminoso alle nuove generazioni, uno stimolo incondizionato a un nuovo ordine mondiale basato su principi di equità, giustizia, dignità per ogni membro della società umana; e, inoltre che premi l’abnegazione e l’impegno diligente piuttosto che lo sfrenato sfruttamento egoistico, sociale ed economico delle persone e dell’ambiente in cui viviamo.

Ci rendiamo perfettamente conto che se volessimo iniziare un’azione di contrasto verso tutti i maggiori responsabili, persone e organizzazioni, di tale sfacelo, occorrerebbero enormi energie, anni di lavoro e diatribe interminabili nelle aule della giustizia. Elementi che creerebbero una confusione tale da provocare risultati persino contrari a quelli, necessari e urgenti, per una drastica inversione di tendenza.

Consapevoli di ciò, dobbiamo imboccare pragmaticamente l’unica strada possibile e perseguirla con tutta la forza morale di cui siamo capaci. Convinti ancora che in quest’opera non saremo soli, ma sostenuti dagli spiriti più elevati del nostro Paese e dall’impegno di tutti quei cittadini che si sentiranno rinvigoriti da una nuova tensione civile e morale.

Fatte queste premesse, invitiamo tutti, singoli e organizzazioni, a rivedere i propri comportamenti e a valutare i risultati delle proprie azioni al fine di rimuovere immediatamente ogni ostacolo alla convivenza pacifica e civile e al progresso insiti nei principi della nostra Costituzione.

Si provvederà perciò inizialmente, e rapidamente, ad approvare provvedimenti che inaspriscano da subito le pene già previste per tutti i reati e a prevedere attenuanti per i comportamenti di ravvedimento operoso e che favoriscano il rapido decorso della giustizia. Non mancando di rendere più efficace e coerente con gli obiettivi della Costituzione il sistema carcerario, pretendendo dai detenuti fattivo, quotidiano impegno di lavoro all’interno dei luoghi di detenzione e offrendo loro corrispondenti opportunità. 

Successivamente si provvederà a stabilire dei principi di indirizzo di tutta l’azione amministrativa e burocratica dello Stato, andando a sfoltire l’attuale pletora di norme, talvolta in contrasto fra di loro.

Non essendo questa la sede per definire i dettagli, si indicano solo due direttrici di massima, già individuate.

Correlazione degli emolumenti di tutti i rappresentanti della pubblica amministrazione all’andamento ecnomico nazionale, al tenore di vita dei cittadini, ai risultati dell’azione svolta. Riordino dell’impianto legislativo, ponendo enfasi in un apposito preambolo di ogni norma sull’obiettivo che si vuole raggiungere o contrastare, piuttosto che su un elenco di casi, spesso superato dalla realtà o aggirato dai furbi. Insita nella norma dovrà essere inserita una data entro cui si dovranno valutare effetti ed eventuali necessità di modifiche. Le professioni legali dovranno essere incentivate a collaborare all’amministrazione della giustizia e alla soluzione dei casi, piuttosto che contrastarla.

Rinnoviamo pertanto il pressante invito affinché tutti sentiamo forte l’anelito a perseguire i più grandi ideali. Circostanza, sola, che eleverà le nostre coscienze e ci farà riprendere in mano le sorti gloriose del popolo italiano; unica per poter uscire dalla mediocrità e permettere che i nostri nomi meritino di essere ricordati nel tempo e nella storia.

 

Treviso 21 novembre 2019 (Ospedale Ca’ Foncello)

Sento forte il bisogno di rivedere in termini più attuali e immediati l’antica definizione di Dio. Non si tratta di modificare quelle del catechismo di Pio X e di quello vigente della Chiesa cattolica, ma di esprimersi con parole subito comprensibili anche dall’uomo (e dalla donna) di strada.

Dunque, prima di tutto, sento di dover proclamare che: “Dio non è fesso”! Innanzitutto per me, poi per tutti.

La precisazione è importante per capire che si può aggirare tutto: la legge, i tutori dell’ordine pubblico, i magistrati, gli amici, i preti, il Papa e persino se stessi; non Dio. Si può persino andare in Chiesa, partecipare ai Sacramenti, tutto inutilmente.

Dio non lo troveremo nelle nostre mutande e in ciò che contengono, non nella violenza o nel nostro brutale egoismo; nemmeno nella falsità e nell’ipocrisia. Anzi per quelle strade troveremo solo idoli che non rispondono, angoscia, paura e disperazione; le più totali e devastanti.

Ciò premesso, Dio è Amore, Misericordia infinita; e ci attende tutti, più del più caro degli affetti che abbiamo mai potuto sperimentare. Perché Egli vuole che scegliamo Lui e non la cattiveria che imperversa in questo mondo. È vero, non riusciamo a difenderci e sottrarci dal fetore dell’immondizia morale di questa terra, ma una cosa, questa sì, a livello personale la possiamo fare: scegliere di non far parte di questo devastante olezzo, tenersene fuori.

Solo allora riusciremo a rivedere nel nostro sguardo spento, tormentato e stanco, i nostri limpidi occhi di lattanti e bambini. Solo allora inizieremo a intravvedere uno spiraglio, un puntino di luce sul buio più pesto di questa esistenza. Tramite la verità e lo spirito che, soli, conducono a Dio.

Non importa quale sarà la strada per ciascuno, talvolta anche molto dura, ma solo tuffandoci in quello spiraglio potremo riattivare il contatto con Dio, perderci nella Sua infinita Misericordia; partecipare alla felicità intima e totale da Lui offertaci su questa terra e oltre.

  

Paese 13 ottobre 2019

“Non toccate i bambini: la pagherete molto cara. E nessuno vi potrà salvare!”

Oramai anche nelle classi dei bambini di scuola elementare avvengono episodi gravissimi; tanto gravi da essere tenuti nascosti e da non essere riferiti nemmeno dagli organi di stampa.

È ovvio che questi fatti nascono dagli abusi di diverso genere perpetrati nelle mura domestiche da chi dovrebbe preservare la loro integrità fisica e prendersi cura della loro educazione. Non si sa se si tratti di genitori, di compagni o amici di uno dei coniugi, di frequentatori abituali di casa o di quale ulteriore figura introdotta da questo mondo sempre più immorale.

Tuttavia, non si tratta di un discorso solo morale. È prima di tutto civile, con pesanti risvolti penali.

Chi, con qualsiasi ruolo, dovrebbe attendere alla formazione di questi bambini li usa spudoratamente per i suoi sporchi comodi, non riflettendo sul fatto che sta generando un essere umano deforme, capace in futuro di qualsiasi atrocità. Un essere che, non avendo conosciuto affetto e rispetto, non sarà capace a sua volta di donare affetto e rispetto; semplicemente perché non sa di cosa si tratti.

Il tutto nasce dall’impunità e dal pensare di poterla passare liscia. A tutti questi orridi e reali orchi dico: “Basta!”

La pagherete molto cara; la vostra vita diverrà molto amara. Vi conviene addirittura pregare perché non ci sia una vita dopo la morte, altrimenti sarà persino peggio.

Il Dio della misericordia, infatti, che perdona tutti quelli che si pentono sinceramente e si ravvedono, a proposito di quelli che toccano i bambini ha letteralmente detto: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”.

Non c’è dubbio che fra i “piccoli” rientrino anche i bambini, i quali hanno in origine quell’anima candida che più facilmente avvicina a Dio e che consente di scegliere naturalmente l’amore e il bene, piuttosto che l’egoismo e il male.

Senza un briciolo di attenzione e di bene da parte di qualcuno, questi piccoli non sarebbero mai nati; noi non saremmo mai nati.

 

Marina di Camerota 22 agosto 2019

“I primi saranno gli ultimi”

Passando questi giorni al mare mi è impossibile non essere colpito dalle donne che espongono il loro fisico (per gli uomini non nutro interesse), ma ancor più da quelle che, essendo veramente belle, non si danno arie. Poi ci sono quelle che non sono belle ma espongono vistosamente le loro forme sovrabbondanti, per le quali nutro una certa tenerezza. Infine, e fra questi anch’io, ci sono tutti quelli che hanno la fortuna di essere apparentemente sani e che cercano più o meno di darsi tono. Insomma, un mondo in mostra.

Ma in questi giorni c’è anche la crisi politica del nostro Governo, durante la quale tutti, uomini e donne, cercano di impressionare avversari e cittadini sull’essere più affidabili degli altri.

Per associazione di idee mi sono poi venuti in mente il mondo del lavoro, dove pure si lotta per il primato; quello dello sport e persino quello ecclesiastico, non esente dal carrierismo.

In conclusione, buona parte degli individui cercano di primeggiare e di occupare posizioni di un certo rilievo.

In questo panorama mi sono casualmente imbattuto nell’affermazione di Gesù di Nazareth: “I primi saranno gli ultimi e gli ultimi primi”.

Credenti o non credenti, è un’affermazione degna di essere accolta; se non altro per il modo in cui Gesù è morto e, per i credenti, ancor più per la sua risurrezione.  È un monito valido per il passato, per il presente e, soprattutto, per il futuro dell’umanità, qualunque esso sarà.

Quindi i primi non saranno le donne e gli uomini più forti, i più aitanti, i più belli, i più intelligenti, i più capaci, i più furbi; quelli in vetta alle classifiche, primatisti mondiali o vincitori di coppa; i regnanti, i presidenti, gli attori, i cantanti, e tutta la categoria dei primi.

È sconvolgente: essere educati a primeggiare, lottare per tutta una vita e poi scoprire che non è questo che ci condurrà a un’eternità beata.

Il peso di questa affermazione è simile a quell’altra: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli”.

C’è poco da essere allegri; anzi forse c’è da riflettere seriamente.

Tuttavia, la chiave di lettura di queste affermazioni la si potrebbe trovare in un’altra frase, pure di Gesù: “Se non sarete simili ai bambini non entrerete nel Regno dei cieli”.  Dunque, l’attenzione si sposta da quello che si è o si vorrebbe essere alla semplicità con cui si vive; quella dei bambini appunto.

Dunque, non è sbagliato essere belli, sani, forti, primi e così via. Se la natura dona delle doti, queste non devono essere mortificate, specie se si usano per il bene dell’umanità.

Quello che è sbagliato è sentirsi e mostrarsi belli, sani, forti e primi; ancor più quando non lo si è realmente.

In questo caso il primato diventa un pericoloso orpello, che condurrà ineludibilmente al fondo della classifica dopo brutti, storpi, poveri, affamati e depredati della dignità di esseri umani. 

 

Paese 10 agosto 2019

Siamo di fronte a un’ulteriore singolare crisi di Governo della nostra Repubblica.

Innanzitutto, i due partiti che hanno formato il Governo hanno vedute differenti su diverse tematiche; e hanno il difetto di tendere ad estremizzare le loro posizioni, non essendo disposti affatto a rivederle. Circostanza quest’ultima che cozza con l’intelligenza.

Essi avevano sottoscritto un programma di Governo che, per quanto riguarda la causa scatenante della crisi, testualmente recita: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia”. 

Inoltre, i due partiti di governo si erano impegnati ad andare avanti fino alla fine della legislatura. Ma, la caratteristica di non mantenere le promesse elettorali è tipica del mondo politico. D’altronde, i tre precedenti Governi espressi dalla sinistra sono sati affossati dalla stessa sinistra!

Volendo trarre delle conclusioni sulle prossime elezioni, i politici devono tendere da una parte ad elevare il livello di stupidità dei cittadini, dall’altra a irrobustire la loro faccia tosta.

Fin qui si tratta di opinioni comuni, ma l’aspetto che volevo sottolineare è un altro. Questa crisi scaturisce esclusivamente da fattori interni al nostro Paese o c’è lo zampino di interessi esteri?

Innanzitutto, pare che fra i motivi della crisi abbiano avuto un loro peso anche i sondaggi, che hanno accreditato la Lega di sempre maggiori consensi.

Intanto, ragionando sui sondaggi, e per altri aspetti sulle previsioni, c’è una macroscopica incongruenza. Il piccolo commerciante o l’artigiano, specie se italiani, sono soggetti a tutta una serie di obblighi, divieti e correlate sanzioni. Eppure, il peso della loro singola infedeltà sulle sorti della Repubblica è molto limitato. Considerata invece l’importanza degli effetti di sondaggi e previsioni, ma anche dei mass media, su fondamentali aspetti economici, politici e finanziari, a quali controlli sono sottoposti i soggetti, perlopiù privati, che sfornano sondaggi, previsioni e notizie?

E dal punto di vista internazionale, chi trae vantaggio dalla crisi? È quasi impossibile fare un’analisi completa; sicuramente in moltissimi! È questa l’analisi che mi piacerebbe fosse fatta per cercare di approfondire la questione. D’altronde è in generale comprovata l’impropria ingerenza degli Stati su importanti vicende degli altri Stati.

È una questione anticamente nota: “Divide et impera”, che vuol dire: “Se vuoi governare più facilmente, crea divisioni negli avversari”.

La triste conclusione è che ancora una volta in questa vicenda ci perderanno tutti gli Italiani.

A corredo di questa opinione, che penso non leggerà come al solito nessuno, richiamo uno scritto che inviai all’Ansa il 10 gennaio 2013 in occasione di precedenti elezioni e che è stato verosimilmente cestinato. Lo si può consultare in questo stesso sito, nella sezione programma politico di un cittadino indipendente.

 

Paese 10 gosto 2019

In ottemperanza alla normativa europea si è di fatto trasferita l’operatività on line sui conti bancari, postali, ecc. sul telefonino. Si tratta di una decisione miope che non tiene conto dell’estrema vulnerabilità dei telefonini rispetto ai rimanenti supporti informatici e ha sottovalutato le truffe perpetrate storicamente a danno dei risparmiatori in tutto l’universo finanziario e tecnologico. Il telefonino infatti è tenuto costantemente acceso e può essere oggetto di attacchi 24 ore su 24.

È dunque facile immaginare che nel prossimo futuro andremo incontro a furti e truffe di ogni genere, dalle quali sarà molto difficile difendersi. Specialmente quando questi attacchi partiranno da Paesi lontani o che non cooperano nella lotta alla delinquenza. Speriamo solo che l’Europa si faccia carico di rimborsare i consumatori, considerato che questa nuova operatività questi l’hanno dovuta subire senza poter di fatto difendersi.

Analogo discorso riguarda i bit-coin. Io non ho dubbi sul fatto che si tratti di una fregatura. L’emissione di carta moneta da parte dei privati è stata abbandonata da circa un secolo per i fallimenti e le crisi che provocò! 

Per i bit-coin, come nelle catene di Sant’Antonio, si tratta solo di stabilire quando il ciclo virtuoso s’interromperà e che ci rimetterà; rispetto a chi, anonimamente, si arricchirà.

 

Paese 29 maggio 2019

Abbiamo…

Abbiamo estirpato dall’animo umano il rispetto dell’altro.

Abbiamo favorito la diffusione delle falsità.

Abbiamo inculcato nelle menti dei giovani futilità e infruttuosità. 

Abbiamo sostituito gli alti ideali con miraggi rovinosi.

Abbiamo insegnato a confondere l’egoismo con amore.

Abbiamo imparato a mascherare l’insaziabile sete di denaro come attenzione per gli altri.

Abbiamo drogato le nostre menti per non guardare il futuro.

Abbiamo …

Abbiamo, infine, ucciso la coscienza dell’essere umano, non accorgendoci che senza di essa stiamo generando il peggiore degli animali.

Eppure, non c’è da temere.  Sarà il terrore ad ucciderci, ponendo fine alla nostra sofferenza.

Non c’è da temere!

Salvo che ci dovessimo accorgere di aver perduto, insieme a noi stessi, Dio.

 

Paese 11 maggio 2019

La chiave di volta

Per ciascun essere umano esiste una chiave di volta, un aspetto fondamentale che indirizza specificamente la sua vita.

Normalmente, quando la maggior parte degli oratori parlano al pubblico, inviano messaggi generici che non possono essere messi in pratica se non da una parte dell’uditorio. In parole più semplici, esemplificando, è possibile che qualcuno dica che è necessario adoperarsi in qualcosa senza tener conto delle specifiche condizioni di chi ascolta: ci possono essere persone limitate dalla malattia; altre che sono improrogabilmente impegnate in altre attività; individui con problemi impellenti da risolvere prioritariamente; e, soprattutto, ci possono essere persone con aspirazioni diverse e che si realizzeranno seguendo solo le loro personali caratteristiche intrinseche.

La questione diventa fondamentale perché, quando non si è in grado di reggere il passo che gli altri vorrebbero che si tenesse, non sempre è una questione di cattiva volontà o di disimpegno; spesso può essere un obiettivo per il quale non si è portati e non si è preparati, o che non coincide con le proprie aspirazioni e caratteristiche personali.

Un esempio, tratto dal calcio, è dato dall’utilizzo di uno dei più grandi calciatori viventi, Lionel Messi. Questi, non essendo alto e di fisico possente, non viene impiegato come punta centrale dell’attacco ma in una posizione un po’ più arretrata, non fissa, che gli ha consentito in tal modo di realizzare un gran numero di reti.   

Dunque, la chiave di volta è individuare per quale attività si è più portati, quale dà più intime soddisfazioni, quale non richiede un impegno abnorme e, infine, quale è anche utile al progresso dell’umanità.

Risultato che si ottiene esaminando se stessi e cimentandosi nelle varie attività che si ritengono più alla propria portata.

 

Paese 11 maggio 2019

La terza dimensione

Vi sono due dimensioni che sono il fondamento della vita biologica: nutrizione e riproduzione. Nella natura, negli animali e nell’essere umano esse determinano ogni attività e comportamento.

Il primo istinto che si manifesta sin dalla nascita è quello di nutrirsi, fino al punto da non curarsi affatto degli altri esseri pur di soddisfare questo bisogno, necessario a garantire la propria esistenza. Successivamente lo sfamarsi potrà essere in qualche modo gestito, ma comunque continuerà a influire sulla vita personale e sociale. Fino al punto che sarà sempre possibile che un essere distrugga o fagociti un altro per fame.

Dopo il bisogno di alimentarsi, si manifesta crescendo il desiderio sessuale, che corrisponde all’inconscia necessità di assicurare la trasmissione della vita; e che diventa così importante da condizionare in maniera determinante i comportamenti individuali e sociali. Come il bisogno di cibo, anche il desiderio sessuale può essere causa di efferata violenza.

Mentre nella natura circostante si uccide e si combatte aspramente per fame e per l’esercizio della sessualità, nella razza umana il discorso è più complesso perché i comportamenti sono influenzati: a) dall’evoluzione mentale dell’individuo; b) dalla conseguente capacità di elaborare ragionamenti sul passato, sul presente e sul futuro; c) dall’ambiente e dalle strutture sociali determinatisi nel tempo.

Comunque, anche per l’essere umano i moventi più ricorrenti dei crimini sono riconducibili alla nutrizione o alla sessualità, ma vi sono delle esigenze specifiche che le inglobano: a) esercitare il potere (personale, politico, economico, culturale e sociale) e il predominio; b) possedere in via esclusiva; c) ottenere il consenso e la lode degli altri (non importa se spontanei o estorti); d) mania di grandezza. Non dimenticando la sete di denaro, perché oggi il denaro consente di soddisfarli tutti.

La storia umana da millenni è orientata da tali bisogni, che sono la causa ultima delle innumerevoli uccisioni e violenze perpetrate nei secoli e ancora quotidianamente oggi presenti.

Eppure, c’è una parte di umanità che non rispetta tale canone e che non si comporta in maniera violenta, pur soddisfacendo i propri bisogni. Se poi da questa togliamo quelli che subiscono pur di poter sopravvivere, quelli che usano diplomazia e intelligenza e, infine, i furbi, rimane ancora un ambito minoritario che, assurdamente, è fuori dalle due dimensioni biologiche e dalla logica.

Lì incontriamo la terza dimensione, che è costituita dal proiettarsi oltre la fine della vita biologica. È presente nella storia umana, sin prima della nascita di Gesù di Nazareth, l’idea che l’essere umano ingloba una componente immortale, esente dalle necessità biologiche: “Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Dalla Bibbia, libro di Giobbe, cap. 19, versetti 26 e 27.

Successivamente, circa duemila anni or sono, Gesù di Nazareth rivela pienamente Dio; e la sua essenza: Dio è Amore. Conferma l’esistenza della Risurrezione, risorgendo Egli stesso dopo la sua morte fisica, senza intervento di alcuno. Il fatto non può essere negato, o perlomeno sottovalutato.

L’abnegazione sino alla morte di alcuni suoi seguaci vissuti dopo di Lui, sino ad oggi, non può essere sorvolata. Parliamo di gente semplice e talvolta senza istruzione che non ha corrisposto affatto ai canoni della vita terrena e che induce a riflettere seriamente. Mentre per fame, per il sesso e per il potere si uccide, in vista della risurrezione, invece, uomini e donne sono vissuti in maniera straordinaria o si sono fatti uccidere!

C’è dunque più di una speranza che esista dopo la morte una terza dimensione, proiettata in un’eternità non legata alle leggi naturali, e che i sentimenti più elevati dell’animo umano non si estingueranno mai e troveranno la loro piena soddisfazione in Dio.

Questa è la sorte di uomini e donne amanti della verità e di Dio!

