Natale verrà.

 

E’ ormai Natale, manca qualche giorno. E’ notte e c’è un silenzio assoluto.

Mia moglie e mia figlia stanno dormendo, ed io sono qui alla mia scrivania.

Davanti a me il computer spento: video, stampante, programmi, internet; tutto inattivo. Per la prima volta non lo percepisco come uno strumento ma come un semplice oggetto. Voglio farlo rimanere tale.

Si erano appena cancellate le occupazioni mentali del lavoro e stavo per cominciare a godermi un paio di giorni di ferie quando ho dovuto fare i conti con il broncio di mia moglie. Avrebbe voluto che come responsabile del mio Ufficio mi fossi imposto e avessi preso qualche giorno di vacanza in più. Forse ha ragione.

E tuttavia, quando non è più possibile modificare una situazione, cosa è meglio: vivere pienamente quello che si ha, anche se poco, o lamentarsi per tutto il resto che manca?

La favola della volpe e dell’uva insegna che chi non è in grado di raggiungere un obiettivo finisce per denigrarlo. Forse, però, in quell’antico racconto si può scorgere anche un’altra morale, poco evidenziata: non c’è alcuna situazione della vita che presupponga solo vantaggi o solo svantaggi. Chi riesce a raggiungere e a mangiare “la dolcissima uva” perde tuttavia l’opportunità di sperimentare altre contemporanee e godibili esperienze della vita. All’opposto gli sconfitti, i perdenti, non assaggeranno l’uva, ma perlomeno avranno la possibilità di chiedersi se l’uva sia da mettere davvero in cima alla scala delle priorità e dei godimenti. Gli esseri umani non sono tutti uguali e non tutti hanno una medesima cultura e un unico punto di vista. Né tutti provano la stessa soddisfazione in situazioni anche simili fra loro. Basta andare in giro per il mondo per rendersene conto.

Specie nell’odierna globalizzazione fra popoli, razze e culture diverse, sperimentiamo quotidianamente la convivenza di tante diversità. Non tutti hanno sempre i medesimi bisogni e il livello di percezione della realtà non è uguale per tutti: uno scalino da superare presenta un grado di difficoltà diverso a seconda che si è bambini, adulti o vecchi; sani o malati.

Non solo, ma anche a parità (solo teorica) di condizioni fisiche, subentra un diverso equilibrio mentale: ciò che può essere facile per una persona equilibrata, non lo è necessariamente per una con problemi comportamentali.  Vi sono, inoltre, molti altri fattori che determinano una diversa percezione della realtà: le esperienze di vita; la cultura in cui si è cresciuti; la formazione che si è avuta (o la mancanza di formazione); la qualità delle informazioni di cui si dispone (o la disinformazione).

E sicuramente vi sono anche altri elementi in gioco, ma una cosa è certa: pur uguali nelle funzioni vitali, siamo diversi e potremmo anche non avere lo stesso interesse e il medesimo piacere nel gustare il dolce “grappolo d’uva”. D’altronde, anche il piacere e la sensazione di godimento non mancano di relatività con riferimento sia al tempo sia allo spazio. Inoltre, nella soddisfazione dei propri bisogni, ciascun individuo opera un inconscio compromesso fra le proprie priorità ideali e le concrete possibilità di soddisfazione dei bisogni, in relazione alla combinazione di tutte le proprie caratteristiche personali.

La volpe, dunque, rinuncerà pure all’uva, ma avrà a disposizione la carne di tanti piccoli animali di cui si potrà cibare. E non è detto che chi riuscirà ad assaporare “l’uva” potrà provare le soddisfazioni della volpe. Se non altro, per mancanza di tempo. Chi ha il successo ha tanti privilegi, ma raramente può assaporare quelli della gente comune!

 Tornando al mio problema ciò che è causa d’insoddisfazione per mia moglie non lo è per me; e questo ora costituisce un problema.

Lei è insoddisfatta perché non potrà idealmente organizzare al meglio il tempo di Natale e sta facendomelo pesare. Io sono soddisfatto perché sono riuscito a portare a termine gran parte degli impegni di lavoro mantenendo la coesione con i colleghi; seppur abbia dovuto rinunciare a un giorno di ferie. Tenendo anche presente che passate le ferie si ripresenteranno i problemi e gli impegni del lavoro – che non è una scelta, ma una necessità – e mantenere un ambiente sereno mi farà vivere meglio.

D’altronde sono disposto ad assecondare mia moglie in ogni suo possibile desiderio, anche a costo di sacrificarmi. Quello che non sopporto è il suo continuare a essere imbronciata.

E Natale, Natale, come s’inserisce in tutto ciò?