 

Paese 7 maggio 2019

Ogni essere, nessuno escluso, ha vissuto almeno un momento in cui si è inconsapevolmente mostrato nella sua incomparabile ed esclusiva bellezza.

 

Paese 10 febbraio 2019

Prostituzione e dintorni.

Nel 1971, sul giornalino “Il quadrifoglio”, che aveva la denominazione del circolo culturale fondato con mio fratello e altri amici, fu pubblicato un mio articolo: “Le donne, il motore del 2000”.

Prima ancora che si ricostituissero in Italia i movimenti femministi, prevedevo che un grosso contributo al futuro dell’umanità sarebbe stato dato dall’elemento femminile. Mi era facile prevederlo perché mia madre e le mie sorelle avevano un ruolo di primo piano nell’attività fotografica di famiglia, nonostante che noi fratelli fossimo molto in gamba. All’epoca, poi, pure molte donne della nostra popolosa cittadina, Battipaglia, erano valide e brillanti.

Avevo visto bene: le donne sono il motore del duemila e continueranno ad esserlo, specie nei contesti più arretrati.

Eppure, a causa della mia giovane età non previdi che il tessuto sociale, e quindi anche l’apporto delle donne, da cui ero attratto per la straordinaria femminilità e per la naturale disponibilità a costruire qualcosa di positivo assieme, sarebbe stato influenzato negativamente dal modificarsi dei costumi, in particolare nell’ambito sessuale.

Come quando si è innamorati, avevo valutato solo i lati positivi e non anche quelli contrari, presenti in ogni situazione.

Non avevo previsto l’impatto epocale che avrebbero avuto, a partire dalla metà del secolo scorso, la diffusione dei contraccettivi, l’esasperata eroticità dei contenuti dei mass media e l’incontrollata proliferazione della pornografia, di facile e gratuita fruizione anche per i minori.

In particolare, la diffusione dei contraccettivi aveva liberato le donne dal timore di gravidanze indesiderate; progressivamente, poi, la conseguente maggiore possibilità di provare piacere e la loro resistenza fisica hanno modificato a loro vantaggio le potenzialità sessuali, prima vantate in prevalenza dagli uomini.

Contemporaneamente, l’esasperata eroticità e la facile fruizione di video porno hanno contribuito a ridurre progressivamente l’età delle prime esperienze sessuali complete, che coinvolgono anche fanciulli.

In questo contesto, la baldanza mascolina tipica dell’età adolescenziale e, purtroppo, i comportamenti indegni di un certo numero di maschi adulti, hanno moltiplicato le occasioni in cui le femminucce, specie quelle più belline e appariscenti, hanno precocemente e in maniera ruvida la prima esperienza sessuale.

L’insieme di tali fattori e la stretta interconnessione fra sessualità, psiche e comportamenti sociali hanno finito per modificare gli stili di vita e si sono riflessi negativamente sugli aspetti sociali (sfaldamento della famiglia; aumento degli omicidi a sfondo sessuale anche da parte e nei confronti di minori; violenze, abusi e stalking; diffusione sul web di foto e video da parte di minori, ecc.).

Spesso le giovani donne nella loro prima esperienza fisica non vengono coinvolte come co-protagoniste, ma diventano semplici oggetti degli ardori maschili, specie quando non sono ancora pronte. Questo tipo di esperienza le fa sentire in qualche modo violate, fa perdere l’innocenza infantile, inconsciamente ne cambia il rapporto con il mondo, talvolta rende persino i loro occhi meno luminosi e, infine, le motiva a una futura rivalsa. Ma, forse, la conseguenza peggiore è che molte assumono consapevolezza che il loro corpo può essere utilizzato per ottenere vantaggi nei confronti degli altri o come strumento di baratto.

Bisogna precisare innanzitutto che non si tratta assolutamente di una colpa delle donne; anzi spesso sono gli uomini che danno inizio a questa spirale. In secondo luogo, le considerazioni che precedono si riferiscono a un momento statico mentre nella realtà, a seconda di svariati elementi, i fenomeni sono più complessi e l’iniziativa parte ora da un sesso ora dall’altro, talvolta dalla complicità di entrambi. Infine, un’ulteriore modifica dei costumi è data dal fatto che un sempre maggiore numero di uomini è oggetto di attenzioni morbose da parte delle donne e, conseguentemente, è disponibile ai baratti.

La conclusione del ragionamento è che le esperienze sessuali, per i complessi meccanismi relazionali che comportano, finiscono con il condizionare molti ambiti della vita sociale, spesso negativamente. Non si tratta solo e sempre dell’offerta di una prestazione sessuale in cambio di un vantaggio, ma di un meccanismo diffuso, in cui si è disposti a fare e dare più o meno limitatamente in cambio di un qualcosa ritenuto adeguato: si tratta di prostituzione vera e propria.

Per inciso, mi è ora sovvenuta l’affermazione di un collega anziano in occasione del corso di formazione che feci nel 1974 per essere assunto in un Istituto allora prestigioso: “Ragazzi ricordatevi che siete venuti qui per lavorare e non per prostituirvi”. Quell’Istituto è rimasto prestigioso fino a quando quel principio non è stato disatteso!

Ritornando al nostro ragionamento, l’emulazione che caratterizza la specie umana ha reso oltremodo comune il fenomeno, fino al farlo diventare un meccanismo inconscio. Ci si prostituisce senza nemmeno accorgersene e, sotto altro profilo, nessun ambito umano è esente dalla prostituzione. 

Come chi si droga abitualmente non si rende conto dei crimini che commette per ottenere l’oggetto del desiderio, cioè la droga, allo stesso modo molti, pur di ottenere lo scopo che volta per volta si prefiggono, non si rendono conto dei loro comportamenti sconclusionati, riprovevoli e deleteri, che esplicheranno i loro effetti nel futuro.

Con l’aggravante che la prostituzione mina i fondamenti della convivenza umana, l’impegno e lo spirito di sacrificio dei singoli, il rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, essa impedisce che alle posizioni di responsabilità vengano assegnati gli elementi più meritevoli, diligenti e positivi per le sorti delle singole istituzioni e dell’umanità.   

  

Paese 7 febbraio 2019

Movimenti migratori e dintorni.

Viviamo nel tempo delle troppe parole. Il web e i social network hanno accresciuto in maniera esponenziale la possibilità di esprimersi, sia che si tratti di riflessioni, di circostanze che si conoscono o del frutto di approfondimenti. Anzi, spesso si tratta di palesi falsità e di parole che escono dalla bocca senza apporto mentale. Lo scopo non è quello di fonire un contributo di idee, quanto quello di esserci, di congegnare le osservazioni in modo che colpiscano l’attenzione, di crearsi un uditorio. Ancor più quando si ha l’interesse a indirizzare le persone verso un’opinione o un’altra.

Su ogni argomento si sviluppa una becera contrapposizione, non importa se con affermazioni false e prive di ogni fondamento. Dimenticando, specie per l’autorevolezza di chi l’ha proclamato, che: “Nessun contesto sociale può sussistere, se unicamente diviso e contrapposto”.

Mi chiedo: “È un caso che in Italia stanno letteralmente scomparendo i partiti di sinistra dopo che per ben tre volte la sinistra ha fatto cadere suoi Governi (Prodi, Letta e Renzi)?”. Anche i partiti dell’attuale Governo con continue e inopportune dichiarazioni, frutto del tentativo di prevalere, alla lunga finiranno per stancare gli elettori.

Il tema dell’immigrazione è uno di quelli per il quale sono stati fatti innumerevoli commenti fino a determinare una confusione tale che si è perso l’orientamento.

Forse si tratta del salvataggio di vite umane? Falso!

 Il numero di esseri umani che muoiono quotidianamente per fame e di stenti è di gran lunga superiore, ma non c’è la stessa attenzione mediatica! Su queste morti non c’è possibilità di guadagni e perciò non ci sono stati interventi drastici e tempestivi come per l’immigrazione.

In un mio libro consultabile sul sito www.ominda.it, “Nessuno e la vita. E tu?” (pagg. 132 e segg. e 143 e segg.), mi sono occupato della necessità di un nuovo ordine mondiale teso alla convivenza sociale, al rispetto della persona umana, alla proclamazione di principi universali realmente condivisi e validi per tutta l’umanità. Sono tematiche fondamentali, perché tendendo alla giustizia sociale, mirano a eliminare alla base anche i massicci movimenti dei popoli.

Tornando all’immigrazione, bisogna prendere in considerazione tutti i fattori, senza trascurarne nessuno.

Innanzitutto, anche se tale affermazione potrà suscitare scalpore e disaccordo, la salvezza delle vite umane dei cittadini stranieri, per uno Stato civile non è necessariamente una priorità. D’altronde, fuori dall’ipocrisia, quando vi sono eventi in cui in una nazione estera sono colpiti cittadini di nazionalità diverse, non mi risulta che le ambasciate dei singoli Stati si attivino per supportare tutte le persone colpite piuttosto che i propri cittadini; salvo che se ne determini la possibilità dopo aver aiutato i propri. 

Compito di uno Stato è esercitare la sua sovranità sia per garantire la legalità sia per custodire il modello sociale iscritto nella Costituzione. La presenza sul territorio di uno Stato di migliaia o di qualche milione di stranieri non comporta di per sé il rinnegamento dei principi costituzionali. Inoltre, i principi costituzionali che riconoscono attenzione verso le posizioni dei profughi, dei rifugiati e dell’umanità sofferente non possono prevaricare i diritti riconosciuti dalla Costituzione ai cittadini e il dovere dello Stato di renderli fruibili. Diritti che hanno la loro corrispondenza nei doveri dei cittadini a partecipare economicamente e socialmente alla vita nazionale. È il contratto costitutivo dello Stato repubblicano! L’attenzione verso i cittadini, specie in un periodo di lunga crisi economica, viene prima delle istanze degli stranieri.

A livello di politica estera, poi, bisogna sollecitare l’impegno degli Stati a favorire condizioni di vita dignitose in ogni luogo della terra, evitando di vendere armi e di destabilizzare gli Sati non strutturati civilmente ed evitando di favorire la corruzione ivi dilagante. 

Non si può poi negare che il tema dell’immigrazione è così caro a molti perché vi sono enormi interessi economici in gioco. Fino al punto che la delinquenza organizzata si è infiltrata massicciamente nel condizionare negativamente questa indegna piaga sociale, sia nel gestire i flussi migratori sia nelle fasi successive. Come non si possono negare le condizioni di degrado in cui vivono gli immigrati, sia nei centri di raccolta sia nella loro infima collocazione nel tessuto sociale, salvo le poche eccezioni.

L’intervento delle associazioni umanitarie internazionali, poi, non può che svolgersi nel rispetto dei vincoli della legislazione nazionale. Non bisogna infatti dimenticare che nelle organizzazioni medesime, oltre ai nobili fini umanitari, sono comunque presenti gli interessi economici che purtroppo condizionano, e non sempre positivamente, tutte le attività umane.

Dunque, alla fine, cosa fare? Innanzitutto, stabilire quale percentuale delle spese statali debba essere destinata a sollevare le condizioni dei cittadini in difficoltà e quale impiegare per assistere gli stranieri. Dopo di che decidere qual è la maniera migliore di impiegare i fondi.

Bisogna poi smantellare l’ipocrisia delle organizzazioni europee e mondiali, che sono ispirate a grandi ideali, ma che operano in concreto tutelando gli interessi di singoli di Stati e gruppi di potere.

Infine, non bisogna dimenticare un principio generale di buona amministrazione: i fenomeni devono essere prima approfonditi e poi governati; piuttosto che essere subiti e gestiti in maniera casuale e emotiva.  

  

Paese 23 gennaio 2019

Nel mondo intero si sono sviluppati e sono operanti fattori fortemente destabilizzanti del tessuto sociale, delle identità territoriali e dell’economia. Fattori che minano il progresso dell’umanità e costituiscono l’innesco per disordini, violenze e conflitti locali e globali.

Si tratta di componenti (1) i cui effetti continuano a espandersi in base all’utopica convinzione che si possa fare a meno di limiti e regole. In vista dello spregiudicato arricchimento personale e da ciò che ne consegue, si difende ipocritamente la libertà di agire per poter manipolare milioni di esseri umani, indirizzandoli verso obiettivi e modelli obiettivamente negativi: ne costituisce testimonianza la quotidiana cronaca nera mondiale.

Il problema è reso ancora più complesso da un’altra considerazione: oltre al potere politico sin qui espresso storicamente dagli Stati, già di per sé imperfetto, sono presenti ulteriori forme di potere sovranazionale alle quali di fatto è consentito violare le norme, talvolta anche di rango costituzionale, cui sono soggetti i cittadini e le istituzioni economiche e finanziarie tradizionali. Si tratta di società finanziarie, economiche e commerciali di dimensioni mondiali; dei gestori dei servizi informatici, tecnologici e energetici nonché della delinquenza organizzata, spesso infiltrata nell’economia e nella finanza. 

 (1) Spregiudicatezza e mancanza di etica nel sistema finanziario e nell’economia nel suo complesso; massiccia diffusione tramite i mezzi di informazione e il web di immagini e contenuti diseducativi e di infima qualità; assenza di condizioni minime di civiltà per intere popolazioni, costrette a migrazioni spesso senza speranza.

Paese 28 ottobre 2018

Annuncio qui la mia cancellazione da Facebook.

E’ il primo passo verso il progressivo abbandono di quei sistemi che, nel renderti un servizio, entrano fastidiosamente nella tua vita e cercano di condizionarla, piegandola ai loro insaziabili appetiti commerciali.

Sono felicemente sposato, fra qualche giorno da quarantaquattro anni, prima perché lo promisi solennemente, poi perché mia moglie non mi ha dato mai un fastidio così fine, subdolo, ripetitivo e insistente come questi sistemi automatizzati.

Provo meraviglia nell’osservare che molti hanno mandato a quel paese mogli e mariti per molto meno e sopportano passivamente una così indebita ingerenza nella propria vita!

 

Paese 28 ottobre 2018

Ieri è stata diffusa la notizia che in una sinagoga degli Stati Uniti, un Paese in cui il libero commercio delle armi vale più di centinaia di vite umane barbaramente spezzate, sono stati uccisi da uno squilibrato otto ebrei. (1)

Io sono un italiano, fortunato e fiero di essere tale. (2)

Ciò premesso, io mi dichiaro ebreo, mi dichiaro componente di ogni villaggio, di ogni popolo, di ogni etnia, di ogni nazione e di ogni Continente di questa terra e dell’Universo intero. Nessuna violenza è giustificata o giustificabile solo in base all’appartenenza a un gruppo umano.

(1) Per inciso, è davvero strana la mente degli squilibrati e dei presunti tali. Gestiscono con una certa avvedutezza altri aspetti della loro vita, salvo a divenire diabolicamente intelligenti quando si tratti di sfogare la loro violenza sugli altri! C’è qualcosa che non mi convince; anche se sono consapevole che la loro meschina condizione non è attribuibile solo alla loro responsabilità.

(2)Fino al punto che legherei comunque la cittadinanza italiana ad un solenne giuramento di adesione a una Nazione che fa del rispetto della persona e della ricerca dell’equità e della giustizia il suo primo obiettivo. Ne conseguirebbe che con apposita legge costituzionale tutti a una certa età dovrebbero giurare fedeltà a tali principi; che si perderebbe la cittadinanza per gravi crimini contro la persona, il patrimonio pubblico e la vita sociale; che sarebbero precisati i presupposti  per ottenere la cittadinanza da parte di cittadini stranieri e un limite percentuale di questi rispetto ai cittadini propri, anche per nazionalità, che non potrebbe essere superato in nessun momento.

 

Paese 17 ottobre 2018

Signore, Gesù Cristo, la tua venuta al mondo; la tua vita; il comando di amare Dio e di amarci come tu ci hai amati; l’ordine di mangiare il tuo corpo e bere il tuo sangue donati in sacrificio per tutti e per la remissione dei peccati; la tua passione e morte; la tua risurrezione; il tuo rivelarci un Dio, Padre Misericordioso e Amorevole, e solo tale, sono troppo grandi!

Nemmeno la più ardita fantasia umana ha mai immaginato una realtà così eccelsa.

E nemmeno la più efferata e feroce malvagità di questo mondo può minimamente compararsi con la grandezza della proposta redentiva che tu hai rivelato e offerto all’Universo.

Tu ci hai dimostrato che il male e la morte, alla fine, non trionferanno!

Gloria a Te, al Padre e allo Spirito Santo.

 

Paese 28 giugno 2018

La Bibbia è un libro straordinario ma non sempre immediatamente fruibile, soprattutto nella parte ebraica, che precede la nascita di Gesù di Nazareth. Infatti in essa sono presenti diverse sezioni che presuppongono un minimo di cultura. Ad esempio, la descrizione della creazione del mondo e dei primi esseri umani, Adamo ed Eva, non ha valenza scientifica e rispecchia le conoscenze dell’epoca in cui fu scritta.

Vi sono però delle parti, in cui si rappresentano con diversi stili letterari i sentimenti umani, che hanno un’attualità e una valenza eccezionali.

Nel descrivere poi la storia del popolo ebraico, sono riportati fatti straordinari e incredibili, come quelli che riguardano Elia e altri profeti, Mosè e l’esodo dall’Egitto, e così via. Episodi tanto straordinari da essere razionalmente e obiettivamente poco credibili.

Solo per come è vissuto e morto Gesù, per la Sua Risurrezione, per i Suoi richiami a quegli episodi e, infine, per i fatti straordinari che dopo la Sua venuta si sono verificati nei secoli, fino ad oggi, si può considerare che gli avvenimenti prodigiosi della storia del popolo ebraico siano realmente accaduti.    

 

Paese 18 maggio 2018

Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-9

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: “Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi”.

Premesso che sono convinto che i commenti sui singoli passi debbano comunque tener  presente dell’insieme e della coerenza complessiva della Sacra Scrittura, mi impressiona molto l’ultimo versetto: “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi”. Nei versetti successivi Gesù specificherà che faranno parte dei suoi anche quelli che verranno dopo di lui e crederanno. Tuttavia sembra evincersi chiaramente che ci sarà una parte del mondo che non lo seguirà e che andrà perduto.

Non è auspicabile trovarsi in quest’ultima parte!

 

Paese 5 aprile 2018

Da dove origina lo sfacelo del nostro Paese?

Dalle modifiche introdotte nell’educazione dei bambini e della gioventù dalla fine degli anni sessanta (dal 1966 circa) in poi. 

Da notare che, a differenza di oggi,  la formazione era curata e condivisa a livello civile, scolastico, religioso e ludico. In altre parole, i criteri educativi e i valori positivi erano generalmente condivisi. Quando ciò non avviene si creano danni: è notorio che messaggi educativi in contrasto fra loro sono inefficaci e producono confusione. 

Negli ultimi decenni la situazione è ulteriormente peggiorata per il trasferimento nel nostro Paese, sia per la globalizzazione sia per l’immigrazione clandestina, di migliaia di persone senza che sia stato minimamente curato un ordinato inserimento nel nostro tessuto sociale.

Non è che l’indottrinamento degli anni successivi sia stato tutto sbagliato: è difficile che in ogni manifestazione umana ci siano solo positività o solo negatività.

Verso la fine degli anni sessanta, però, furono rimossi alcuni capisaldi della formazione individuale, necessari e indispensabili per la costruzione di una società ispirata agli alti valori civili della nostra Costituzione repubblicana.

Negli anni precedenti, infatti, era innanzitutto suggerita la verifica quotidiana degli effetti dei propri comportamenti: “Quali sono i risultati delle mie azioni di oggi su me stesso, sugli altri e su ciò che mi circonda?” Negli ambienti religiosi si parlava di esame di coscienza.; sebbene si eccedesse in analisi di aspetti e dettagli talvolta insignificanti.

Per rendersi conto di tale circostanza, è sufficiente osservare, o immaginare, il comportamento di chi agisce sempre e solamente in base ai propri istinti. Ciò che per natura fanno gli animali, i quali non si chiedono se i loro comportamenti sono etici o meno.

   Un secondo fondamento era: l’assunzione delle proprie responsabilità. Erano favoriti l’emergere della verità, il riconoscimento dei propri errori e la refusione dei danni provocati. Circostanze che la società civile ha radicalmente sovvertito, premiando la falsità e i comportamenti ambigui. L’assunzione di responsabilità, oltre a rendere la vita sociale meno complicata, rafforzava la personalità e l’autostima dei singoli, anche quando occasionalmente colpevoli di qualche danno.

Il terzo fondamento era: tener presente che ciascuno è destinatario sia di diritti sia di doveri. In nessun contesto, come invece avviene oggi sia a livello sociale che privato, un individuo poteva comportarsi badando solo ai propri diritti, riducendo la società civile ad una specie di buffet in cui si prende solo quello che fa comodo e piace. Far parte di un qualunque ambito sociale significa essere portatori di diritti e doveri, che vanno ugualmente considerati.

Riepilogando, se si vuole costruire una società civile, bisogna che nei suoi componenti vi siano perlomeno:

a) la verifica periodica dei propri comportamenti in rapporto a se stessi, agli altri e al mondo, sulla base dei principi fondanti della convivenza umana;

b) il coraggio di ammettere i propri sbagli, i quali sono una componente ricorrente e ineludibile di ogni esistenza, e di impegnarsi a rifondere i danni provocati;

c) la consapevolezza che il vivere insieme comporta diritti e doveri, che vanno messi sullo stesso piano.

      

  Paese 21 marzo 2018

Non se ne può più. Non ne posso più! Bisogna interrompere questa spirale di male senza fine che sta connotando il mondo.

Maledetto ogni essere umano, me compreso, quando è portatore di falsità, ingiustizia e violenza: gli si blocchi la lingua, il cervello, gli arti.

Benedetto chi riesce a fermarsi un attimo prima, chi non si fa corrompere, chi cambia radicalmente la sua vita. Ciò che può avvenire solo con l’aiuto di Dio.

A questi: pace, serenità e prosperità.

 

Paese 8 marzo 2018

Ho bisogno di fare un po’ di chiarezza su un aspetto che mi ha interessato particolarmente da quando “Cicciolina” fu eletta in Parlamento. Premetto che cerco di ispirarmi sinceramente alla Fede cristiana, aggiungendo che ci sono degli aspetti da chiarire quanto ai diritti e ai doveri dei cittadini; non dei cittadini italiani, ma di quelli di tutti i Paesi.

Il punto focale è: “Può uno straniero essere eletto alle massime cariche elettive di uno Stato, godendo dei relativi vantaggi?” La domanda associata è: “Chi deve essere considerato cittadino a pieno titolo di uno Stato?”.

Regna un’enorme confusione, generata dalla esagerata volontà di curare i propri interessi a discapito di quelli nazionali e dall’infimo valore della gran parte dei politici.

La legge fondamentale di uno Stato è la Costituzione; in essa sono indicati i principi che ne regolano il funzionamento. Ciò significa che per legiferare è necessario, ancor prima, stabilire dei principi. Più i principi sono universali, cioè riconosciuti da tutti, più sono validi.

Bisogna però considerare che la Costituzione, cioè i principi, vanno adeguati al mutare del tempo, perché alcuni di essi, validi quando sono stati scritti, potrebbero non esserlo più a distanza di decenni (globalizzazione; sviluppo dell’informatica e del web; appartenenza alla comunità europea; potere delle multinazinali, ecc.).

E’ difficile stabilire quali principi confermare e quali modificare. Una soluzione potrebbe essere sottoporre a referendum confermativo della popolazione tutti gli articoli del nuovo testo della Costituzione predisposti dal Parlamento, essendo approvati solo quelli che raccolgono il 70% dei consensi degli elettori (non dei votanti).

La materia che mi interessa, la cittadinanza, dovrebbe dunque essere regolata da principi costituzionali.

Ricordo che un vecchio articolo del Codice civile, ora svuotato della sua efficacia, prevedeva che il cittadino straniero avesse gli stessi diritti e doveri del cittadino italiano, a condizioni di reciprocità. A condizione cioè che i cittadini italiani avessero le stesse prerogative nello Stato dello straniero. Già questo era un punto di riferimento.

Quanto all’elezione di uno straniero c’è da chiedersi: a) su oltre cinquanta milioni di cittadini non ci sono persone ugualmente degne di essere candidate? E nei confronti dei quali si commette una grave offesa? b) E’ giusto che uno straniero goda di privilegi e di appannaggi particolari, rispetto al cittadino nazionale, non dipendenti dal suo impegno lavorativo personale ma da un meccanismo perverso – e incostituzionale, anche se i giuristi non riescono ad ammetterlo! - che impedisce che ci sia una relazione diretta fra voto espresso e candidati eletti? c) Sono previsti limiti al numero di stranieri che possono essere eletti in Parlamento o è possibile candidarne quanti se ne vogliono, con le relative ovvie conseguenze?

Il problema non è italiano e va affrontato riferendolo alla generalità degli Stati. In questo modo ci si accorge subito dell’assurdità della soluzione attuale. Analogamente alla cittadinanza.

Al punto in cui siamo forse è necessario prevedere una cittadinanza piena, di cui bisogna stabilire i requisiti, diritti e doveri; e anche la perdita del requisito a fonte di specifici reati. E una cittadinanza temporanea di cui analogamente stabilire i dettagli che, con il passare del tempo e altre condizioni, fra cui la condivisione dei principi costituzionali, può divenire o una cittadinanza piena o essere revocata. In questo processo regolamentare, inoltre, dovrebbe confluire anche “il voto degli italiani all’estero”, che presenta seri aspetti dubbi e problematici.      

  

Paese 6 marzo 2018

Elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Ancora una volta si moltiplicano i commenti farneticanti al voto senza che si riesca a prendere atto della realtà. Innanzitutto, bisogna considerare che l’alta affluenza alle urne esprime un voto ancora più significativo delle precedenti occasioni. In secondo luogo, non è normale che sia stata punita pesantemente una maggioranza nel corso del cui governo c’è comunque stata un’inversione di tendenza della crisi. Cosa è accaduto? Io penso che la gente comune si sia stancata di pagare degli amministratori pubblici, eletti e non, che diffusamente non meriterebbero i soldi che prendono; soprattutto quando non c’è nessuna relazione fra i loro congrui appannaggi e la situazione drammatica di molte famiglie. Non si tratta solo della crisi economica ma del fatto che, anche essendo storicamente persone oneste e dignitose, non si riesce ad accedere ad alcun posto di lavoro degno di questo nome. Mentre molti farabutti ci sono riusciti.

Ora, il problema centrale è questo: bisogna ridurre gli appannaggi di tali soggetti, se non direttamente prevedendo altre tre/quattro aliquote progressive per l’Irpef sulle persone fisiche per le fasce superiori ai 60 mila euro (salvo a concedere una detrazione per il doppio dei contributi INPS versati per persone a cui danno lavoro). D’altronde, se questi geni della pubblica amministrazione sono veramente tali non avranno problemi a lasciare il loro posto di lavoro per prestare la loro opera altrove; se troveranno chi è disposto a ricompensarli così profumatamente!

Io penso che se i “Cinque Stelle” non riusciranno a ridimenzionare drasticamente i costi della politica (locale, nazionale e europea), perderanno presto i consensi ricevuti.  

 

Paese 17 giugno 2017

Dio non ti punisce per i peccati (cioè per il male fatto a Lui, a te stesso e agli altri). Ma ti premia quando, convertendoti (cioè modificando radicalmente il tuo modo di essere), esprimi con umiltà la grandezza di cui Lui t’illumina.

Paese 12 giugno 2017

Mamme, state tranquille! Secondo molti educatori nemmeno Gesù, l’uomo che ha cambiato il corso della storia, da bambino sarebbe stato esente da deficienze. Tranquille, sono molti gli educatori che si comportano da deficienti.

La falsità e il dichiarare il falso sono il peggior cancro dell’umanità. Molto più del cancro fisico, che pure conduce in diversi casi alla morte.

Dopo che sono fallite tutte le altre forme di governo, il fallimento della democrazia è sancito da almeno due elementi fondamentali.

Innanzitutto, chi gestisce il potere non lo fa per spirito di servizio, ma per mero interesse.

Di fatto, poi, chi gestisce il potere è ingabbiato dall’apparato burocratico e dalle spinte “sindacali” delle diverse categorie.

Insomma, a influire in maniera determinante sule sorti del futuro non sono solo i politici, ma i tanti poteri, occulti e palesi, che indirizzano i gruppi di interesse, l’economia, la finanza e i costumi delle masse.      

Paese 15 aprile 2017

Se la storia ha dimostrato che è possibile costruire uno Stato multirazziale, è pura utopia uno Stato multiculturale, in cui dovrebbero cioè convivere tradizioni completamente diverse rispetto a quelle autoctone. Specie quando, come accaduto prima del secondo conflitto mondiale e continua ad accadere nella nostra epoca, perdura la crisi economico-finanziaria e non vi sono sufficienti risorse e possibilità di lavoro per i cittadini e gli immigrati.

Paese 6 febbraio 2017

Il tempo continua a essere piovoso e sento il bisogno di movimentare questa giornata con qualcosa di umoristico.

Uomini, sapete qual è il segreto per far felice una donna?

Basta non essere stronzi.

E voi, donne, sapete qual è il segreto per far felice un uomo?

Basta non essere stronze come gli uomini.

Non ho esperienza di omosessualità ma, da quello che mi sembra di aver capito osservando le coppie omosessuali maschili e femminili, in questi casi il segreto potrebbe essere, invece, essere stronzi; ma solo nei confronti del partner. 

 

Paese 30 gennaio 2017

Ai veri “diversi” di questo tempo, a quelli cioè che vivono nella normalità; che quando si tratta di danneggiare gli altri volutamente si fermano, e talvolta si fanno da parte; a quelli che non hanno avuto il tempo di farsi belli e di farsi ammirare; agli stanchi e sfiduciati perché hanno dato troppo; a quelli che si sono accontentati piuttosto che depredare gli altri; ai tanti anonimi normali di questa terra, a cui non è piaciuto organizzarsi per gridare nelle piazze; a quelli che si sono sacrificati per il bene del mondo; io esprimo il mio personale e smisurato grazie! Di gente come voi San Paolo diceva: “Di loro il mondo non era degno”!

 

Paese 30 gennaio 2017

I tragici eventi terroristici, le indicibili violenze e le aspre conflittualità politico-sociali di questi ultimi tempi confermano quanto è sempre avvenuto nella storia umana. Essi evidenziano ancora una volta che togliere i freni inibitori all’essere umano tende a renderlo più feroce delle bestie. E mostrano ulteriormente che, senza equità e giustizia sociale, non è possibile la convivenza pacifica di razze, culture e religioni diverse. Quando c’è un’anomala distribuzione della ricchezza, come nella situazione attuale, è normale che le masse tendano ad addossare le colpe su categorie di persone e non sui veri responsabili, che sono due volte colpevoli: perché si arricchiscono in maniera anomala e perché dirottano su gruppi di individui facilmente riconoscibili le loro personali responsabilità. In tutto questo processo coloro che gestiscono i mass media e i mezzi di comunicazione sociale, e la gran parte di quelli che vi collaborano, hanno grandi colpe. Nel Vangelo si dice di queste persone che: “Gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”!   

 

Paese 21 marzo 2016

Il futuro dell’umanità dipende in larga parte dalla volontà dei singoli di rinunciare coscientemente ad esercitare parte di tutta la libertà di cui potrebbero disporre. Oggi, purtroppo, è di moda il contrario: pensare esageratamente a se stessi, fregandosene delle conseguenze. E’ un atteggiamento sconsiderato che porterà molti alla rovina. 

 

Paese 21 marzo 2016

Quando una persona è presa totalmente da un’idea o una passione diventa come un muro di gomma. Fintanto che rimane in quella situazione non la si può distogliere in alcun modo. Nemmeno se le passasse sotto gli occhi un angelo o si presentasse l’occasione della sua vita sarebbe in grado di accorgersene.  

 

Paese 14 febbraio 2016

E’ mai possibile che in un’epoca come la nostra, in cui siamo proiettati verso il progresso determinato dalle nuove e inimmaginabili scoperte scientifiche, in campo sociale lo sviluppo del mondo è frenato da teorie obsolete e da ipocriti stili comportamentali che lo   intrappolano inesorabilmente. Nemmeno dai templi della cultura, le Università, si levano voci autorevoli per denunciare questa contraddizione e per formare adeguatamente le nuove generazioni. D’altronde anche la ricerca universitaria è piegata alle logiche dell’economia e della finanza spregiudicata, piuttosto che al progresso.

Mi riferisco in particolare ai seguenti aspetti che, peraltro, non costituiscono le uniche aberrazioni.

1) La finanza: mai possibile che oggi, anche dopo le recenti e ripetute crisi, l’economia mondiale e gli scambi commerciali sono ancora in balia delle scommesse effettuate in borsa senza che vi sia alcun collegamento con l’economia reale (quella che produce beni e servizi) e per mera speculazione? Per quest’ultimo fine non bastano le bische clandestine e i casinò, piuttosto che le Borse valori? E’ difficile poter capire che oggi si può condurre una guerra o un’azione terroristica nei confronti di un soggetto economico o un Paese solo movimentando disordinatamente masse di denaro in Borsa?

2) I soggetti economico-finanziari: mentre per il singolo individuo la regolamentazione diventa sempre più condizionante, per i soggetti economici le possibilità di movimento sono illimitate. Infatti, un gruppo societario può essere costituito da dieci, cento, mille e, insomma, infiniti altri soggetti, senza alcun limite, né numerico, né di spazio e tantomeno d’identità certa. Ciò, insieme al fatto che i principi contabili applicati per i bilanci non sono omogenei e che le società di rating sono soggetti privati significa semplicemente una cosa: non è possibile assolutamente conoscere la reale situazione di bilancio di un gruppo societario. Chi, come me, si è trovato a esaminare attentamente il bilancio di una singola azienda, sa che occorre tempo per verificare che a fronte delle singole voci di bilancio vi siano effettivamente le quantità dichiarate. Figuriamoci quando si tratta di gruppi con numerose società sparse in tutto il mondo, collegate a società fiduciarie e spregiudicati operatori finanziari. Tanto più che è ancora possibile, come nel 1930, prima dell’avvento dell’elaborazione elettronica dei dati e del web, approvare i bilanci ad aprile anziché a gennaio di ogni anno.

3) Il singolo individuo: la dichiarazione universale dei diritti umani, in cui sono confluite le precedenti conquiste in materia, è stata ampiamente svuotata del suo significato. Oggi il cittadino non è più un essere umano, ma un consumatore e come tale è censito e codificato in una miriade di servizi, a pagamento o gratuiti, che ne controllano le attività e, specie sul web, subdolamente ne influenzano scelte e consumi. Anche a livello scolastico è enfatizzato lo scopo di fornire operai e impiegati alle aziende, piuttosto che formare individui liberi e pensanti. La normativa sulla privacy, ora è chiaro, non è servita a tutelare i singoli quanto le aziende che ne detengono i dati. La pubblicità, poi, nonostante le Authority a ciò preposte, è eccessivamente invasiva anche quando si tratti di prima infanzia o di prodotti, quali i farmaci, che assunti in maniera impropria potrebbero avere effetti peggiori del fumo.  

4) L’ipocrisia: se l’ipocrisia è stata la causa indiretta della morte del più autorevole rappresentante della razza umana, Gesù di Nazareth, oggi essa rischia di diventare l’arma di distruzione di massa dell’intera umanità. Tutti i conflitti e i fenomeni diffusi di delinquenza organizzata (terrorismo compreso) sono alimentati dal fatto che anche chi dovrebbe rappresentare l’ordine e la legge (Singoli Stati, Capi di Stato e di Governo, politici, magistrati e gestori del potere) agisce con ipocrisia e falsità. In tal modo si certifica, a vantaggio dei guerrafondai e dei delinquenti, che lo Stato di diritto e l’applicazione della giustizia sono utopie; e che il diritto internazionale, che dovrebbe regolare i rapporti fra Stati, non funziona affatto.      

 

Paese 3 febbraio 2016

Va maturando in me la convinzione che non è Dio a punire; nemmeno quando si pecca!  Il pensare il contrario, infatti, non è coerente con il fatto che Dio ha mandato Suo Figlio a soffrire e a essere crocifisso per noi. Invece di farlo soffrire atrocemente, avrebbe potuto distruggerci!

Senza poi dimenticare che la storia di Gesù non termina con la morte, ma con la risurrezione! E, dunque, è proiettata, e proietta anche noi, verso l’eternità.

La rivelazione di Dio contenuta nell’Antico Testamento della Bibbia (quello che si riferisce a prima della venuta del Cristo) è limitata. Solo Gesù ha mostrato l’autentica essenza di Dio: l’Amore.

Tutto l’Antico Testamento dovrebbe essere riletto alla luce di questo nuovo annuncio, oltre che delle reali conquiste scientifiche fatte dall’umanità nel tempo. La Bibbia non è un’enciclopedia scientifica, ma un libro morale. 

Il male che ci capita quando pecchiamo non è la punizione di Dio, ma il risultato delle nostre azioni sconclusionate. Quando, infatti, agiamo da stupidi o da sconsiderati, alla fine sono le leggi che regolano il mondo a punirci. Nella vita di questo mondo regna in ogni momento un ordine scientifico, sociale e morale; ogni volta che ce ne allontaniamo ne subiamo le conseguenze.

Sino a che non si crea un nuovo ordine che le rendano possibili, ci sono azioni che vanno compiute secondo criteri precisi.   

Ciò precisato, non mi è del tutto chiaro come agisca il demonio; so solo che Gesù lo definì il principe di questo mondo. Uno, dunque, che ha un grande potere, ma non l’ultima parola. L’ultima parola spetta a Dio il quale, e questo è da considerare attentamente, interviene nella misura in cui è invocato per cambiare, anche contro le leggi fisiche, la storia dei singoli e della collettività.

C’è di più. Se Dio non punisce i peccatori, dall’altra parte ricompensa quelli che sinceramente credono e si affidano a Lui con il dono del Suo Spirito: il che significa vivere bene con se stessi e gli altri come altrimenti non si potrebbe; in qualunque situazione!   

  

Paese 29 novembre 2015

Speriamo che questo della Misericordia sia l’anno buono perché i cristiani possano finalmente capire che Gesù non è venuto per portare la croce all’umanità e ai singoli esseri umani, ma per dimostrare che la croce può essere vinta! 

Le croci di questo mondo sono opera del diavolo; Gesù ha mostrato la strada per vincerle! Non importa quanto siano pesanti e per quanto tempo (comunque breve in rapporto all’eternità) bisogni sopportarle!

 

Paese 29 novembre 2015

Signore, non importa se non ho saputo sfruttare le doti di cui ero dotato, se non ho saputo far emergere e fruttare i talenti che mi hai dato e se, guardandomi indietro, mi accorgo di quanto bene avrei potuto fare rispetto ai tanti mediocri che guidano questo mondo. Non importa se, verso la fine della mia storia, mi ha accolto la Tua infinita misericordia e ho incontrato di nuovo Te.   

 

Paese 19 novembre 2015

Raramente chi non sa gestire le proprie finanze è capace di proteggersi sufficientemente nei rimanenti ambiti della vita. Se, infatti, non è capace di salvaguardare un capitale anche minimo, la cui perdita è misurabile con una semplice operazione aritmetica (e di capire che non può spendere più di cui dispone), figuriamoci se riuscirà a convincersi della pessima qualità delle altre relazioni, cosa non immediatamente valutabile.   

 

Paese 8 luglio 2015

Negli anni settanta, quando avevo vent’anni, fondai a Battipaglia, con mio fratello e alcuni amici, il circolo culturale “Il Quadrifoglio”. Fu un’esperienza breve ma positiva. Pubblicammo anche un giornalino con lo stesso titolo. Fra il 1971 e il 1972 pubblicai due articoli, il primo intitolato “Guerra al cancro”, l’altro “Le donne: il motore del duemila”. Il primo fu ispirato dalla morte prematura, avvenuta qualche anno prima, di un caro amico per un cancro al cervello. Andai a trovarlo nell’ultimo periodo e la massa tumorale aveva già sfigurato il suo bel volto. All’epoca era una malattia poco nota, di cui non si doveva persino parlare pubblicamente. La si chiamava “una brutta malattia”. Questa cosa m’infastidiva e decisi di documentarmi. Trovai un libro intitolato, appunto “Guerra al cancro”, e siccome le sue tesi, poi dimostratesi esatte, erano condivisibili nell’articolo usai lo stesso titolo per parlare chiaramente della malattia e del poco che allora si poteva fare per combatterla: intervenire immediatamente ai primi possibili segnali. Il secondo articolo, quello sulle donne, esprimeva la mia sincera e convinta ammirazione, tuttora presente, per il mondo femminile, prevedendo in qualche modo l’evoluzione del ruolo della donna che si è registrata negli anni successivi. Ancora non si erano diffusi i movimenti femministi, che non ho condiviso; come tutti i movimenti che difendono le prerogative di una categoria e non l’essere umano nella sua interezza.

A distanza di oltre quarant’anni, questa premessa mi è utile a introdurre un’altra convinzione, che si va formando nel mio intimo in un momento in cui il mondo è sull’orlo di un grosso baratro: la distruzione della persona e dei fondamenti della convivenza umana. Ebbene, mi sto convincendo sempre di più che: “Il mondo potrà essere salvato solo dalle donne”.

Ora che esse stanno uscendo dalle condizioni in cui erano relegate, sempre di più emerge un fascino unico, fatto di un corpo e una psiche belli, solidi e straordinari. Bisogna però uscire dalla confusione e da un’errata impostazione che si va diffondendo rapidamente: questo fascino può salvare il mondo solo se, invece di essere indirizzato alla svendita dell’immagine femminile e alla sete di potere e di carriera delle donne e allo scimmiottare gli uomini, sarà indirizzato alla diffusione della verità e alla costruzione di un mondo di pace, più universale, equo e vivibile per tutti.    

 

Paese 9 giugno 2015

Nel funzionamento del mondo, c’è qualcosa che mi sfugge.

Lo schema classico, secondo cui c’è chi si assume la responsabilità, comanda e organizza e, dall’altro lato, chi esegue, è stato superato. Lo stesso accade anche nella più piccola cellula sociale, la famiglia.