Di che cosa si sta parlando, della ricorrenza di un bambino che nasce? Ma, specie oggi, non tutti festeggiano un bambino che nasce; ci sono anche quelli che li buttano persino nella spazzatura! Non c’è niente da fare, il terzo millennio sembra destinato a iniziare come quello dell’immondizia totale. Ciò che temo, è che più d’immondizia materiale si possa trattare di immondizia e povertà dell’animo umano!

E, allora, che cosa è Natale, solo una ricorrenza? Dovrei essere diverso da come sono per dedicarmi alle ricorrenze! E per ricordare esattamente tutto quello che si è vissuto e passato. Anche perché richiederebbe un lasso di tempo perlomeno pari a quello trascorso. Impossibile!

Di cosa si parla, dunque, della nascita di un bambino che poi finirà la sua vita appeso a una croce?

Se è così, la cosa già merita maggior rispetto. La sofferenza e il dolore, da qualunque parte vengano e ovunque si manifestino, meritano profondo rispetto. Si tratta di un qualcosa da cui tutti sono colpiti e che ogni persona riesce a percepire. Tutti avvertono un seppur minimo senso di fastidio di fronte alla sofferenza: inconsciamente si comprende che anche nella propria esperienza di vita il dolore e la sofferenza sono capaci di modificare bruscamente il nostro essere e il nostro esistere. Basta scottarsi la lingua per perdere il gusto di mangiare! L’esperienza del dolore è condivisa in tutto il mondo animale, e forse non solo, e ogni persona sa precisamente, quando si parla di sofferenza, di cosa si sta parlando.

Se si tratta di un uomo su una croce, dunque, io sento il dovere morale di fermarmi in silenzio.

Qui non si tratta di un delinquente, né di Uno che ha fatto del male ad alcuno. Né, contrariamente a quanto potrebbe apparire a prima vista, si tratta di questioni politiche: non è finito su quel legno per le mani del potere, ma di una folla che, come quasi tutte le folle, si è mossa priva di coscienza sospinta da una sola parola, un verdetto senza appello emesso, al contrario, da chi subiva il potere.

C’è tuttavia ancora un altro particolare strano, che è fuori dagli schemi convenzionali. Non può accadere e non è normale che, essendo tutti acerrimi nemici, si giunga a un unico accordo nell’esprimere un giudizio di condanna a morte di un innocente!

Non è possibile, quell’uomo è appeso lì per un altro motivo! 

Quell’uomo è appeso lì perché ha dimostrato di essere superiore a ciascuno di loro. Ha operato cose che vanno ben oltre i loro limiti umani. Era migliore, più grande, più affascinante, più forte di loro: ha, dunque, ferito il loro orgoglio (e oscurato la loro figura)! E, perciò, doveva essere eliminato.

Questa circostanza suscita ancora più rispetto e interesse, tanto più se si considera che egli era: innocente! Tuttavia d’innocenti processati e uccisi se ne contano molti nella storia dell’umanità.

Perché, dunque, Natale?

Dicono che quel bambino di cui si festeggia la ricorrenza, e che poi è morto adulto su una croce, dopo la morte sia risorto! Alcuni hanno affermato di averlo rivisto in vita. Qualcuno ha scritto di lui, della sua vita, delle sue parole.

Di per sé la cosa potrebbe anche incuriosire, ma che cosa significa risorto? Non so di cosa si stia parlando. Se mi si parla di morte, capisco: ho visto tante persone morte; esseri risorti, mai. Che cosa vuol dire, risorto?

Che il morto si rialza e riassume in sé tutte le sue facoltà intellettive e percettive, senza il limite del dolore dovuto alla sua corporeità, per vivere di nuovo. E, nel caso di quest’uomo, che è rinato per sempre in una dimensione libera da ogni vincolo fisico, di spazio e di tempo; e tutto questo senza l’intervento di altre persone!

La cosa comincia a incuriosire e stupire. Cerco di saperne di più, forse festeggiare il Natale ha un senso. Se è così, il Natale non può però essere disgiunto dalla Pasqua, altrimenti non avrebbe senso!

Riflettiamo su qualche altro dettaglio.

Egli di nazionalità era ebreo, dunque non italiano; i suoi uccisori, i romani, sono gli antenati degli italiani; la sede della sua chiesa, diffusa in tutto il mondo, è a Roma, in Italia. E’ strano. Tutte le religioni celebrano loro rappresentanti. Qui una religione, che ha sede dove risiedevano i suoi uccisori, celebra un membro di uno dei popoli più odiati - ingiustamente - al mondo! Anche questa è una strana contraddizione.

Che cosa ha fatto mai e cosa ha detto quest’uomo?