Eppure, quando concretamente si vuole costruire qualcosa, ancor oggi si deve continuare a fare ricorso all’autorità, a un progetto, al coinvolgimento di chi deve eseguirlo e, infine, al puntuale rispetto di quanto programmato; sebbene rivisto continuamente in vista dell’obiettivo finale.

Perché, a livello sociale, lo schema non funziona?

E’ una domanda importante, che non si focalizza tanto sulla bontà dell’impostazione. Alla fine, qualunque metodo è buono se, in maniera lecita, consente di raggiungere il risultato.

La domanda sottintende un dato di fatto, che diventa la questione essenziale: il mondo e le organizzazioni sociali non funzionano correttamente.

Su quest’affermazione c’è poco da discutere, se ci si guarda intorno con sguardo distaccato e obiettivo. Il non essere d’accordo vuol dire che ci sono elementi di distrazione, tali da falsare la percezione della realtà.

Ciò premesso, analizzando il problema iniziale, arrivo a una conclusione già emersa in altri miei scritti: si sono determinate situazioni nuove e dei vuoti di potere, sfuggiti di mano.

Partiamo dalla famiglia, perché forse è più semplice capire. Il compito di educare spetta in primis ai genitori, sempre che abbiano l’intenzione di assumersene l’onere. Comunque, diamo per scontato che sia così.

Ebbene, nella realtà, i genitori sono del tutto impotenti in questo loro compito. Anche quando la loro impostazione fosse corretta, sui figli si concentra tutta una serie di stimoli, che li sottrae, di fatto, alla loro autorevolezza. Ci sono altri ambienti (famiglie, conviventi, unioni di fatto, asili e scuole, altre lingue e culture, centri religiosi, associazioni varie), sollecitazioni (musica, televisione, cinema, mass media, pubblicità, libri, mondo virtuale e web) ed esperienze, che non sono sotto il loro controllo.

Anche in passato era così, ma la differenza sostanziale è che oggi ambienti, sollecitazioni ed esperienze sono infiniti e senza alcun governo.

Lo stesso fenomeno si ripresenta a livello mondiale. Ci sono numerosi fattori, sottratti a qualunque controllo o anche solo a un efficace coordinamento, che si ripercuotono negativamente sull’andamento del globo. Penso al potere delle multinazionali, della delinquenza e del terrorismo internazionale, della finanza d’assalto; dei venditori di armi, di energia e materie prime, ma l’elenco potrebbe essere più lungo e dettagliato. 

In generale, quando un fenomeno non è governato, è lasciato al libero arbitrio. Il che significa che è orientato lo stesso, ma in maniera confusa e secondo le più spregiudicate mire dell’interesse, individuale e di gruppo.

Già altre volte ho proposto delle soluzioni ma, forse, sono andato troppo avanti. Ora mi fermo qui, sperando di sollecitare una riflessione e una presa di coscienza collettive.

Nessun problema può essere affrontato, e risolto efficacemente, se prima non ci si convince della sua esistenza. 

 

Paese 11 gennaio 2015

Con l’esperienza di oltre sessant’anni, in maniera lucida e convinta affermo, senza dubbio alcuno: “Piuttosto che ascoltare le quotidiane e spudorate falsità del mondo, è meglio, e fa vivere più felici, il rivolgersi all’apparente pazzia e all’incomprensibilità di Dio, rivelata da Gesù di Nazareth”.

 

Paese 25 ottobre 2014

In Italia stiamo vivendo un’epoca particolare, in cui spesso capita di avere a che fare con persone che sono al posto sbagliato, e di cui bisogna stare attenti a seguire le indicazioni.

La mancanza di imparzialità e di onestà intellettuale, insieme alla corruzione, hanno provocato gravi anomalie nell’attribuzione dei ruoli: nei diversi settori è difficile incontrare persone che siano veramente competenti, diligenti, motivate a fare bene, oneste.

Questa situazione, se da una parte aumenta il merito dei pochi che s’impegnano quotidianamente, dall’altra crea un problema serio: non ci si può affidare ciecamente anche a chi si fregia del necessario attestato professionale. Bisogna allertare il proprio senso critico, fare confronti con altre opinioni, verificare la veridicità di quanto viene rappresentato. Insomma, una bella fatica per chi ha la sensibilità e la capacità di farlo.

Se, finita la seconda guerra mondiale, si è cercato di basare i rapporti sulla fiducia, come elemento essenziale per la convivenza e la crescita, ora che la credibilità è venuta meno, bisogna rieducare intere generazioni al rispetto per se stessi e per gli altri (che non significa essere fessi), per poter avviare una nuova fase di sviluppo.     

 

Paese 9 ottobre 2014

E’ un po’ di tempo che penso alla rivolta dei giovani che a Hong Kong chiedono democrazia.

Mettendo da parte gli ideali e gli idealismi, che solo raramente orientano la storia, e concentrandoci sull’interesse economico, sulle mire di potere, sulla tendenza naturale a credersi più capaci degli altri, spesso strumentalmente, non convincono le critiche del mondo occidentale verso la chiusura del Governo cinese nei confronti delle aspirazioni giovanili.

Mi sbaglierò, ma dopo aver costatato la pessima situazione in cui sono ridotte le moderne democrazie, vedo solo ipocrisia e interesse.

Nel tempo i governi occidentali hanno sensibilmente limitato l’esercizio della democrazia nei loro Paesi. Se vi avessero creduto davvero, avrebbero dovuto moltiplicare le occasioni di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica (specie con i mezzi informatici oggi a disposizione), ma così non è stato. Non solo, ma è stato ampliato il già ingiustificabile divario fra chi ha posizioni di vertice e il comune cittadino.

A me pare che sia cambiato solo il nome, ma fra l’attuale democrazia, la monarchia e le altre forme di governo non vedo grandi differenze: solo agli appartenenti alla “nobiltà repubblicana” sono riservati i migliori posti di lavoro, quelli pagati meglio e una maggiore considerazione dello Stato, persino nei tribunali.

Allora mi chiedo se sia davvero onesto schierarsi a sostegno dei giovani di Hong Kong, o non sia piuttosto necessario adoperarsi per migliorare la democrazia all’interno dei singoli Stati.

Non sarebbe meglio, poi, dire ai giovani asiatici la verità: “Se state realmente combattendo per un futuro migliore, non importa il tipo di governo che c’è, ma le qualità morali e la lungimiranza di coloro che lo rappresentano”. “La vostra civile protesta è strumentalizzata da pochi individui che mirano non a cambiare realmente, ma a raggiungere rapidamente le posizioni di potere”.

E’ una fase che abbiamo già avuto in Italia nel ’68. I contestatori, arrivati al potere, si sono comportati peggio di quelli che criticavano!

Il futuro può essere modificato solo con il contributo di tutti, secondo un percorso morale, suggerito in passato e troppo presto abbandonato: a) tendere ciascuno a migliorare se stesso; b) estromettere dalle posizioni di potere coloro che hanno la pretesa di essere più capaci degli altri e pensano esclusivamente a soddisfare i propri capricci.

Nessun essere umano ha prerogative tali da superare quelle di tutti gli altri: da solo non potrà mai costruire nulla di veramente buono e duraturo.

      

Paese 9 agosto 2014

Una degli attributi più belli e straordinari che può esprimere l’essere umano, è l’intelligenza: il voler apprendere, capire e ragionare sempre più ampiamente; ma l’intelligenza perde il suo vigore e diventa inutile quando si tratta di considerare l’altrui dolore e la sofferenza.

Molto di più esprime l’amore.

 

Marina di Camerota 31 luglio 2014

Il periodo di assenza da questa rubrica è dovuto al fatto che ho ripreso in mano il libro: “Quello che Nessuno ha capito della vita”. Mi sono reso conto che necessita di molti interventi per renderlo più fruibile. Per la fretta di vederlo pubblicato, infatti, non mi sono accorto dei refusi e non ho curato molto l’esposizione. Ci sto lavorando e ho completato la prima fase. Una seconda avrà inizio in prosieguo.

Nel frattempo alle problematiche già esistenti nel mondo se ne sono aggiunte delle nuove: la guerra nella striscia di Gaza; l’instabilità dell’Ucraina, con la conseguente contrapposizione fra la Russia, da una parte, e Stati Uniti ed Europa dall’altra; l’instabilità dei territori arabi in cui sono stati spodestati i regimi tirannici. Abbiamo, inoltre, le crisi umanitarie dovute alle migrazioni dall’Africa alle coste europee e alle malattie endemiche di quel continente; il temuto default finanziario dell’Argentina; la situazione insostenibile del debito pubblico degli USA; il perdurare della crisi economica di molti Paesi europei, ma l’elenco sarebbe molto più lungo.

Giunto a un’età matura, mi è difficile pensare che sia tutto casuale. Comincio a pensare che il Mondo sia in balìa di spregiudicati e potentissimi centri d’interesse economico, che influiscono sulle nomine dei politici internazionali e ne indirizzano pesantemente l’attività.

Non sarebbe altrimenti possibile che la gente comune si accorge dei guasti e dell’origine degli stessi, e non se ne accorgono gli specialisti delle istituzioni internazionali e i Capi di governo.

I registi nascosti, e non, di un tale sfacelo devono perlomeno sapere di essere stati smascherati e che, soprattutto, la vita stessa presenterà loro un conto salatissimo; come è avvenuto per tutti i grandi malfattori dell’umanità.

Essi, poi, devono sperare che Dio non esiste. Perché, se Dio esiste e non si affideranno alla Sua infinita misericordia, la loro presunta onnipotenza gli potrà costare molto cara.    

 

Paese 28 aprile 2014

Istantanee del viaggio con mia moglie a Medjugorie, dal 24 al 27 aprile.

C’incontriamo con il pullman nei pressi di Trieste, verso le 12,45, e lo seguiamo con la nostra auto.

Inizia, poi, il lungo viaggio: breve attraversamento del territorio Sloveno; superamento della dogana Croata e dell’esteso tratto autostradale della Croazia, durante il quale non s’incontrano insediamenti umani; l’attesa alla dogana Bosniaca, quando s’è fatto già buio, e gli ultimi quaranta chilometri di strada per giungere a Medjugorie.

Arriviamo, concitati per il ritardo, all’Hotel Sole verso le 21,00, per sistemarci e cenare.

La mattina dopo ci svegliamo alle 5,30, facciamo colazione, e ci spostiamo in pullman di alcuni chilometri per incontrare, dopo più di un’ora di interminabili preghiere, Viska, uno dei veggenti. Il suo volto è raggiante. Riferisce dei messaggi ricevuti dalla Madonna, indirizza baci affettuosi alla folla di pellegrini, dei quali diversi abitudinari di Medjugorie, che le corrispondono. Inizia il suo lungo silenzio per la preghiera personale con la Madonna e segue la benedizione finale di un sacerdote. Subito dopo viene celebrata la Santa Messa che,  in un ambiente sovraffollato e mentre eravamo già stanchi, non abbiamo gustato appieno. Appena finita la celebrazione io e mia moglie siamo scappati via verso il pullman che ci aspettava.

Ho capito una prima cosa: ciascuno arriva a Dio, e si relaziona con Lui, in maniera assolutamente personale e con una sensibilità propria. A me non piacciono le preghiere lunghe e interminabili, la mielosità nelle relazioni, le Messe poco essenziali. Ma ciascuno di noi è diverso e ha diritto di esserlo. Forse quello che conta è l’altruismo che riesce a esprimere; e la reale e straordinaria presenza di Dio! 

Facciamo un giro per il centro, non ci piacciono l’apparato commerciale e i tanti negozi che vendono ricordini.

Pranziamo in albergo, e intessiamo le prime più solide relazioni con il gruppo cui eravamo abbinati, e con la capogruppo Annalisa. Sono subito caduti i nostri pregiudizi e le chiusure nei confronti degli altri. Ma, cosa ancora più straordinaria, l’apertura senza condizioni è stata a percepita da tutti gli altri.

Dopo il pranzo, siamo saliti in preghiera alla collina delle apparizioni. E’ indescrivibile, bisogna provare. Mai visto un sentiero così aspramente sassoso. Grossi sassi di dimensioni e forme diverse, ora tondeggianti, ora piani e ora taglienti che, invece di agevolare il cammino, diventano un pericoloso ostacolo, anche a causa dell’umidità del luogo; ridiscendere è ancora più rischioso che salire.  Risultato: anche persone che avevano difficoltà a camminare sul terreno piano sono salite e scese indenni. E c’era qualcuno anche a piedi scalzi!

Dopo cena, ai piedi della stessa collina, pressoché al buio, abbiamo partecipato alla suggestiva apparizione della Madonna al veggente Jakov, in un clima di partecipata preghiera; seppur disturbato dalla ricerca di una sistemazione strategica dei tanti pellegrini e da coloro che, superficialmente, si ostinano a fotografare ogni cosa. Noi eravamo a circa venti metri dal veggente, ma non abbiamo potuto cogliere gran che, salvo un clima di grande pace e la visione di una girandola di luce nelle nubi sopra la nostra testa. Era un po’ come quella dei laser che talvolta s’innalza dai locali notturni; ma non si percepiva da dove partisse la luce.

La mattina dopo, ancora molto presto, siamo partiti per la più impegnativa salita del monte della croce. Pensavo che l’impegno si riferisse solo alla maggiore altitudine rispetto alla collina delle apparizioni, invece no. Sempre presenti i sassi, resi ancora più viscidi da una fastidiosa pioggerellina.

Mi sono convinto che la croce posta su quel monte nel 1933 sia stata il preludio a tutto quanto si è poi sviluppato in questa frazioni di Medjugorie: sì sperduta in un remoto ambito d’Europa e del Mondo, ma ricca d’intensità religiosa.

Dopo la discesa, ancora una volta incredibilmente indenne, il gruppo si è diviso. Una parte è tornata in albergo a cambiarsi e a ricomporsi, fra cui io e mia moglie, l’altra è andata a Messa. Verso l’ora di pranzo ho visto tornare i nostri amici che erano andati a Messa inzuppati d’acqua fino all’inverosimile. Un improvviso e consistente scroscio d’acqua ha divelto le timide difese di cui pure erano provvisti: si sono fatti un bagno così imponente che è stata immediata l’associazione con un vero e proprio battesimo.

Nel pomeriggio siamo andati alla comunità di Suor Elvira. Due ragazzi, segnati da precedenti dipendenze, ci hanno raccontato le loro storie, confermando le mie convinzioni in materia e facendomi capire che, quando si raggiunge lo stato più profondo del degrado, l’effetto più immediato e diretto è la rottura totale delle relazioni con gli altri: quando si cade in quella condizione, non è possibile più comunicare con alcuno e si può arrivare a compiere qualsiasi crimine. Il metodo pedagogico utilizzato dalla comunità è essenziale e concreto, quanto straordinariamente efficace: se individui il problema di fondo, è possibile anche trovare soluzioni adeguate.

Dato che la mattina seguente saremmo partiti, abbiamo partecipato alla Messa prefestiva serale in lingua Croata. Se la Messa celebra la presenza reale di Gesù Cristo nell’ostia consacrata, tutto il rimanente è relativo; il linguaggio non è un ostacolo. La presenza di persone di razze e lingue diverse accresce il valore e la bellezza del rito. Dopo la Messa, insieme ad una folla di altri fedeli,  ci siamo fermati per la preghiera di guarigione all’aperto. Oramai al tramonto, il sole faceva finalmente capolino tra le consistenti nubi della giornata. Qualcuno del nostro gruppo mi ha invitato ad osservarlo per scorgervi delle particolarità: il disco sembrava roteare. Io l’ho appena percepito e non sapevo se ciò era dovuto all’effetto dell’abbagliamento o ad altro. Ho notato però che il sole prima è sceso normalmente dietro una nuvola ma poi è rimasto nella stessa posizione, poco più su della linea dell’orizzonte, per più di qualche minuto.

Infine la cena; e la notizia che l’indomani mattina avremmo avuto la colazione alle 4 e la partenza alle 4,30!

Mi sono imposto di passeggiare per un’oretta per potermi addormentare subito. Al ritorno, dietro la Chiesa, ho visto un’altra marea di gente in silenziosa preghiera per l’Adorazione del Santissimo (l’ostia con la presenza di Gesù): mi sono fermato ed è stato un momento di grande pace e serenità.

Ci siamo svegliati poco dopo le tre, abbiamo fatto colazione e siamo partiti.

Abbiamo superato più agevolmente il confine Bosniaco e abbiamo ripreso il viaggio sul lungo tratto Croato. Dopo circa due ore e mezza ci siamo fermati in autogrill, per salutare molto affettuosamente i nostri amici. Insieme abbiamo vissuto dei momenti di spensieratezza e felicità. Infine, io e mia moglie abbiamo proseguito da soli il viaggio di ritorno, lasciando dietro di noi il pullman.

Comunque, pur se distratti dalle tante contrastanti sollecitazioni, a Medjugorie abbiamo vissuto un’esperienza particolare.

   

Castelfranco Veneto 14 aprile 2014

Molti uomini e donne si prostituiscono, fisicamente e moralmente, perché in tal modo gli si riconoscono le ricompense che essi ritengono adeguate all’opinione che hanno di sé e ai servigi che prestano.

Questa riflessione induce a due altre considerazioni.

Da una parte, bisogna concludere che il mancato riconoscimento dei meriti obiettivi e la mancanza d’imparzialità nei giudizi hanno come effetto indiretto quello di indurre la gente a prostituirsi.

Dall’altra, che il complessivo processo educativo non funziona: gl’individui rinunciano alla loro dignità individuale a prezzo troppo basso. Con estrema facilità si arriva a sdoppiare la propria personalità a seconda che si agisca in pubblico, in privato o, addirittura, in circostanze determinate. Troppo facilmente si finisce per legare la propria autostima solo ed esclusivamente ai vantaggi economici che si riescono ad ottenere; senza badare ad altro.  

 

Paese 12 aprile 2014

Nessuno può arrivare a vivere tutte le esperienze della vita.

Pur affannandosi, non c’è una sola persona che possa minimamente assaporare e sperimentare tutto ciò che c’è da conoscere e vivere sia nell’Universo sia nello sconfinato mondo delle relazioni con gli altri esseri. 

Ciò dimostra inequivocabilmente quanto siano importanti le scelte che si fanno e quanto sia importante educare alla grandezza piuttosto che alla mediocrità; che può finire per diventare l’unica esperienza della vita!

Mediocrità e grandezza che non si misurano con il denaro, ma con quanto di positivo si costruisce, o si tenta di costruire, dentro di sé e intorno a sé.

 

Paese 21 marzo 2014

Ogni azione e ogni decisione hanno sempre due serie di effetti: i primi, immediati, evidenti e definiti; i secondi, distribuiti nel tempo e molto spesso di ampia portata e non sempre individuabili. 

Nelle decisioni importanti è bene soffermarsi a considerare anche i risvolti futuri.

 

Paese 21 marzo 2014

Con la cosiddetta spending review, espressione straniera che non gradisco molto, il Governo italiano è attualmente impegnato a rivedere e razionalizzare la spesa pubblica. Si ridurranno le spese ritenute inefficienti per impiegare i fondi a favore di alcune componenti socio-economiche che ora è più impellente sostenere. Tale politica di razionalizzazione della spesa è avveduta, ma non basta.

In tal modo, infatti, si causerà comunque la riduzione dei consumi di alcuni beni e servizi e l’aumento di altri: si ridistribuirà il reddito, ma la ricchezza nazionale si modificherà solo marginalmente.

Razionalizzare la spesa vuol dire creare una cultura positiva nei singoli, nella collettività e in tutte le componenti affinché a fronte di un esborso vi sia un adeguato ritorno economico.

Per incrementare i consumi bisogna aumentare la quantità di denaro in circolazione nel nostro Paese. Considerata la priorità della riduzione della spesa pubblica, bisognerebbe da una parte abbassare il costo del Debito Pubblico e dall’altra aumentare le esportazioni.

A tal fine è necessario abbassare il costo finale dei nostri prodotti, pur mantenendo un elevato standard di qualità. In particolare, è necessario ridurre al minimo i costi (energia, tasse, burocrazia) che incidono sulla produzione, specie quando le imprese creano posti di lavoro. Bisogna, poi, valorizzare i nostri prodotti e promuovere una cultura della qualità. 

Infine, è urgente intervenire per fare in modo che la finanza speculativa non possa ripercuotersi sui prezzi dei prodotti e non goda di maggiori vantaggi economici rispetto alla produzione di beni e alla finanzia non speculativa.   

 

Paese 2 febbraio 2014

Ci dobbiamo preparare alla prossima campagna elettorale. Non deve essere più possibile che per l’ennesima volta i politici ci vengano a raccontare, con una spudorata faccia di “bronzo”, le loro falsità. Vogliamo avere notizie documentate sulle relazioni che hanno con il nostro territorio locale, sulla loro preparazione culturale, sui loro legami sentimentali e economici, sui loro redditi recenti e passati e su cosa hanno sinora costruito di concreto. Poi ci devono dire chi è il loro capo; qual è il loro livello di autonomia; cosa si propongono sia il loro partito sia essi stessi. Infine, ci devono dimostrare la loro credibilità: non con riferimento al futuro, ma al passato!     

 

Paese 2 febbraio 2014

La Costituzione Italiana recita nella sezione “Principi Fondamentali quanto segue (testo ricavato dal sito della Presidenza della Repubblica).

 

Art. 1 -  L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2 -  La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.

 

La lettura di questi articoli, si badi bene, facenti parte dei Principi Fondamentali e quindi di quelli assolutamente non derogabili, sconcerta. E’ troppo evidente il contrasto con la realtà! Solo per fare un esempio, basta pensare che, secondo questi articoli, non è accettabile che un politico o un alto funzionario pubblico percepiscano compensi stratosferici e all’opposto ci siano cittadini in difficoltà estreme, tali da spingerli alla prostituzione, alla delinquenza, al suicidio! Quello che mi chiedo è: “Ma tutti coloro ai quali direttamente o indirettamente la stessa Costituzione e la Legge affidavano la tutela dei principi costituzionali (Organi dello Stato, Politici, Magistrati, Cultori del Diritto, Alti Funzionari Pubblici) perché, oltre a incassare regolarmente gli appannaggi assegnati per le funzioni che svolgevano, non si sono mai attivati concretamente per impedire che si approvassero e proliferassero tutti quei provvedimenti che contrastano con i principi sopra enunciati?”.

Bisogna concludere che non hanno funzionato i meccanismi di selezione che hanno portato a posizione di vertice e di responsabilità moltissimi degli attuali gestori del potere. Attenzione, non appartengo ad alcun movimento politico, si tratta solo di semplici e incontrovertibili constatazioni.

Il problema, però, è di portata ben più ampia e profonda: alla difesa dei principi si è sostituito l’interesse personale e di gruppo. E’ accaduto quello che accade alle coppie che si dividono: l’esclusivo interesse personale viene anteposto a quello della coppia stessa e dei figli. Non solo; non si è trattato di comportamenti isolati, quanto di coscienze formate a perseguire il proprio esclusivo tornaconto piuttosto che grandi ideali! 

 

Paese primo febbraio 2014

L’odierna sentenza di condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito pone tutta una serie di questioni. Innanzitutto mi auguro che si tratti di una sentenza giusta: se così non fosse, la sua severità sarebbe persino peggiore dell’omicidio perpetrato nei confronti di Meredith. La vicenda, poi, richiama alla mente altri delitti orrendi (Novi Ligure, Garlasco, Avetrana e molti altri ancora) in cui i presunti assassini sono sempre giovani, uomini e donne. Dietro questi delitti non ci sono solo le responsabilità personali dei soggetti coinvolti, ma anche quelle morali di tanti individui che hanno combattuto aspramente l’educazione al rispetto dell’altro e alla moderazione dei propri istinti. Negli anni cinquanta (1950-1960 circa) nelle scuole elementari si studiava il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis e s’insegnava la cosiddetta regola d’oro di Gesù: “Tutto quanto volete che gli altri facciano a voi, fatelo a loro”. Il che implica il non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.

Troppo semplicisticamente ambedue i riferimenti sono stati abbandonati perché ritenuti eccessivamente pietosi e legati a sentimenti religiosi.

All’educazione al rispetto è stata progressivamente sostituita la determinazione a realizzarsi e a soddisfare i propri esclusivi capricci. Il risultato che si è ottenuto è il seguente: mentre, un tempo, si operava una distinzione fra tutti i pensieri che passavano per la mente, scartando  quelli che dovevano rimanere pure fantasie mentali, in seguito è stata esasperata la realizzazione del proprio tornaconto e dei propri desideri più fantasiosi: la realtà è arrivata a superare la fantasia.

Un tempo, nel nostro Paese delitti così efferati, soprattutto compiuti da giovani, erano rarissimi. 

C’è una responsabilità morale precisa di quelle persone che hanno contribuito a far sì che, a un progetto educativo che era magari da implementare, si sostituisse il “non progetto” che ci ha condotto ai nostri tristi giorni. Responsabilità morali che implicherebbero quanto meno una pubblica ammenda e un’azione redentrice di revisione delle proprie convinzioni.

Ciò non avviene perché molte di queste persone devono il loro successo all’aver sempre cavalcato, tempo per tempo, le mode vigenti, senza discernere fra il costruire e il distruggere. Essi non conoscono, o hanno ignorato, il proverbio che recita: “Chi semina vento, miete tempesta”. 

Spero per queste persone e per tutti i violenti che Dio non esista!

Tuttavia, a ristoro delle vittime e degli innocenti che hanno sofferto inganni e soprusi di ogni genere, io spero e credo che Dio esiste; e che la sua Misericordia si estenderà solo su quelli che si ravvedranno e pentiranno dei danni provocati a se stessi e agli altri.

Senza dimenticare che si è molto più responsabili del male fatto agli altri che di quello che si fa verso se stessi.

      

Battipaglia 3 agosto 2013

A circa dieci anni di distanza dall’avvento del terzo millennio, si comincia a prospettare sempre più pressantemente la necessità di interpretare con un orizzonte mentale nuovo i tempi che stiamo vivendo. Con molta attenzione bisogna discernere quanto, sia del passato che del presente, va mantenuto, difeso e promosso e quanto abbandonato, contrastato ed eliminato. Non si tratta di principi astratti, ma di poter sopravvivere a questi tempi spalancando la propria mente e ritrovando energie nuove per costruire per sé e per i propri figli un futuro sereno e vivibile: non è possibile che il denaro sia posto alla base di tutto; non è possibile vivere ingurgitando le immani fandonie che raccontano i mass media, il web compreso; non è possibile vivere senza limiti. A questo mondo, forse, c’è solo una cosa senza limiti: la stupidità!   

 

Paese 2 giugno 2013

Oggi, mentre nel nostro Paese si continua a festeggiare solennemente la Repubblica, ci si è dimenticati del presupposto stesso del sistema repubblicano: la pari dignità dei cittadini. Anzi la maggioranza di coloro che rappresentano lo Stato e il potere pubblico quotidianamente rinnega questo principio. Ha favorito la costituzione di due nuove classi sociali, che si sono sostituite a quelle tradizionali: i potenti e i senza diritti. Tale è la prerogativa di tutti i sistemi non repubblicani!

 

Battipaglia 16 maggio 2013

Nel rifarmi vivo dopo un po’ di tempo, in cui ho portato a compimento un libro che avevo in progetto, volevo rammentare a me e a voi di sorridere. Che pena passeggiare, incontrare le persone e non poterle salutare. Se l’economia andrà ancora male e chi gestisce il potere continuerà a ingozzarsi, arriveremo prima o poi alle catastrofi sociali. Ma, se ciascuno di noi non è capace di esprimere e regalare nemmeno un sorriso, ci arriveremo molto prima.

 

Paese 24 dicembre 2012

Auguri a tutti.

E’ venuto il momento di ritornare all’unico messaggio che ha sconquassato, illuminandola, la storia umana da circa 2010 anni. Messaggio vero, perché è stato pagato a caro prezzo; autentico, perché comprensibile a tutti quelli che prendono un mano il Vangelo per leggerlo con un cuore libero e sgombro da pesi.

C’è gente che crede alla fine del mondo prevista dai Maya, alle stronzate che raccontano politici e tecnici, alle montature di stampa, televisione, internet e giornali; e non riesce a credere che l’unica nostra salvezza è Gesù Cristo (ebreo; vituperato ed ucciso dai suoi connazionali e dai nostri antenati romani; offeso da cattolici e non cattolici; riseppellito, da duemiladieci anni, ogni giorno che è passato dopo la sua morte).

La sua colpa? Credere (e morire per questo) che l’unica legge che possa far funzionare, non solo questo Mondo, ma tutto l’Universo sia l’Amore. Ebbene, se devo augurare a me stesso e a Voi tutti qualcosa per la ricorrenza della Sua nascita: “Che possiamo credere intimamente in Lui, per poi cercare di vivere intensamente almeno un istante del Suo Amore. Quello che, nel rispetto totale di se stessi e degli altri, porta a desiderare il bene; prossimo, futuro e anche oltre il futuro!”.

Auguri !

 

Paese 3 novembre 2012

A questo mondo non c’è depravazione, turpitudine, lordura, sfrenatezza, crimine o atrocità, che non sia stata già redenta dal sacrificio e dalla Croce di Cristo. Quanto alla redenzione personale, concreta e definitiva, essa dipende unicamente dalla libera adesione di ciascuno a Gesù Cristo, tramite un sincero pentimento, l’atroce tormento interiore che porta anche ad accettare la giusta pena per i misfatti, l’ardente desiderio di ritornare ad essere finalmente liberi interiormente.

 

Paese 27 settembre 2012

Il mondo è un contenitore in cui convivono, nello stesso istante, le nuove vite portate dalle donne incinte e la morte dei vecchi e dei malati senza speranza; il preparare da mangiare, il curare i malati, il lavorare per costruire un futuro di progresso e, contrapposti, il morire di fame, la violenza fisica e psicologica,  il distruggere e l’operare iniquamente, la disperazione. Nello stesso istante vi sono persone che si amano e si odiano; che con tenere e intense effusioni si scambiano affetto, generando talvolta la vita, o che usano i loro corpi esclusivamente come strumenti di piacere insaziabile, fino ai limiti estremi. Persone che danno la loro vita per gli altri, e persone che senza motivo offendono, violentano, uccidono. Esseri umani in vendita o che comprano, a pezzi o interi, altri loro simili. Pace e guerra. Amore e sopraffazione. Persone che dormono, che attendono ai loro bisogni corporali, alle loro occupazioni mentali e intellettuali; persone che riescono a soddisfare le loro più intime aspirazioni e esseri che lottano per cercare di arrivare vivi al giorno seguente. Persone nella cui mente passano i più disparati pensieri, ricordi, emozioni. Gente che vive senza pensare e senza consapevolezza e menti che cercano di scoprire l’essenza della vita. Gente che studia cercando la verità e gente che diffonde menzogne. Giustizia ed ingiustizia, pomposità e concretezza, apparenza e sostanza, normalità e anormalità, splendore e squallore. Giorno e notte, sereno e pioggia, vento e tempesta, bellezza e violenza della natura. Fiducia nell’esistenza di un mondo futuro oltre la morte, di Dio, e conseguente preghiera fiduciosa e, contrapposte, il credere nella definitività della morte e l’assenza assoluta di speranza. Presente e passato o attesa del futuro.

Tutto questo, e altro ancora, è il mondo in ogni istante. Questo e altro siamo noi in ogni momento.

Noi, consapevoli o no; noi che possiamo decidere di vivere, e come vivere questo istante. Noi di fronte a noi stessi e agli altri; di fronte a questo mondo che pullula di vita e a un Universo sconosciuto in continuo movimento; di fronte al nulla o di fronte a Dio. Tutti coinvolti nello stesso misurabile istante o forse, piuttosto, tutti inseriti in una dimensione senza spazio, senza tempo e senza limiti, di cui ancora non sappiamo e non abbiamo capito niente.

Siamo troppo poco perché la mia intelligenza non cerchi di innalzarsi verso di Te per cercarti, o Dio!

Per cercarti per la mia strada, l’unica che mi ha finora convinto: vita, parole, coerenza, sofferenza, morte e Risurrezione di Gesù Cristo, l’ebreo nato circa duemila anni fa e disconosciuto da molti e persino dai suoi connazionali.

Circostanze storiche, quest’ultime, che aumentano e confermano il mio credere in Lui.

 

Paese 26 settembre 2012

Da tempo siamo di fronte a diverse emergenze planetarie: fame, miseria; mancato rispetto dei diritti irrinunciabili della persona; commercio di armi e di esseri umani; guerre, terrorismo e devastazioni; assenza di etica nell’economia, nella finanza e nel commercio; distruzione e mancata tutela dell’universo in cui viviamo.

Sono tematiche fondamentali per la sopravvivenza e la qualità della vita umana; eppure sino ad oggi non è stato fatto nulla di significativo e di concreto per correre ai ripari.

Come sosteneva qualcuno già negli anni sessanta del secolo scorso, sarebbe necessario un supplemento di anima, una nuova coscienza, nuovi e più grandi ideali da parte di tutti.

In tale attesa, ci si può solo muovere su due versanti oggi fortemente critici del nostro più limitato ambito sociale.

In primo luogo, si tratta dell’eccessiva distanza che si è originata fra coloro che gestiscono il potere ed il resto dei cittadini, fra chi comanda e chi esegue, quasi come se si trattasse di due precise e distinte classi sociali. I primi godono di guadagni sproporzionati, ma ancor più del privilegio di non dover rendere conto a nessuno e di non essere responsabili di niente. Persino nelle aziende, per le quali la dottrina organizzativa prevede criteri gestionali improntati al coinvolgimento delle persone, all’efficienza, all’efficacia, al conseguimento di risultati concreti e positivi, si è insinuato questa specie di pericoloso tarlo. 

Chi dirige, anche quando sbaglia in maniera grossolana e palese, in evidente contrasto con gli stessi interessi aziendali o collettivi, ha sempre ragione e ha sempre la meglio nei confronti dei sottoposti, anche quando questi urbanamente, in maniera collaborativa e a tutela dell’interesse aziendale rappresentano le loro perplessità in merito agli indirizzi e alle indicazioni che vengono loro imposti.

Dall’altra parte, chi si trova a eseguire è quasi sempre soccombente, non solo dal punto di vista economico e della ragione, ma soprattutto perché è più direttamente esposto sia al declino e al fallimento delle organizzazioni, sia alle conseguenze negative che ricadono su di lui per non essersi voluto adeguare a pratiche improduttive e/o illecite imposte dall’alto, o non eseguite tacendo.

Si è passati da un sindacalismo esasperato alla pressoché totale assenza di tutele di fatto.

Chi gestisce il potere si deve assumere l’onere di perseguire in maniera lecita obiettivi etici. In caso contrario, deve essere chiamato a renderne conto e deve essere rimosso.

D’altro canto deve essere favorita la collaborazione leale e fattiva dei sottoposti al raggiungimento degli obiettivi collettivi o aziendali, scoraggiando il supino adeguamento alle indicazioni dall’alto anche quando in palese contrasto con gli obiettivi istituzionali.

E’ un divario che va assolutamente attenuato; anche perché non c’è dubbio che le maggiori responsabilità sono attribuibili a chi ha il potere/dovere di impartire le direttive e non a chi esegue.

E’ necessario mitigare il dominio di chi comanda troppo autoritariamente e poco autorevolmente, premiando i comportamenti virtuosi sia di chi gestisce correttamente l’autorità sia di chi esegue lealmente.

Il secondo versante è costituito dal declino dei sistemi democratici, dovuto al fatto che i cittadini sono totalmente tagliati fuori sia dai processi decisionali sia, soprattutto, dai controlli su chi governa o esplica le funzioni pubbliche.

E’ una questione culturale di livello mondiale, sino al punto che, in questo momento, non c’è un solo sistema che possa essere assunto come modello adeguato per tutti gli altri Paesi.

In questa situazione, è un’utopia il cercare di esportare la democrazia in quei molti contesti del Mondo che ne sono privi e che sono connotati da situazioni socio-politiche disastrose o problematiche.

Per correre ai ripari, è necessario, quanto meno, introdurre degli immediati correttivi.

Una possibilità è data dal coinvolgere direttamente i cittadini nella gestione e nel controllo dell’esercizio della Pubblica amministrazione.

Penso ad un sistema in cui si dovrebbe, preliminarmente, far luogo alla compilazione di un albo di cittadini che rispondano a severi e predeterminati criteri di consolidata onestà/probità (età minima; assenza di condanne penali o di sanzioni amministrative oltre certi limiti; un minimo di cultura; mancanza di precedenti impegni nella politica o di legami diretti con i partiti; disponibilità ad esercitare le funzioni alle quali potrebbero essere chiamati; assenza di pretese economiche oltre il rimborso delle spese ; ecc.).

Una volta compilato questo elenco, da aggiornare con regolare periodicità, in base a idonei criteri di scelta, dovrebbero essere sorteggiati dei nominativi da inserire in tutti gli organismi collegiali espressi dal potere politico, sia a livello centrale che periferico (ovvero in tutti i consessi pubblici in cui ciò è ritenuto utile, quali commissioni di esame e/o di valutazione, ecc.), con il compito di esplicare funzioni consultive e di controllo. Funzioni nell’esercizio delle quali rientrerebbero la possibilità di sottoporre le questioni ritenute rilevanti al vaglio dell’Organo politico/istituzionale gerarchicamente superiore o all’Autorità penale.

Se i sistemi democratici, nati per attribuire la sovranità al popolo, non si adeguano rapidamente per diventare realmente tali, evitando che il potere si concentri per lungo tempo nelle mani di una minoranza di cittadini corrotti o incapaci, ci troveremo ben presto a doverli catalogare fra le numerose teorie sociali, politiche ed economiche che la storia ha decretato come irrealizzate e irrealizzabili utopie.

 

Marina di Camerota 21 giugno 2012

Il pensiero e la storia moderna sono stati sensibilmente influenzati dai principi della Rivoluzione Francese: libertà, eguaglianza, fraternità. Arrivati al terzo millennio della storia umana, bisognerebbe riflettere un po’ su questi principi.

La libertà dovrebbe essere valorizzata in molti Paesi del Mondo, perché poco diffusa, e ridefinita in altri, perché non è pensabile l’esercizio di una libertà che non trovi limite nei diritti e nelle prerogative degli altri.

L’eguaglianza e la fraternità si sono dimostrate pure utopie, che non hanno retto né nel breve periodo della stessa Rivoluzione Francese, né successivamente. D’altronde, l’eguaglianza è un’utopia irrealizzabile già per definizione. 

La situazione attuale è quella in cui si continua ad esaltare un’eguaglianza dei cittadini, che tale assolutamente non è: non ci sono più ceti sociali che dividono la popolazione ma, peggio, sostanziali ostacoli che impediscono l’esercizio equiparato di diritti e doveri. Quanto alla fraternità, oggi sostituita dal concetto di solidarietà, è meglio lasciar perdere.

 

Paese 16 maggio 2012

Una società politica nel quale le famiglie con figli, l’infanzia e la gioventù non trovano adeguata tutela e dove tutti i posti di responsabilità sono occupati dai vecchi, non può essere definita né democratica né repubblicana. Si tratta di superate oligarchie e forme di governo, ripresentate con aggettivi impropri. Una Democrazia moderna moltiplica concretamente le occasioni di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, non limitandole, come accade, a espressioni di voto svuotate del loro originario contenuto; come dimostrano le altissime percentuali di astensione alle votazioni.

Ogni persona e ogni voce, pubblica e privata, che non è cosciente di ciò e non si adopera per modificare rapidamente quest’abnorme situazione, manca di credibilità, si rende complice del declino della politica e costituisce un serio ostacolo al progresso civile.  

 

Paese 6 aprile 2012

Ancora una volta, come ogni anno si approssima la pasqua cristiana.

Nel frattempo molti esseri umani cercano di uscire dalla monotonia della propria vita o dal ruolo affibbiatogli.

Siamo tutti in cerca di una pazzia, di qualcosa che esprima la nostra particolarità in tutto l’universo: un  taglio di capelli personalizzato; il vestire originale o il denudarsi in pubblico; l’osare, il trasgredire; insomma l’andare oltre ogni limite e confine possibili, per essere finalmente unici e sentirsi realizzati. Non importa se le conseguenze possano essere la nostra autodistruzione e la rovina di chi ci sta accanto o, addirittura, la morte nostra o di altri!

Ancora una volta si approssima la Pasqua cristiana: forse è la pazzia più folle mai concepita nell’Universo.

Più folle di ogni e qualunque pazzia che ciascuno vorrebbe sperimentare per sentirsi finalmente, e illusoriamente, vivo!

Circa duemila anni fa una donna vergine ha partorito un bambino!

Il bambino, divenuto uomo, ha compiuto prodigi incredibili (ha moltiplicato il cibo; ha camminato sulle acque; ha fermato la tempesta; ha comandato agli spiriti; ha guarito malati cronici dalla nascita; ha risuscitato i morti, ecc.) , e ha proclamato frasi memorabili, soprattutto per l’epoca in cui è vissuto; che sono straordinarie ancora oggi! Ha affermato che i più importanti non sono le persone di successo, i potenti, i ricchi ma, al contrario, i deboli, i bambini, i miseri, i poveri, i disgraziati, i falliti! Ha gridato ai potenti la loro falsità e ipocrisia! Ha difeso prostitute e emarginati!

Ha proclamato di aver portato il perdono delle colpe e dei peccati a ogni essere umano che Gli chiederà di cancellarli tramite i Suoi seguaci. Ci ha comandato di mangiare, dopo la Sua morte, il Suo Corpo e il Suo Sangue!!!!

Ha detto che Lui era la Via, la Verità e la Vita. Lui e non la trasgressione! E ha detto che in Lui avremmo trovato finalmente riposo e ristoro per il nostro spirito!

Potendolo evitare, si è lasciato uccidere con sofferenze atroci, per Amore di Suo Padre, che ha dichiarato essere l’Unico Dio, e per amore di ogni singolo essere umano, dichiarando l’Amore, e non il sesso, la più grande e universale espressione dell’umano e del divino!

E’ risorto (è ritornato a vivere in una dimensione nuova e straordinariamente gloriosa)!!!!!!