Avrebbe potuto evitare la morte e non l’ha voluto fare. Anzi, ha detto di sapere che sarebbe stato crocifisso e che proprio per quello era venuto al mondo. Ha detto che, accettando di morire, tutte le brutture di questo mondo (sofferenza, dolore, disistima di se stessi e degli altri, odio, violenza, morte, ecc.) sarebbero stati superati. Ha detto di fare tutto ciò per amore.

Ha chiamato: “Felici i poveri, felici gli umili, gli ultimi, gli oppressi e i sofferenti di questo mondo, perché godranno di una felicità eterna”. Ha detto che i primi di questo mondo saranno gli ultimi e gli ultimi i primi. Ha tracciato una strada certa per ogni uomo: “Io sono la via, la verità e la vita”. Ha sradicato l’ipocrisia, chiamando “sepolcri imbiancati” coloro che indegnamente gestivano il potere. Ha dato speranza agli sfiduciati e salvezza ai condannati a morte: “Donna dove sono coloro che ti hanno condannata?” Erano andati tutti via quando lui aveva detto loro: “Chi è senza colpa, colpisca per primo per uccidere”. Le dice, dunque: “Nemmeno io ti condanno. Va e cerca la felicità piena, non il godimento momentaneo”. Ha elevato il culto della divinità su vette spirituali: “E’ venuto il tempo, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Ha ridato energia a chi l’aveva perduta: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi darò ristoro”. Ha detto, anche, che ogni persona che lo desideri potrà risorgere: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi viene a me non morirà in eterno”.

Un momento, un momento! Che cosa è tutto questo? Sono confuso. E’ possibile? Può essere mai vero? Se fosse vero!

Ho la sensazione che qualcosa che ho sempre inconsciamente desiderato e verso cui sono attratto possa concretamente materializzarsi. 

Tuttavia, non è ancora finita, dicono di lui che ha operato fatti prodigiosi senza farsi dare soldi e senza prendersene i meriti! Parlano di guarigioni improvvise, di miracoli, di sue passeggiate sulle onde del lago, di risurrezioni di morti, di predizioni, di alimenti moltiplicati, di trasfigurazioni! E che volevano farlo re, ma non lo permise!

Ditemi che è vero, è avrò più che ottimi motivi per far festa questo Natale!

Quelli che l’hanno seguito e che hanno scritto di lui, hanno anch’essi subito volontariamente una morte ingiusta piuttosto che tacere quello che avevano visto e udito! E dopo di loro, per secoli, altri individui nel suo nome e per amor suo hanno dimostrato impareggiabile dedizione verso gli altri sacrificando stessi!

Tutto ciò non è umano! Non funziona, non corrisponde alle logiche umane; non coincide con quanto so e con quanto è intorno a me e diffondono i mass media!

Tutto ciò è, e può essere, solo sovrumano!

Non c’è più bisogno che mi si dica. Nella storia dell’umanità non c’è un’esperienza simile, così fortemente coerente in ogni suo fondamentale dettaglio. 

C’è (e c’è stato) chi dedica se stesso agli altri; c’è chi si è privato della propria vita per una causa, spesso anche per uccidere. Ci sono poi altre divinità, altre religioni, altre credenze.

Qui però è diverso: troppi elementi non ordinari e oltre la natura delle cose; troppe coerenze; e tutto straordinariamente coincidente e convergente in un’unica direzione, l’amore; anzi l’Amore!

Alla fine egli aveva affermato: “Vi do un comandamento nuovo, amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”.

E’ dunque questo il Natale? La discesa dell’amore incarnato su questa terra?

Allora vale la pena di fermarsi a festeggiarlo! Così stando le cose, è possibile credere. Credere anche che quel bambino che viene è nato da una vergine, che è figlio di Dio, che è Dio e che, dunque, com’è scritto: “Nulla è impossibile a Dio”!

Allora venga Natale, scenda l’amore (e l’Amore) nel mio cuore e che questa mattina io possa baciare tutti quelli che incontrerò; a cominciare da mia moglie. Al risveglio la riempirò di coccole, le chiederò scusa e le dirò che le voglio bene e che ho voglia di vivere con lei il più bel Natale della mia vita.

E poi le dirò di aver trovato la strada verso Dio, un Dio che ama più di quanto giudichi, e che ci chiede solo di Amare. Che è proprio quel bambino che si celebra che ci ha portato Dio, è lui che è Dio. Che c’è una risurrezione e una vita che non finirà mai, anche per noi e per i nostri cari. Che questo Dio sa che cos’è la sofferenza e che, infine, di tutto ciò sono certo, più che certo.

Tanto certo, che se in futuro potrò osservare tante circostanze sconcertanti, coincidenti e coerenti nell’amore, come e più di quelle che hanno interessato Gesù l’ebreo e i suoi seguaci, cambierò …religione!

Auguri.

 

Dicembre 2010 (rivisto il 6 giugno 2014) 

 

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