E con la sua risurrezione ha dimostrato che questa dimensione nuova, la vita che prosegue dopo la morte, è riservata a tutti coloro che avranno parte con Lui. Coloro cioè che avranno creduto in Lui e nella grandezza del Suo essere e del Suo messaggio!!!!!!

E’ pazzesco. Oltre ogni ragionevole e irragionevole follia!!!!!!!

Si è trattato di un caso unico e irripetibile nella storia umana e, lo suggerisce l’impossibilità di immaginare ed esprimere un sentimento più alto dell’Amore da Lui proposto, dell’intero Universo!

Nemmeno la nostra più grande pazzia, anche solo immaginaria, può lontanamente competere con questa!

Eppure, nel corso dei secoli diversi falliti hanno provato a vivere e hanno aderito a questa pazzia e hanno trovato in essa la loro definitiva felicità: i Suoi undici apostoli e poi Paolo di Tarso, Stefano, Lucia di Siracusa, Agostino di Tagaste, Benedetto da Norcia, Rita da Cascia, Francesco e Chiara d’Assisi, Antonio di Padova, Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Giovanni Bosco, Karol Woitiwa, Teresa di Calcutta, Pio da Pietralcina  e tanti altri.

Forse, dunque, quest’ulteriore Pasqua Cristiana è un’ennesima occasione per esprimere la nostra voglia di pazzia, il nostro desiderio di grandezza, trasformandola da energia potenzialmente distruttrice in fonte di vita e di felicità.

Auguro a tutti di essere presi e sedotti dall’Amore di Cristo. Auguri davvero per una Santa Pasqua. Auguri perché, quando sarà, potremo tutti rivederci in un’eternità straordinaria d’Amore.  

        

Paese 18 gennaio 2012

Il naufragio della “Costa Concordia” mi ha scosso talmente, che non mi dilungo.

Mi limito perciò ad alcune osservazioni:

1) ancora una volta ha colpito l’indebito uso del potere. Il potere vissuto come espressione di capacità personali superiori al normale, nonché il suo uso scorretto. Si tratta di una moda oggi troppo diffusa; negativa, allo stesso modo, che il mancato esercizio dell’autorità!

2) visto che per questo disastro le nostre dotazioni nazionali si sono rivelate in parte insufficienti (stante la necessità di ricorrere ad enti stranieri), non sarebbe opportuno riconvertire parte delle spese dagli armamenti verso le strutture e le attrezzature necessarie per limitare o scongiurare gli effetti delle grandi catastrofi?

3) è proprio necessario che i Magistrati anticipino le loro considerazioni alla stampa? Ciò non finisce per condizionarne l’obiettività e la serenità di giudizio?

4) al fine di migliorare la qualità dell’informazione, non sarebbe opportuno verificare se non ci siano anomalie o eccessi nella diffusione e trasmissione delle notizie?  

  

Paese 10 gennaio 2012

Essendo stato educato alla Democrazia, alla Repubblica e alla Libertà, non reputo di dovermi sottomettere ad alcuna persona, se non in base alla stima che merita. Rispetto invece in maniera leale e convinta l’Autorità, ma solo se esercitata correttamente.

Nelle occasioni in cui mi è capitato di dover esercitare personalmente una funzione autoritaria, ho cercato di farlo senza incutere alcuna soggezione o sudditanza, salvo quando si è trattato di assumere decisioni necessarie, rientranti nella mia esclusiva responsabilità.

Diffido, pertanto, dall’odierno stile di gestire il potere.

Con un faccia di corno incredibile, politici e tecnici, burocrati e manager, impongono agli altri le loro decisioni gravose, sostenendo che non rientra nelle loro competenze rimuovere palesi, incomprensibili e macroscopiche anomalie.

Mi riferisco tra l’altro alle notizie dei giorni scorsi circa gli esagerati appannaggi dei politici (centrali e locali) e di alcune categorie di dipendenti pubblici, o circa l’acquisto di aerei militari per miliardi di euro.

Ma davvero non è possibile colpire, con la tassazione o addirittura penalmente (abuso d’ufficio), comportamenti così anomali? Davvero ci si può auto-attribuire qualsiasi compenso?

Davvero si pensa che le guerre si fanno ancora oggi solo con gli aerei e le bombe? L’ingiustificato attacco finanziario nei confronti dell’Italia è dovuto ai normali movimenti borsistici, o non risponde piuttosto a una precisa strategia di destabilizzazione di un’intera area?

Se non erro, prima che iniziasse quest’ultima fase economico-finanziaria, l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale era puntata nei confronti di altri Stati e aree geografiche. Non se ne parla più perché, magicamente, quelle situazioni si sono tutte e subito risolte?

… Ai posteri l’ardua sentenza!     

 

Paese 3 gennaio 2012

Per dare luogo ad una nuova stagione di progresso mondiale è indispensabile individuare principi morali universali che siano condivisi.

Non si tratta tanto di elaborarne dei nuovi, quanto di uscire dalla confusione generata dall’abitudine troppo diffusa, soprattutto dei mass media, di pubblicare giudizi a raffica senza alcun criterio.

Anche nell’esprimere giudizi morali, infatti, si può usare metodo, e vi sono dei criteri guida che possono e devono essere costantemente rispettati e tenuti presenti.

Innanzitutto va fatto una disamina a trecentosessanta gradi: il puntare il dito su comportamenti eccezionali di singole persone o l’evidenziare singoli problemi, senza correlarli al contesto di vita e ad una visuale più generale, può essere fuorviante. Di riflesso, comporta disinformazione e diseducazione delle masse. Circostanza in sé, oltre che scorretta, molto pericolosa.

Quanto al giudizio sui comportamenti dei singoli individui, bisognerebbe porre sul piatto della bilancia sia il negativo sia il positivo. Evidenzio che mi riferisco a giudizi morali e sui comportamenti, e non sulle persone. Nessuno, infatti, può ergersi a giudice di un’altra persona sotto il profilo squisitamente personale!

Diverso è, ovviamente, dal punto di vista giuridico, professionale, educativo, relazionale, ecc., dove non solo è possibile, ma è indispensabile esprimere valutazioni reali e corrette.

Inoltre, i giudizi dovrebbero essere espressi tenendo sempre presente una scala di valori, così come si ritiene utile fare per valutare i fenomeni fisici (terremoti, forza del mare, temperatura, ecc.).

Forse così emergerebbe più chiaramente la mala fede di chi strumentalmente so esprime pesantemente su piccoli errori e debolezze degli altri; dimenticando di condannare con la stessa veemenza atteggiamenti molto più negativi (diffusione di menzogne; sfruttamento sessuale di bambini e indigenti; insaziabile sete di denaro che provoca fame e disperazione di milioni di persone; compravendita di corpi, personalità e anime degli esseri umani; distruzione dell’ambiente e del nostro pianeta).   

 E, forse, si potrebbero meglio valutare atteggiamenti e decisioni delle Organizzazioni e degli Stati, quando cercano di giustificare il loro incomprensibile operato (rapidi accordi per rischiose azioni belliche o para-belliche nei confronti di altri Stati e mancanza d’intervento nei confronti di un manipolo di pirati (sì pirati nel ventunesimo secolo!) che aggrediscono navi di tutte le nazionalità.

Ancora una volta, onestà, obiettività, giustizia, verità, solidarietà ed etica sono gli unici punti di riferimento per il progresso.

     

Paese 22 dicembre 2011

Ormai si approssimano la ricorrenza e le festività del Natale.

Bisogna ricordare a molti che la ricorrenza festeggia la nascita di Gesù il Nazareno, uomo storicamente vissuto e Dio dei cristiani.

Volendo formulare a tutti gli abitanti della terra i miei auguri, mentre si continuerà a nascere, morire, gioire, soffrire, amare, odiare, fare e subire violenza, voglio ricordare il: “Non abbiate paura”, con cui Papa Giovanni Paolo II sintetizzava il messaggio di Gesù.

In qualsiasi situazione della vita, e sottolineo qualunque: “Non abbiamo paura. Apriamo le porte a Cristo!”.

Tutto il male dell’Universo è stato vinto da Gesù; chi rivolgerà il suo sguardo e il suo cuore a Lui, in qualsiasi stato si trovi, alla fine, prima o poi, approderà laddove regneranno solamente il volersi bene e la felicità senza limiti!

 

Paese 22 dicembre 2011

Preghiera.

Signore Iddio, non ne possiamo più di questa violenza; non ne possiamo più di coloro che senza scrupoli spingono gli altri al male. Rendi la vita impossibile ai violenti e a chi opera in dispregio della dignità umana. Rendi la loro vita impossibile, fino al momento in cui arriveranno a pentirsi del male provocato, rivelando tutta la verità sui loro misfatti.

 

Paese 22 dicembre 2011

Sempre più spesso si dà notizia di studi effettuati da Università e prestigiosi contesti scientifici che giungono a conclusioni scontate, almeno per le persone dotate di comune buon senso.

Anch’io questa mattina voglio dare notizia di un lungo studio, che ha condotto ad una sconcertante conclusione: una percentuale rilevante di ricercatori universitari e di coloro che hanno posizioni di potere è costituita da ignoranti, stupidi e disonesti.

A questa conclusione sono giunto dopo aver analizzato lo stato in cui si trova globalmente il nostro Pianeta (dunque sotto i profili: sociale, ambientale, politico, economico-finanziario, della giustizia e dell’equa distribuzione della ricchezza, ecc.).

 La mia ricerca ha occupato …un solo momento. Quello necessario a far balenare nella mia mente questa incontestabile intuizione!  

 

Paese 14 dicembre 2011

Notizia data oggi dai mass media: “Scoperta la particella di Dio”.

In realtà si tratta del bosone di Higgs, individuato come l’ultimo elemento mancante per spiegare la struttura dell’Universo. Una particella sinora teorizzata ed ora, forse, vicini ad individuare.

Per chi è veramente amante della scienza e del metodo sperimentale, si tratta di un’affermazione che lascia cadere le braccia dallo sconforto. Già il chiamare una nuova probabile particella, come “quella di Dio”, non ha niente di scientifico.

Il dare poi come già scoperto, qualcosa sul quale si sta ancora indagando e sul quale saranno necessari ancora altri esperimenti, appartiene molto di più alla commercializzazione e alla pubblicità che non al mondo scientifico!              

 

Paese 17 novembre 2011

Pensando all’attività che impegnerà il Nuovo Governo Italiano del professor Monti, mi sono soffermato a riflettere sui provvedimenti che a mio avviso sono necessari per costruire uno sviluppo futuro armonico e ordinato. Spero che il nuovo Governo possa stilare un programma adeguato, e non voglio entrare nel dettaglio.

Temo tuttavia che permarrà un’anomalia, che non è solo italiana, e dalla quale ha avuto origine l’attuale crisi mondiale.

Al Mondo, sono mancati i controlli. Controlli sull’attività politica. Controlli sull’attività imprenditoriale, commerciale, economica e finanziaria. Controlli sull’attività giurisdizionale e sulla valenza del sistema carcerario. Controlli sull’efficacia delle leggi. Controlli sull’attività amministrativa. Controlli sulla produzione di armamenti e sull’attività bellica. Controlli sugli organi di informazione. Controllo sugli organi di formazione di fanciulli e giovani e su quelli di diffusione della cultura. Controlli sull’attività scientifica. Controlli sugli enti no-profit. Controlli sull’attività religiosa. Controlli su chi è chiamato a esplicare i controlli. Insomma controlli su ogni attività umana.

Il Mondo è andato in crisi perché le varie attività sono state spinte, in vista del lucro e della sete di potere, oltre ogni limite! Ci si è illusi sulla valenza dell’autoregolamentazione, propugnandola per difendere interessi di parte.

Esistono diversi possibili livelli di controllo.

Il primo è dato dalla coscienza etica, dalla cultura. E’ il più efficace, ma ha bisogno di tempo per essere adottato; di coesione diffusa di ideali da parte del sistema sociale, politico, economico, culturale e religioso; di un sistema premiante efficace; dell’esempio dei capi; di valorizzazione dei comportamenti positivi.

Un secondo livello è dato dai controlli interni. Da quelle verifiche cioè che possono essere autonomamente fatte per impedire che si travalichino dei limiti prefissati.

Un terzo livello è dato dai controlli esterni, nei quali un ente autonomo verifica la correttezza delle procedure e dei comportamenti adottati in un determinato contesto operativo.

Per poter funzionare, però, tali sistemi presuppongono l’esistenza di due ulteriori prerogative: a) la circolarità dei controlli: non deve esserci un solo settore o persona che non sia controllata da altri, compresi gli enti e i singoli controllori; b) la probità, l’obiettività, l’imparzialità e l’equilibrio dei controllori i quali, oltre ad essere dotati di un trascorso irreprensibile, devono mantenere comportamenti personali coerenti con la funzione svolta, i cui obiettivi non sono la mera individuazione delle anomalie, quanto le cause che le hanno determinate e i possibili rimedi.  

    

Paese 3 novembre 2011

Al Governo dico: vergogna! Perché non riesce a ridurre drasticamente le esagerate rendite finanziarie dei politici e dei funzionari pubblici, attuali e passati, destinando le risorse reperite all’incremento del lavoro giovanile e non.

Alle opposizioni dico: vergogna! Perché in un momento come questo non hanno remora nell’esagerare pesantemente le dimensioni della crisi italiana, pur di scalzare la maggioranza e di poter governare!

 

Paese 2 novembre 2011

E’ più facile che un ateo si converta e  creda in Dio, che un credente possa comprendere minimamente quello che Dio è realmente!

Ciascuno ha un’immagine di Dio, che è proporzionale alla capacità di elevare la mente verso l’infinitamente grande e l’inimmaginabile; e si tratta pur sempre di un’immagine limitata. E, forse, Dio stesso si rivela alle persone solo nei modi e nella misura in cui queste possono comprendere la sua essenza.

 

Paese 2 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli nei cieli».

Leggendo queste parole non si può non rimanere profondamente ammirati! Tanto più se si riflette sulla circostanza che sono state pronunciate nell’arretrato contesto storico-sociale di circa duemila anni fa!

…E io mi chiedo, pur nel profondo rispetto di ogni popolo di questo Mondo, come ancora oggi gli Ebrei siano così stupidi da non riconoscere questo loro connazionale: milioni di persone adorano un ebreo, salvo gli Ebrei!

 

Paese 2 novembre 2011

Rispetto al Medio Evo e agli anni passati sono stati fatti grandi progressi, ma non in tutti i settori. C’è un aspetto, in particolare, che è rimasto sostanzialmente immutato: l’affidarsi alle predizioni degli eventi futuri.

Nel passato si ricorreva a maghi, fattucchiere o santoni. La storia ha provveduto a squalificare ampiamente queste figure, sebbene ve ne siano anche oggi in esercizio.

Oggi, invece, vi sono numerosi Istituti specializzati o accreditati, che fanno previsioni e valutazioni future (economiche, metereologiche, statistiche, sociologiche, finanziarie, aziendali, politiche, ecc.) sulla base delle quali vengono assunte decisioni che condizionano gli andamenti dei valori delle valute, delle merci, degli indici finanziari di banche e società o, anche, i comportamenti della gente.

Ed io mi chiedo: ma se non c’è alcuna verifica (e non c’è!) fra le previsioni fatte e il reale andamento delle circostanze preannunciate, che valore hanno le previsioni e gli enti che le propongono; comprese le agenzie di rating?

Senza stilare una classifica di attendibilità dei vari Enti sulla base dell’esattezza delle previsioni effettuate e senza l’indicazione, accanto alle previsioni, della percentuale di attendibilità, non ci avviciniamo alle empiriche predizioni del Medio Evo?

 

Paese 2 novembre 2011

E’ evidente che in Italia l’amministrazione della Giustizia va rifondata e soprattutto va riformulata la base dell’etica giuridica.

Diverse sono le questioni da affrontare.

E’ accettabile che aspetti organizzativi della Giustizia, compreso i finanziamenti per il funzionamento degli uffici, siano disposti dal Governo, anziché essere autonomi?

E’ compatibile il ruolo del Magistrato con l’impegno politico attivo o con altre attività extra giudiziali?

E’ ancora accettabile che nelle cause civili il compenso degli avvocati non sia legato in alcun modo all’esito del procedimento; e che, nelle cause penali, ci si sia oramai rassegnati ad accettare che i legali tutelino i loro clienti senza scrupolo alcuno e con pratiche non ortodosse; anche a discapito della giustizia, dell’emersione della verità e della colpevolezza degli imputati? 

E’ ancora coerente e funzionale il complessivo sistema penale? Il gravame delle pene è ancora realmente correlato alla gravità dei reati commessi? L’odierno sistema carcerario raggiunge il suo scopo? 

Continuando su altri singoli aspetti, un cittadino, specie se operante nella Pubblica amministrazione, deve essere giudicato tenendo conto esclusivamente di un singolo fatto illecito commesso o bisogna anche considerare l’eventuale apporto positivo fornito dal medesimo in tutto il suo operato precedente?

Il Magistrato deve giudicare secondo la lettera della Legge (e dunque può essere sostituito dai computer) o con equilibrio ed equità, sottoposti a vaglio successivo anche in funzione della sua progressione in carriera?

 

 Paese 24 ottobre 2011

Testo del commento inserito sul sito del “Corriere della sera” sull’allungamento dei tempi per andare in pensione.

Titolo: Mancano grandi uomini (e donne) realmente tali!

La questione delle pensioni, pur importantissima, è marginale.

Ci sono altri quesiti fondamentali, cui rispondere in questo momento: "ci sono soluzioni univoche ai problemi economici".

La risposta è assoluta: "No!".

E, dunque, se è così: “Possono due Capi di Stato europei influire a tal punto, con la miopia dei loro burocrati e loro, sulle scelte economiche e sulle questioni interne di un Paese membro?”. Anche in questo caso la risposta è assolutamente no!

Mancano grandi uomini e donne, con visioni oneste e lungimiranti i quali, prima di proporre sacrifici agli altri, siano disponibili a sopportarli essi stessi.

Il costo di tutta la politica e la burocrazia europea (appannaggi, rimborsi, costi di mantenimento) è troppo alto per quello che produce; come per quella italiana.

Primo provvedimento dunque, europeo e nazionale, ridurre questi appannaggi: questi "grandi", che rappresentano Europa ed Italia, se sono in grado di trovare chi è disposto a pagarli anche solo la metà di quello che percepiscono, facessero il favore di farsi da parte e andare a fare danni altrove.

 

P.S.: Io sono già in pensione perché non ne potevo più di soffrire, pur lavorando bene. Una soluzione per far lavorare fino alla morte? Ridurre progressivamente l'orario di lavoro, le responsabilità dirette e il carico di lavoro dai 55 anni in su. Si otterrebbero risparmi, ritorni di efficienza, miglioramento della qualità della vita e più ampie possibilità di carriera per i giovani.

 

Paese 18 ottobre 2011

Ancora una volta è dimostrato che, se si analizzano con occhio obiettivo ed equilibrato i fatti, si perviene ad una visione abbastanza corretta della realtà. Nell’ultima parte del pensiero precedente, del 14 ottobre, parlavo di strumentalizzazione del movimento degli indignati.

I fatti di Roma l’hanno confermato. Ma a differenza del ’68 i veri indignati, quelli pacifici, hanno dimostrato di meritare grande rispetto e attenzione, reagendo essi stessi alla violenza di pochi.

Andiamo alle soluzioni concrete.

Bisogna invertire il costume per cui si va alle posizioni di potere perché ci si può attribuire lauti compensi. In tal modo, si eviterebbe che i figli di alcuni noti onorevoli, che si ergono a unici difensori della moralità, non figurerebbero nei Consigli regionali, ma andrebbero alla ricerca di altre occupazioni.

Per intervenire sugli abusi passati c’è una sola soluzione semplice e immediata: tassare in maniera progressiva e graduale tutti gli stipendi e le pensioni pubbliche da 150 mila euro netti in su. La progressività dovrebbe riguardare le percentuali di tassazione in relazione ai maggiori importi, mentre la gradualità dovrebbe prevedere un quinquennio per pervenire a regime (si inizia con il 30% dell’aliquota stabilita nel primo anno per aumentare negli anni successivi).

Gli importi recuperati dovrebbero essere destinati esclusivamente all’incremento del lavoro giovanile e al sostegno delle famiglie indigenti.

Le persone che ritengono di essere di eccelsa caratura e di valere molto più degli altri lascino le funzioni pubbliche e si impieghino altrove, se trovano chi è disposto a pagarli allo stesso prezzo!

Al servizio dello Stato bastano e sono sufficienti funzionari onesti.

 

Paese 14 ottobre 2011

Sembra chiaro, oramai, che gli interventi bellici dell’ultimo decennio abbiano scatenato una conflittualità che si sta manifestando a tutto campo, trasferendosi all’economia, alla finanza e al commercio. Stiamo pagando il risultato di una globalizzazione frutto di un casuale miscuglio, piuttosto che non di un progetto mondiale condiviso. Ci si era illusi di poter godere dei vantaggi di un mercato globale, continuando ad utilizzare politiche obsolete, senza subirne i rischi. Le attuali regole che governano l’economia, la finanza, il commercio e molti altri aspetti della vita sociale sono troppo deboli per resistere agli attacchi di chi, da un qualunque sito della terra, può agire senza scrupoli e senza etica alcuna (solo per esempio: scambi finanziari fuori controllo, lobby economiche, pirateria marittima, traffico di esseri umani, commercio di armi e di droga, attentati terroristici e agli equilibri ecologi, potente delinquenza organizzata). 

Da una parte, si continua ad andare avanti perché non ci sono alternative praticabili, dall’altra tutto è posto in discussione.

Dopo aver espresso l’opinione sull’inadeguatezza del “Prodotto Interno Lordo” a misurare la ricchezza di una Nazione, ora devo  aggiungere che sembra cominci a essere messo in discussione lo stesso concetto di valore economico. Cosa ha realmente valore e, soprattutto, perché?

In tutto questo, le agenzie di rating, che sono private e hanno quindi il fine del lucro, si arrogano il diritto di dare giudizi su ambiti che sono diventati relativi e variabili.

Dare giudizi gratuiti è diventata l’attività odierna più diffusa e, talvolta, redditizia, dimenticando l’applicazione della massima evangelica che chiede prima di togliere la trave dal proprio occhio e poi di osservare la pagliuzza negli occhi degli altri.

Ciascuno, ogni organizzazione e ogni Paese, dovrebbe tendere prima a eliminare i difetti interni e, con più moderazione, poi a puntare il dito su quello che non va negli altri.  si nota sempre

Scendendo di livello, ancora una considerazione sulla situazione italiana.

Prima, però, c’è da fare una costatazione. Quando si passa da un contesto generale a uno particolare si nota, salvo eccezioni, una certa corrispondenza: in un mondo moralmente, socialmente, economicamente e politicamente degradato, è normale che la maggior parte dei Paesi siano ugualmente in crisi. La crisi è globale e tocca tutti i Paesi; il caso italiano non è un caso isolato.

Ciò premesso, non sembrano possano esservi dubbi sul fatto che:

- abbiamo dei politici di infimo livello: la contrapposizione e la delazione sono arrivate ad uno stadio insostenibile e senza ritorno;

- abbiamo un sistema Giustizia che non funziona: manca un progetto;  alcuni giudici si muovono come schegge impazzite (che vanno a colpire casualmente; non di rado chi commette reati minori rispetto a quelli maggiori, che rimangono impuniti); viene perseguita una sterile legalità formale rispetto alla giustizia e alla equità reali. L’inefficienza del sistema giudiziario nel suo complesso è, infine, causa essa stessa della diffusa illegalità;

- abbiamo dei mass media e una cultura prezzolati, commerciali e poco formativi.

E si potrebbe continuare.

Una soluzione immediata? Paghiamo di meno chi è inefficiente, e utilizziamo i fondi risparmiati per far lavorare i giovani.

Io penso che il movimento dei cosiddetti “indignati”, che a ragione sta manifestando nelle piazze,  sia oggetto di una forte strumentalizzazione, come avvenne per i movimenti del ’68. Tuttavia, non si sottovaluti il fenomeno e si diano pronte e giuste risposte alle legittime aspettative dei giovani.

 

Treviso 3 ottobre 2011

Gli attuali abitanti della Terra sono privilegiati, perché hanno potuto costatare il fallimento di tutte i sistemi sociali, politici ed economici tendenti a dare benessere, stabilità e progresso all’Umanità. Fallimento che non riguarda solo le teorie sin qui formulate, ma la stessa convinzione che si possa teorizzare un sistema ideale che funzioni concretamente e resista nel tempo. Non ha funzionato e non funzionerà nessuna teoria!

Bisogna spostare l’attenzione sulla coscienza, singola e collettiva. Finalmente si è capito che il progresso dell’umanità si può costruire esclusivamente sull’educazione dei singoli e delle masse al rispetto di se stessi, degli altri, dell’universo. Deve essere chiaro, innanzitutto, che la giusta attenzione verso il soddisfacimento dei propri bisogni deve trovare un equo contemperamento nei bisogni degli altri! E’ solamente formando questa coscienza, e non imponendola, che può funzionare un qualunque sistema.

Ci sono voluti più di due millenni per convincersene!  Eppure Gesù Cristo l’aveva affermato ancor prima. Aggiungendo, anche, che essa dovesse essere richiesta dai singoli ed effusa dall’alto. Non in base, quindi, alle effimere possibilità umane, quanto all’Amore di Dio!

L’essere umano di fronte all’Universo e all’infinito, da solo, è impotente.

  

Paese 1° ottobre 2001

Vi sono due categorie d’individui, quelli che si vendono e quelli che non sono in vendita. E, specularmente, quelli che si possono e quelli che non si possono comprare. Non c’è dubbio che, anche se si trattasse di esseri apparentemente insignificanti, delle due tipologie è più preziosa per l’umanità quella delle persone che non sono in vendita; che oltretutto sono le più belle!

 

Paese 30 settembre 2011

Sulla crisi economica rifletto da tempo: basta leggere quanto ho annotato in precedenza in questa sezione.

Intanto, continuo a essere convinto che si tratta di un problema mondiale e di gestione del potere. Bisogna riformulare le regole della cooperazione perché l’assetto attuale s’è dimostrato fallimentare. Gli stili con cui si è gestito il potere si sono dimostrati anch’essi negativi. Per evitare che  iene e avvoltoi continuino a catapultarsi in posizioni di responsabilità, senza possederne i requisiti, bisogna ridurre drasticamente gli appannaggi; che devono essere correlati a risultati concreti misurabili nel tempo. La crisi l’hanno provocata i gestori del potere mondiale, gli economisti, i grandi finanzieri e gli speculatori di tutto il mondo e dovrebbero essere loro a sopportarne il peso maggiore, moralmente e pecuniariamente.

In quest’occasione voglio aggiungere altre due considerazioni, una riferita al panorama nazionale ed una agli Organismi istituzionali europei.

Quanto all’Italia, l’aver trascorso tutta la notte davanti a un reparto di rianimazione di un Ospedale, e l’aver visto l’impegno profuso per mantenere in vita una persona, mi ha fatto riflettere su una circostanza. C’è una parte importante del nostro Paese, fatta di persone e di strutture pubbliche e private operanti nei diversi settori, che non è affatto in crisi; e a cui continuano a rivolgersi fiduciosi individui di ogni razza e nazione. Evocare continuamente la crisi, che è di sistema e di potere, è perciò offensivo nei confronti dei lavoratori diligenti.

Quanto all’Europa, innanzitutto non capisco perché i suoi rappresentanti non siano più prudenti nel diffondere pubblicamente i dati dei singoli Stati. In secondo luogo, mi pare che essi non abbiano ancora capito che le soluzioni predisposte dalle strutture europee non costituiscano sempre, specie in campo economico-finanziario, l’unica e migliore soluzione praticabile.

Infine, agli Organismi europei competono i richiami ai singoli Stati sul rispetto dei parametri concordati in sede comunitaria, quale ad esempio il livello d’indebitamento pubblico. Tuttavia, è compito dei singoli Stati scegliere quali provvedimenti adottare in concreto, fra i tanti possibili. Non sempre, infatti, si tiene conto della storia e delle caratteristiche sociali, economiche e politiche che connotano i singoli Stati.

Discorso a parte merita il ruolo dell’Inghilterra, unica nazione, a quanto ho letto, a mostrarsi contraria all’introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Per inciso, a mio avviso, l’alta tassazione dovrebbe riguardare solo i movimenti speculativi. A parte ciò, mi chiedo: è maturo il tempo per chiedere all’Inghilterra se vuole essere dentro o fuori “l’Europa”?        

 

Marina di Camerota 19 agosto 2011

Penso che ora sia possibile elencare con una certa precisione le cause dell’attuale crisi globale:

a) assenza di valori etici e morali;

b) mancato funzionamento della cooperazione internazionale per il limitato potere e l’inefficienza delle strutture a ciò preposte;

c) scorretto utilizzo dei mercati finanziari e della finanza innovativa;

d) iniziative belliche o pseudo tali presenti in diverse aree del pianeta;

e) terrorismo e delinquenza internazionale;

d) indegno utilizzo del potere.

Conseguentemente, se si vuole favorire una decisiva e duratura inversione di tendenza, bisogna cominciare a lavorare seriamente a livello mondiale per eliminare queste cause. Tutte le altre iniziative faranno solo scorrere, inutilmente, altro tempo!

 

Marina di Camerota 19 agosto 2011

Oggi affronto il tasto dolente della spesa e della spesa Pubblica in particolare.

Essendo stato educato alla parsimonia, non ho mai speso più di quanto fosse nelle mie possibilità, come invece hanno fatto molti Paesi, Stati Uniti in testa, aumentando nel tempo a dismisura i loro deficit di bilancio, che era ritenuto utile e necessario da molti economisti.

Il problema è tutto qui. L’economia è una scienza esatta quando analizza situazioni passate. Ma è molto meno esatta quando si tratta di fare proiezioni future.

Se si usasse solo un po’ di logica applicata all’esperienza di vita, si perverrebbe innanzitutto ad una conclusione, banale quanto fondamentale: più del livello, è importante la qualità della spesa. Il che vuol dire che è preferibile sempre spendere bene piuttosto che non spendere o sprecare. Milioni di italiani non avrebbero una casa di proprietà se non avessero deciso di spendere più di quanto avevano, affrontando il costo del mutuo e tenendo ovviamente presente la sopportabilità delle rate da pagare. E tante aziende non sarebbero quelle che poi sono diventate nel tempo se, mediante l’indebitamento, non avessero investito in informatica, ricerca, ammodernamento delle strutture, formazione del personale, eccetera.

Mi fa specie sentire un coro di politici nazionali e mondiali, super pagati, parlare solo ed esclusivamente della riduzione della spesa. Gli Stati non sono entrati in crisi perché hanno speso troppo, ma perché hanno speso male. Se gli Stati Uniti non avessero finanziato massicciamente le loro spese militari e le missioni di guerra, e “di pace”, e avessero utilizzato quei fondi per lo sviluppo e la ricerca, ora si troverebbero in una condizione nettamente migliore. Lo stesso, sebbene con caratteristiche diverse, vale anche per gli altri Stati. Per l’Italia, in particolare, basterebbe correlare i costi totali della politica a quelli dei tempi di Einaudi.

Certamente non si può spendere senza limite. La misura dell’indebitamento deve essere correlata al proprio patrimonio, non superando mai precise soglie percentuali dello stesso, se non eccezionalmente e per brevi periodi, in relazione all’attività svolta, alla capacità di controllo della spesa e alla possibilità di smobilizzo del patrimonio per far fronte agli imprevisti.

In generale, una soglia di indebitamento superiore al 25% del proprio patrimonio è da ritenere impegnativa e presuppone quindi un attento monitoraggio e la predisposizione di strumenti per verificare che vi siano i ritorni attesi per ridurre il debito.

L’indebitamento, poi, non deve essere considerato come ordinario e non deve essere una componente fissa di bilancio, se non in presenza di un rigoroso ed efficiente sistema di controlli.

Ciò che è avvenuto nel nostro Paese, ma non solo, è che molti fondi sono stati spesi male e, inoltre, non ha funzionato il controllo sul come si sono spesi, sul chi li ha spesi e sul livello crescente di indebitamento. 

Imporre costituzionalmente il pareggio di bilancio è una sciocchezza, piuttosto bisognerebbe imporre un limite basso il cui superamento, solo temporaneo, dovrebbe essere correlato a precise procedure.

 

Marina di Camerota 16 agosto 2011

Premetto di non essere un economista; sono semplicemente uno che applica il cervello alla realtà.

Ebbene, sono convinto che, in futuro, il parametro oggi utilizzato per misurare l’andamento di un’economia, il PIL (Prodotto Interno Lordo), non sarà più sufficiente, da solo.

Innanzitutto, non è detto che il perseguimento della crescita continua della ricchezza sia sempre positivo. L’obiettivo dell’espansione continua è stato utilizzato anche per le dimensioni delle imprese e non ha funzionato: l’affermazione che le realtà di grandi dimensioni erano “troppo grandi per fallire” è stata ampiamente sconfessata.

In realtà sono pochi i criteri che resistono al tempo e alle circostanze che mutano. L’intelligenza umana deve sempre interpretare i fenomeni e correggere i programmi informatici. 

Non sempre la crescita quantitativa corrisponde a un aumento reale di ricchezza e, inoltre c’è un rischio: la difficoltà di adeguare l’organizzazione e di seguire al meglio le successive fasi dello sviluppo.

Sarebbe meglio perseguire una crescita per scaglioni: 1) porsi un obiettivo di crescita; raggiungerlo; 2) fermarsi ad analizzare la fase raggiunta e valutare quale possa essere l’obiettivo successivo (che potrebbe anche essere teso solo all’adeguamento della struttura organizzativa o alla ricomposizione della tipologia dei valori); raggiungerlo; 3) e così via. Ovviamente con tutte le elasticità e le accortezze del caso.

In secondo luogo il PIL non tiene conto di tanti fattori qualitativi che incidono sulla composizione della ricchezza prodotta, ma che sono fondamentali per determinare il valore di un qualunque bene. Per fare un esempio banale, un dipinto di autore ha un valore differente se è in buono o pessimo stato; liberamente circolabile o sottoposto a vincoli, eccetera. Ma anche il “valore” di uno Stato non dipende solo dall’incremento di ricchezza, ma anche: dalla solidità del contesto politico; dalla civiltà e dalla positività dei propri cittadini; dai valori condivisi; dal funzionamento della Pubblica Amministrazione e della Giustizia; dalla qualità dei rapporti con gli altri Stati e le Organizzazioni internazionali; dalle connotazioni geofisiche del territorio; dalla ricchezza di prodotti base e di risorse energetiche; dal livello di produttività; dal livello di cultura; dall’evoluzione tecnologica; dall’efficienza dei meccanismi di difesa dalle aggressioni esterne; dalla quantità di popolazione; dal grado di soddisfazione dei propri cittadini. L’elenco non è esaustivo.

Eppure i movimenti borsistici sono influenzati pesantemente dall’andamento del PIL. Ancora più grave è che lo siano non in base al PIL misurato, ma a quello previsto. Sarebbe come affidare le proprie scelte alla sfera di una maga.

Se si può, infatti, obiettare che le previsioni sono costruite su “rigorose metodologie”, si può anche ribattere che molti fattori (centri di interesse e di potere; dati non del tutto corretti o ben parametrati, o non direttamente confrontabili fra loro; ecc.) influenzano sensibilmente i risultati delle misurazioni e delle proiezioni. 

Nell’odierna economia mancano almeno tre cose:

1) una borsa regolamentata a livello mondiale, in cui si effettuino scambi e non scommesse; operazioni finanziarie complesse, non truffe;

2) un controllo rigoroso su valutazioni e previsioni: a) le valutazioni devono essere comparate in base ai risultati effettivi (anche mediante l’equiparazione dei sistemi contabili); b) le previsioni devono essere confrontate con i dati reali al fine di attribuire, in relazione al minor o maggior scostamento fra previsioni e realtà, un grado di minor o maggior attendibilità agli organismi o alle persone deputati ad esprimere previsioni (alle altre fonti generiche e non qualificate dovrebbe essere preclusa la possibilità di diffondere previsioni che possano influenzare impropriamente i valori di mercato);

3) un’etica economico-finanziaria tesa ad uno sviluppo globale, armonico e di lunga durata.        

 

Marina di Camerota 14 agosto 2011

È stata varata un’altra manovra straordinaria del Governo per sistemare i conti dello Stato.

Sia chiaro: il problema non è l’economia italiana o quella europea. Il problema preciso è che a livello mondiale per troppi anni ci si è illusi che la finanza libera fosse l’unica opzione possibile. E, pertanto, nei mercati borsistici e nell’evoluzione degli strumenti finanziari, si è permesso tutto, senza limiti.

Già da qualche anno ci si stava accorgendo che il sistema non funzionava, ma non c’erano e, non ci sono, gli strumenti per intervenire globalmente.

Ribadisco ciò che già da tempo vado sostenendo: bisogna dar luogo urgentemente ad una revisione delle Organizzazioni Internazionali, a cominciare dall’ONU  (Cfr questo collegamento).   

 

Marina di Camerota 7 agosto 2011

Ma davvero nessuno considera che l’attacco in Borsa all’Italia e all’Europa non possa dipendere da movimenti di speculatori senza scrupoli, di Paesi sovrani, fra cui la Libia, ed altri?

A tal proposito ritorno sul concetto di “missione di pace”, come quella che si sta conducendo in Libia.

Per me è un controsenso, come affermare che le prostitute fanno beneficenza. Per inciso, sarebbe beneficenza se lo facessero gratis. Così come le missioni di pace sarebbero effettivamente tali, solo se non condotte con il massiccio utilizzo di militari e armamenti.

Ogni giorno muoiono di stenti e di fame milioni di persone, ma nessuno Stato si è mai sognato di organizzare “missioni di pace” o di stanziare la metà dei soldi e delle energie che spende in armamenti per salvare queste vite umane.

Che i politici cerchino di prendere in giro la gente è normale. Ma che essi siano anche convinti che la gente si fa prendere in giro è un grossolano errore. È anche per questo che una considerevole percentuale di elettori nemmeno va più a votare.

 

 Marina di Camerota 4 agosto 2011

Considerati: gli incantevoli panorami, la tranquillità che abbiamo avuto, la stupenda Santa Messa della domenica sera all’aperto presieduta da don Antonio, gli sforzi del Comune e dei cittadini per rendere piacevole il soggiorno ai turisti con le loro iniziative; se quest’estate qualcuno, pur tenendo presenti gli aspetti da migliorare, è andato via contrariato da Marina di Camerota, si deve seriamente chiedere se non abbia seri problemi personali.

 

Marina di Camerota 4 agosto 2011

Sono convinto che anche gli esperti non hanno sotto controllo l’attuale situazione finanziaria. Ancora una volta si usano strumenti superati per affrontare le sfide che si presentano in uno scenario profondamente mutato. Si tratta di capire se ciò dipende dall’incapacità di interpretare i fenomeni, dalla malafede o dal non saper elaborare soluzioni nuove. Ecco perché sostengo che debbano essere ridotti gli appannaggi di coloro che gestiscono le leve del potere, anche nel settore privato. In uno stato repubblicano il potere deve essere inteso come servizio e non come esercizio di prerogative e interessi esclusivi.

In caso contrario sono fallite la Rivoluzione francese, la Democrazia e tutte le forme di Governo sinora sperimentate e si sono definitivamente sanciti, come valori sociali, il denaro e l’egoismo, singolo e collettivo.

Nel caso italiano, e senza che ciò implichi giudizi politici (perché non ci sono sostanziali differenze fra maggioranza e opposizioni), ancora una volta si vuole rilanciare l’economia dando luogo quasi esclusivamente ad interventi tesi al rinnovo delle infrastrutture.

Ci si è dimenticati che l’Euro ha depresso i consumi, perché ha dimezzato il potere di acquisto delle famiglie, che la crisi economico-finanziaria ha ulteriormente ridotto la possibilità di spesa dei consumatori, che la dimensione internazionale delle imprese non assicura più che il sostegno loro offerto dallo Stato abbia un ritorno prevalente sul territorio nazionale, che i continui ingiustificati aumenti del prezzo dei carburanti e dell’energia riducono ancor più la capacità di spesa dei cittadini e provocano l’aumento dei prezzi di quasi tutti gli altri prodotti.

E’ il momento di agire dal basso. Bisogna trovare soluzioni per fornire reddito a chi non ne possiede, in primis i giovani. Ci sono occasioni di impiego a bassissimo costo che possono essere loro offerte per coprire le tante esigenze territoriali non soddisfatte (ausiliari delle Forze dell’Ordine e della Pubblica Amministrazione; conservazione e tutela del territorio; assistenza alle famiglie disagiate; edilizia pubblica e popolare; istruzione e cultura; vigilanza nei luoghi di assembramento della gente, turismo ecc). Il bassissimo costo sarebbe legato al fatto che i servizi richiesti dovrebbero essere resi sullo stesso territorio di residenza o al massimo nei Comuni limitrofi. Gli incrementi di stipendio, non dovuti all’inflazione, e la progressione in carriera dovrebbero essere legati esclusivamente alla mobilità territoriale e alla crescita delle competenze tecnico-professionali. Le medesime occasioni di lavoro dovrebbero essere offerte agli studenti delle scuole superiori e delle Università durante la sospensione degli studi. Il tutto sotto il controllo di un apposito tavolo di regia che dovrebbe verificare l’effettività dei servizi svolti e la correttezza delle procedure. Oltre ai vantaggi derivanti dall’immissione di nuovi fondi per sostenere i consumi, ci sarebbero le cospicue minori spese per fronteggiare tali esigenze (si pensi solo agli incendi, allo smaltimento dei rifiuti, all’assistenza alle persone disagiate, alla sicurezza dei cittadini) ma, soprattutto, ci sarebbe il minor costo sociale dei tanti giovani che oggi si perdono per la mancanza di ideali e di prospettive future.

Bisognerebbe poi intervenire per ridurre i prezzi al pubblico dell’energia e dei carburanti; se del caso valutando e minacciando il ritorno alla nazionalizzazione dei settori strategici. 

 

Marina di Camerota 3 agosto 2011

Non ho dubbi sul fatto che il futuro, quello che non avrò la possibilità di vedere, sarà meno buio e più giusto di oggi. Oramai sono fallite tutte le ideologie e tutte le teorie economiche; e tale evidenza non si potrà nascondere a lungo.

L’unica realtà che rimarrà attuale, a dispetto di tanti suoi delatori, è il Cristianesimo; che sarà anch’esso purificato dai tanti suoi pastori e fedeli che tali sono a parole, non nello Spirito.  

 

Marina di Camerota, 29 luglio 2011

Apprendo dai giornali che è in corso da parte di banche tedesche la massiccia vendita di titoli di Stato italiani perché considerati a rischio. I tedeschi, insieme al resto del mondo, non hanno capito un bel niente dell’Italia e dell’economia italiana.

Si sa bene, comunque, che dal punto di vista finanziario ci si muove peggio degli sciacalli: se c’è da guadagnare non ci sono limiti alla famelicità.

Intanto confermo, come ho già sostenuto, che i politici italiani non sono sinora riusciti a distruggere ciò che di positivo è stato costruito nel nostro Paese. Aggiungo ora che, insieme ai politici, gravi responsabilità sono attribuibili a chi ha gestito, e gestisce, una fetta di potere: Magistrati, dirigenti dei mass media, sindacati, Confindustria, cultura, Università e così via. C’è una peculiarità tutta italiana, nata dopo le profonde crisi degli inizi del 900, che ha in parte preservato il nostro Paese dallo sfacelo generale. È stata la contrapposizione alle politiche economiche del Governo di un Ente indipendente, la Banca d’Italia; almeno fino a quando questo Istituto ha avuto l’autorevolezza per farlo. Basterebbe andarsi a rileggere le “Considerazioni Finali” dei Governatori della Banca d’Italia che si sono succeduti nel tempo.

Questa contrapposizione ha costituito un limite morale e ha fatto sì che l’Italia, nonostante tutto, sia più solida di molte altre nazioni. O, più precisamente, meno debole di altre.

Se poi si riducessero drasticamente il numero e le attribuzioni dei politici, impedendo che siedano in Parlamento personaggi di basso profilo morale, e si governasse non sulla base degli interessi di parte, ma delle grida di dolore che giungono da ogni parte d’Italia (in primis il problema dei giovani e del lavoro), sarebbe facile avviare un circolo virtuoso e una fase di sviluppo duraturo.         

 

Marina di Camerota, 28 luglio 2011

È definitivamente finita l’epoca del liberismo e di quanti teorizzano che il mondo economico si autogoverna efficientemente, senza bisogno di interventi normativi. Se la recente crisi finanziaria ha dimostrato che non c’è alcun limite all’ingordigia e alla sete di danaro, anche quando genera crisi per l’intera economia, ciò che è accaduto in Norvegia conferma il fallimento del liberismo anche sul piano sociale. Non può sussistere alcuna comunità in cui non vi siano valori, progetti, controlli, sanzioni. Del passato e della storia dell’Umanità si può abbandonare tutto quanto è forma, non la sostanza. Si potranno anche colorare i capelli, il corpo, gli occhi, la lingua ed il fegato e potrà cambiare anche il ruolo dell’uomo e della donna, ma l’essenza e i meccanismi che hanno caratterizzato e connotano le espressioni dell’animo umano rimangono immutati. Il volerlo ignorare è da sconsiderati!

 

Marina di Camerota, Spiaggia della Calanca, 15 luglio 2011

Ancora una volta denuncio quanto sia inadeguato l’attuale ordinamento mondiale. E quanto sia deleteria l’attuale informazione (meglio disinformazione) planetaria.

Si sta perseguendo un evidente assurdo: seminare il nulla, porterà frutti futuri. E’ una bestialità!

Solo seminando globalmente valori e solo praticando, prima ancora di proclamarli, valori universali di civiltà, equità e giustizia, sarà possibile porre le basi per un mondo prospero e stabile. Non ci sono altre possibilità! Di questo, purtroppo, se ne accorgeranno i nostri figli.

 

Paese 1° luglio 2011

La cultura sociale e politica è concorde: se si vuole ottenere un obiettivo, bisogna coalizzarsi e disporre di consensi sufficienti a condizionare chi gestisce il potere. In parole più semplici, si sa che per poter fare quello che si vuole basta utilizzare in modo legittimo le leve per condizionare chi deve assumere le decisioni. Figuriamoci di quale immenso potere dispone chi utilizza anche la corruzione e i mezzi illegali!

Che ci siano molti che spudoratamente facciano i propri interessi, è comprensibile. Ciò che non è accettabile, è che questo modello sia culturalmente avallato, anziché condannato!

Tale assurda teoria, infatti, non fa altro che spostare l’egoismo individuale all’ambito sociale. Con una tremenda aggravante: la maggior parte delle decisioni sono assunte collettivamente e, dunque, nessuno si sente personalmente responsabile delle immorali decisioni assunte. Siamo nel baratro del più spinto cinismo e di un’assenza di scrupoli collettiva. Si è trovato il modo di ottenere che nessuno paghi per gli errori e i crimini commessi!

 La Storia dimostra quanto siano devastanti gli effetti dell’egoismo personale e collettivo. Ciò non può essere ignorato. È il momento di cambiare registro e di ritornare alle prime basi della convivenza.

Se non si sa da dove iniziare, basta ridurre gradualmente, ma drasticamente, gli appannaggi di tutti coloro che detengono il potere (economico, politico, della comunicazione e dello sport; pubblici o privati non importa) perché non si “prostituiscano”. Bisogna impedire che giungano a posizioni di rilievo persone ispirate solo dalla sete di denaro e di potere.

Sarebbe pur sempre un atto di clemenza: un dipendente che fa errori molto meno gravi, subisce conseguenze ben più pesanti.                      

 

Marina di Camerota 11 maggio 2011

        Nell’amministrare le nazioni si può essere statisti o politici. Lo statista assume decisioni lungimiranti e adotta provvedimenti tesi al bene di tutti, anche se impopolari. Il politico assume decisioni nell’interesse esclusivo o prevalente di quelli che egli rappresenta. Oggi, purtroppo, abbiamo solo politici; e non solo in Italia ma anche a livello mondiale. È un problema serio.

 

Paese 18 aprile 2011

  In questo mondo, oramai inevitabilmente globalizzato, una nuova e vera rivoluzione non potrà mai più partire dai singoli, quanto dalla coscienza collettiva e dalla volontà di costituire un nuovo ordine mondiale basato su principi di equità, giustizia, rispetto dell’altro e solidarietà (cfr questo collegamento).

 

Paese 15 aprile 2011

In un contesto in cui sembra che non si abbia più la responsabilità di niente e sembra si sia perduto ogni riferimento morale (è per questo che vengono continuamente perpetrati crimini efferati e vi sono grandi ingiustizie) si sappia, ogni essere umano sappia, a qualunque ruolo e condizione appartenga, che si ha piena responsabilità di ogni parola pronunciata e di ogni propria azione.

E ci si convinca che, prima o poi, senza un sincero pentimento e senza riparazione, si pagherà amaramente per tutte le volte che si è agito in dispregio della verità.

Della Verità! Che affermiamo che non esiste quando, per solo comodo, viene tacitata o sradicata dalla nostra coscienza.

È in quel momento che ci trasformiamo da individui straordinariamente unici in parvenze di esseri umani.

Dal Vangelo secondo Giovanni: “In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

 

Paese 20 marzo 2011

Bisogna smetterla di raccontare che s’imbracciano le armi per compiere azioni umanitarie. È una frottola che si possono bere solo gli ingenui! Lo si fa solo per difendere o curare gli interessi più disparati. 

Se davvero fosse a cuore la sorte dei civili, ci si adopererebbe con la stessa energia per debellare la fame, la miseria e l’ingiustizia, presenti anche nei Paesi evoluti, che continuano a mietere milioni di vittime in tutto il mondo.

 

Paese 18 marzo 2011

In occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anno dell’Unità d’Italia ho ascoltato in diretta televisiva il discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. È stato un discorso forbito, di grande effetto emotivo e apparentemente esaustivo. Tuttavia il Presidente ha mancato di evidenziare in maniera sufficiente una verità storica che nessuno può ignorare. Uno degli elementi che ha cementato gl’italiani, oltre al retaggio storico, alla lingua e alla cultura, è stata l’appartenenza ad un’unica religione, il Cristianesimo.

Personalmente sono orgoglioso di essere italiano e di aver contribuito nel mio piccolo, come tanti anonimi e onesti cittadini, alla grandezza del nostro Paese.

Tuttavia, sono ancora più orgoglioso di essere cristiano. In quanto, tale appartengo a una Patria senza confini, che corrisponde all’Universo, e riconosco come miei connazionali, concittadini e fratelli, tutti gli esseri animati da buoni sentimenti che, ovunque e comunque, vivono e agiscono nel rispetto di se stessi, degli altri, di tutto l’Universo.  

 

oooOooo

 

Prima di avviare un’azione violenta, un atto di ostilità o una guerra, bisognerebbe riflettere molto bene sugli effetti negativi che esplicherà il conflitto.

È puerile, pericoloso e incosciente pensare solo ai potenziali vantaggi di una vittoria senza esaminare accuratamente le conseguenze negative e senza prevedere la possibilità di una drammatica sconfitta.

 

Paese 23 febbraio 2011

Siamo troppo limitati! È solo nella prospettiva umana che vita e morte costituiscono due realtà diverse. Se si crede all’esistenza di Dio, fra esse non c’è alcuna discontinuità.  

 

Paese 21 febbraio 2011

Senza l’obiettività - ricercata, predicata e praticata – non può essere costruito alcun solido contesto sociale. L’obiettività è il primo gradino della scala che conduce alla ricerca della Verità.

 

Paese 17 febbraio 2011

Il valore della scienza non è attestato tanto dalle scoperte, quanto dalla qualità delle domande che continua a porsi e dai benefici reali che conseguono dagli studi.

 

Paese 2 febbraio 2011

La qualità di quanto produce la mente umana è fondamentale per lo sviluppo della Società.

In questa nostra epoca dobbiamo registrare, purtroppo, un’infima qualità dell’informazione, che finisce con l’ingannare e il disorientare tutti, in particolare la gioventù, i meno dotati e coloro che non hanno uno spiccato senso critico.

Questa cattiva qualità dipende, oltre all’interesse economico, da due circostanze:

1) si sono oltremodo sviluppate le tecniche della comunicazione, per cui, ciò che si pubblica è esclusivamente funzionale agli scopi che si vogliono ottenere (in altre parole, si afferma ciò che conviene, non quello che è vicino alla realtà o sarebbe corretto diffondere);

2) spesso c’è una situazione di sostanziale anonimato, senza che si possano attribuire responsabilità ad alcuno.

È diventato così facile essere falsi e menzogneri, senza subirne le conseguenze, che bisogna correre ai ripari.

Per ogni comunicazione/informazione destinata al pubblico, dovrebbe essere sempre possibile poter consultare una scheda informativa sulla notizia e sull’autore, contenente tutta una serie di dati utili per poterne stabilire la veridicità e l’affidabilità (circostanze obiettive, fonti e, con riferimento ai soggetti: disguidi con la giustizia a livello mondiale; conflitti di interesse; tendenze religiose e politiche e così via).

 

Paese 18 gennaio 2011

 L’insoddisfazione è una sensazione spesso irrazionale. Infatti, si prova ed è diffusa molto più nelle nazioni con un tenore di vita elevato che in quelle povere. Spesso, poi, non è legata alla propria condizione personale ma deriva dal confronto con le situazioni degli altri; ed è possibile essere insoddisfatti anche se si è in una situazione migliore del passato.

Si tratta di un vero e proprio tarlo, che può minare la propria personalità: sarebbe bene indagarne le cause profonde per estirparlo. 

 

Paese 16 gennaio 2011

Non è mai esistita, né esiste, una mente umana tale da poter comprendere e sintetizzare anche solo una minima parte della conoscenza. Molto di quanto viene proposto come verità assoluta non sempre lo è realmente.

 

La celebrazione dei grandi personaggi risponde a logiche e a esigenze spesso lontane dall’obiettività e dalla verità dei fatti.

Anche coloro che sono ritenuti dei geni si sono dimostrati deficitari in diversi aspetti della loro vita.

 

Inoltre, le decisioni che i singoli e le comunità assumono nel tempo sono corrette solo all’epoca in cui sono state assunte; spesso non alla luce delle scoperte e degli avvenimenti successivi.

 

Oltre alla complessa teoria della relatività di Einstein, che riguarda la fisica, esiste un concetto della relatività molto più semplice e diffuso che riguarda tutti gli aspetti umani. 

 

Battipaglia 19 dicembre 2010

Toltasi la maschera che indossa ogni giorno e deposta la sua aggressività, non c’è alcun essere umano che non sia bello, indipendentemente dal suo aspetto fisico.

 

Paese 2 dicembre 2010

È un po’ di tempo che mi chiedo: “Come si manifesta Dio nella storia di questo Mondo?”

Secondo la Sacra Scrittura Dio è Amore e, pertanto, dovunque c’è manifestazione dell’Amore disinteressato c’è Dio.

Al contrario, tutto il male di questo mondo, la sofferenza e la stessa morte sono da attribuire al demonio e all’egoismo umano.

Tuttavia, considerando che Gesù definì il demonio il principe di questo mondo, mi chiedo: “Nella quotidianità Dio in che misura si manifesta?”.

La domanda è ancora più attuale in questo periodo, in cui l’umanità sembra aver perso ogni riferimento, attaccandosi ciecamente al denaro, al potere, al successo, che tutto rendono possibile, senza limiti!

Ebbene, la risposta che mi sono dato è questa: “Dio interviene nella storia di questo mondo nella misura in cui gli esseri umani lo invocano e lo rendono presente”. Egli si manifesta, solo se è richiesto, infondendo il Suo Spirito d’Amore nelle persone e tramite queste nel Mondo. Mondo nel quale, per Dio, non ci sono differenze di nazionalità, razza, religione e altro.

Ciò fino a quando non avverrà la manifestazione definitiva del Suo Universo di bene e di Sommo Amore.

Quanto all’esistenza di Dio e del demonio, e dello stesso Gesù Cristo, solo coloro che si ostinano a non voler vedere continuano a negarne l’evidenza, essendo molto più inclini a prestare fede a manifestazioni di natura umana oggettivamente molto meno credibili.

Se, infatti, a partire dalle epoche remote della storia umana, in tutte le civiltà e latitudini, è stata avvertita l’esigenza di elevare gli occhi al cielo e di mettersi alla ricerca di una realtà che andasse oltre la limitata esperienza terrena, ciò merita assoluta considerazione e non può essere ignorato.

 

Paese 22 novembre 2010

Al punto in cui è giunto il pensiero umano, forse è possibile una rilettura della storia biblica di Adamo ed Eva, nostri allegorici progenitori. Non sembra, infatti, ci siano ancora dubbi sul fatto che la vita umana derivi dal mondo biologico e animale, anche se rimane da capire come sia scaturita la prima manifestazione dell’universo. Tuttavia è ancora inspiegabile come sia potuto accadere che l’essere umano si sia evoluto più degli altri esseri viventi nel pensiero e nelle più alte manifestazioni del suo animo.

Ora, poiché è veramente difficile poter immaginare che i nostri più antichi progenitori abbiano iniziato lentamente e autonomamente a elevare i loro pensieri dai bisogni e dalle necessità animali ad aspirazioni molto più elevate, ci deve essere stato un momento nella storia in cui è scoccata nell’essere umano una scintilla, un qualcosa che l’ha trasformato da essere animale in persona. E d’altronde, questa trasformazione non c’è stata per altri esseri che hanno preceduto la comparsa dell’uomo. Forse, dunque, la storia di Adamo ed Eva deve essere letta, nella sua allegoria, riferendosi non al momento in cui è stato generato l’essere animale, quanto invece al momento in cui sono state introdotte nell’umanità le più elevate aspirazioni ideali e spirituali.  

 

Paese 22 novembre 2010

Nella storia umana non è stato mai tanto usato, e abusato, il termine amore. E non c’è mai stato tanto disprezzo per l’altra persona e per il genere umano nella sua totalità.

Se, a cominciare dai rapporti intimi e personali, smettessimo di pronunciare ipocritamente amore, richiamandolo in ogni occasione, e praticassimo più semplicemente il rispetto dell’altro, il mondo sarebbe senza dubbio migliore!

 

Paese 22 novembre 2010

Spesso bisogna esprimere molta più gratitudine verso chi ha rinunciato a ottenere ciò che avrebbe desiderato, rispetto a chi si è realizzato in dispregio della vita degli altri.

 

Paese 6 novembre 2010

Non è la quantità e qualità delle parole a essere importante, quanto piuttosto la credibilità di chi le pronuncia. L’attendibilità, poi, non è un attributo statico e può modificarsi nel tempo anche nella stessa persona o ente. E, dunque, come agire?

Bisogna sviluppare dei metodi di valutazione della credibilità. A cominciare da due indicatori importanti: a) la qualità della vita che il soggetto incarna, persegue e realizza; b) il movente, l’interesse o il tornaconto che persegue nel comunicare.

 

Paese 2 novembre 2010

Coloro che hanno il governo dell’informazione continuano a presentarci un’unica possibilità di benessere, rincorrere sempre le mode e le novità stravaganti. Niente di più falso!

Assurdamente sono soprattutto i benestanti, e chi dovrebbe essere teoricamente felice, che hanno bisogno di evadere dalla realtà alla ricerca di sempre nuove emozioni e sballi. 

È una falsità perché le occasioni per essere felici sono strettamente personali e sono in noi stessi.

Se davvero riuscissimo a convincercene; se davvero ricercassimo la nostra strada invece che inseguire quelle effimere che ci offrono gli altri!

La felicità non è fuori di noi, non è nel possesso di qualcosa o in una posizione sociale.

È in noi stessi e può riferirsi a due orizzonti temporali: la vita terrena; l’infinito, offerto da Gesù Cristo e dal cristianesimo: la Vita per sempre, senza alcun termine!

                    

Paese 24 ottobre 2010

 Anche in una lunga vita non è possibile sperimentare tutto ciò che offre il mondo. Per cui, ai due opposti, vi sono queste alternative: vivere l’irrequietezza della continua ricerca di cose nuove; vivere intensamente un numero limitato di situazioni. In ogni caso, ciò che rende la vita più piena è una scelta consapevole di una delle due possibilità. 

 

Battipaglia 19 ottobre 2010.

 Siamo in presenza di un’emergenza nazionale di grande portata!

È assolutamente prioritario, rispetto a ogni altro obiettivo, dare lavoro ai giovani, e non solo!

Non si tratta di fare elemosine, ma di far sì che ogni cittadino italiano, con priorità rispetto agli stranieri, possa essere impiegato per non meno di sei mesi all’anno in un lavoro concreto, pubblico o privato, con un reddito netto minimo al mese, di almeno ottocento euro. La qualità del lavoro prestato deve costituire titolo di preferenza, a parità di condizioni, nelle assunzioni della Pubblica Amministrazione. Anche per gli studenti devono essere studiate soluzioni adatte (lavori stagionali, part-time, ecc.) perché essi possano lavorare e guadagnare qualcosa durante le vacanze.

E se anche vi fossero impedimenti dovuti alla normativa Europea, la Comunità europea si faccia carico di questo problema a favore di tutti i propri cittadini, con priorità rispetto agli extracomunitari. I fondi possono essere reperiti riducendo gli appannaggi (perché di tali si tratta e non di retribuzioni) di tutte le cariche politiche locali, nazionali, europee, degli organismi internazionali nonché di tutte le categorie che hanno le loro retribuzioni agganciate a quelle dei politici.

Non si tratta solo di soddisfare un’esigenza sociale ed economica. Si tratta di ridare fiducia alla gente e di darle l’opportunità di credere nella possibilità di realizzarsi; di educare al lavoro, di mettere in circolo liquidità che darebbe maggior impulso ai consumi e dunque all’economia nella sua interezza. Come in tutti i settori della Pubblica Amministrazione e non solo, è ovviamente necessario che la concreta attuazione della soluzione proposta sia sottoposta ad attenti controlli, perché si deve trattare di lavori: necessari, utili, svolti bene, non sostitutivi di prestazioni dovute da altri dipendenti, valutati con riferimento alla prestazione singola e nell’insieme.      

Paese 20 set 2010.     

Miss Italia? È un palese falso!

 Le donne più belle si incontrano per strada, al mercato, nei centri commerciali, dappertutto. Bellissimi volti e bellissime persone di tutte le razze contraddistinte da una ulteriore bellezza, sconosciuta alle miss o alle presunte tali: la semplicità, senza trucchi e luci per evidenziare qualche particolare; e soprattutto con una forte componente di femminilità, che non sente il bisogno di mettersi in mostra in maniera esagerata.

Paese 9 set 2010.     

L’umanità, alla fine, si compone solo di due tipi di persone: le molte che per denaro o per soddisfare i propri bisogni sono disposte a fare tutto; le altre, poche, che rimangono.

Paese 7 set 2010.    

È incredibilmente semplice e banale, ma spesso non riflettiamo sul fatto che in ogni momento e occasione della vita possiamo applicare o la nostra intelligenza o la nostra stupidità.